ISRAELE – Bibi pensa a Sharvit per la guida dello Shin Bet

Eli Sharvit, ex comandante della Marina israeliana, è l’uomo scelto da Benjamin Netanyahu come prossimo capo dello Shin Bet. Classe 1966, originario di Eilat, ha trascorso 36 anni nelle forze armate, arrivando a guidare la marina tra il 2016 e il 2021. Oggi guida un’azienda attiva nel settore dell’energia rinnovabile. La sua possibile nomina arriva mentre l’attuale direttore dell’agenzia di sicurezza interna, Ronen Bar, è ancora formalmente in carica.

La decisione della Corte
Bar è stato licenziato a inizio marzo dal governo Netanyahu: una rimozione senza precedenti nella storia d’Israele, dove mai prima d’ora un capo dello Shin Bet era stato allontanato prima della scadenza naturale del mandato. Il provvedimento è stato però congelato dalla Corte Suprema, che si pronuncerà l’8 aprile sulle petizioni contro la decisione.
In questo contesto, la scelta di Sharvit – figura di rilievo ma esterna all’apparato dello Shin Bet – ha suscitato forti polemiche. L’ex vice ammiraglio ha preso parte a complesse operazioni contro Hamas, Hezbollah e Iran, ma non parla l’arabo e non ha esperienza di dossier palestinesi.
Sostenuto dall’attuale capo di stato maggiore Eyal Zamir, Sharvit non è il primo esterno a essere indicato per guidare l’agenzia: nel 1996, dopo l’assassinio del premier Yitzhak Rabin, fu scelto Ami Ayalon, anch’egli proveniente dalla Marina.
Secondo Ron Ben Yishai, analista militare di Yedioth Ahronoth, Sharvit è stato «un comandante di successo, quasi rivoluzionario» nella marina, capace di trasformare radicalmente la dottrina operativa navale, concentrandola su operazioni da condurre in segreto e sulla costa, ma via terra. Un approccio che si è rivelato vincente durante l’operazione Guardiani delle Mura del 2021 contro Hamas, quando, scrive Ben Yishai, l’intelligence navale e i reparti autonomi della marina sono stati «gli unici a ottenere risultati realmente efficaci contro il gruppo terroristico».
Ben Yishai sottolinea che Sharvit potrebbe impiegare fino a un anno per assimilare il funzionamento dello Shin Bet, con il rischio che l’inesperienza generi errori non intenzionali. Dovrà inoltre superare il probabile scetticismo dei vertici interni, essendo percepito come «il paracadutato da un premier che ha scaricato Bar in piena crisi». Alcuni dirigenti, prevede il giornalista, potrebbero dimettersi.

Le resistenze nella maggioranza
La nomina deve ancora ricevere l’approvazione del governo, ma ha già incontrato resistenze dentro la coalizione, soprattutto per la partecipazione di Sharvit due anni fa alle proteste contro la riforma giudiziaria promossa dall’attuale esecutivo. Il ministro del patrimonio di Gerusalemme, Amihai Eliyahu, del partito Otzma Yehudit, ha criticato la «continuità ideologica» tra Bar e Sharvit, accusandolo di avere una «visione del mondo kaplanista», in riferimento alle manifestazioni antigovernative in via Kaplan, a Tel Aviv. Anche la deputata del Likud Tali Gottlieb ha bocciato la scelta, domandandosi perché non siano stati proposti «nomi coraggiosi di destra» per guidare i servizi.
A generare ulteriore irritazione a destra è stato un editoriale firmato da Sharvit a inizio anno, nelle vesti di ceo della sua azienda, in cui criticava duramente il presidente americano Donald Trump per le sue politiche sul clima e la promozione dei combustibili fossili. «La miopia di Trump invia al mondo un messaggio scioccante di disprezzo per la realtà scientifica, il benessere dell’umanità e la responsabilità verso le generazioni future», si legge nel testo pubblicato dal sito economico Calcalist.
Secondo quanto riportato dall’emittente Kan, Netanyahu starebbe ora valutando un dietrofront e potrebbe riesaminare uno degli altri sei candidati presi in considerazione nelle scorse settimane per sostituire Ronen Bar.