DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 29 agosto 2025

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato all’unanimità la fine della missione Unifil in Libano, che si concluderà nel 2027 dopo quasi mezzo secolo di attività. Sarà un «ritiro ordinato e sicuro», con un prolungamento delle operazioni fino alla fine del 2026 e il passaggio delle responsabilità di sicurezza all’esercito libanese, riportano Repubblica e Giornale. La decisione è arrivata dopo settimane di negoziati: Washington, sostenuta da Israele, ha premuto per lo smantellamento immediato della missione, mentre Francia e altri paesi europei – tra cui l’Italia, che contribuisce con circa un migliaio di militari – avrebbero preferito mantenerla attiva finché l’esercito libanese non controllerà tutto il confine sud.

A Gaza l’esercito israeliano prepara l’occupazione di Gaza City e annuncia due nuovi centri di distribuzione del cibo affidati alla Ghf, mentre l’Onu parla di carestia e accusa Israele di ostacolare gli aiuti. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha definito «inevitabile» l’evacuazione di oltre un milione di gazawi verso sud (Corriere). Ma la gestione degli aiuti continua a essere contestata dalle Nazioni Unite: il World Food Program sostiene che la Striscia è «al punto di rottura» e chiede la riapertura dei 200 centri Onu chiusi. Sul fronte interno, raccontano il Giornale e Avvenire, continuano la pressioni delle famiglie degli ostaggi per chiedere al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di dare una risposta alla proposta di tregua mediata da Egitto e Qatar. Nel mentre, il ministro della Pubblica Sicurezza Itamar Ben Gvir vuole introdurre dei divieti per le manifestazioni di protesta.

Per il futuro di Gaza, l’Egitto starebbe addestrando 10mila uomini – tra forze dell’Autorità palestinese, uomini di Fatah e contingenti arabi – per prendere il controllo dell’enclave nel dopoguerra senza Hamas, secondo rivelazioni del Wall Street Journal riprese dal Corriere. Intanto, alla Casa Bianca, il presidente Usa Donald Trump ha discusso con Tony Blair e Jared Kushner un piano che immagina per la Striscia resort e centri commerciali.

Israele ha chiesto alla Integrated Food Security Phase Classification (IPC) di ritrattare il rapporto che definisce la situazione di Gaza come carestia. In una lettera ufficiale, il ministero degli Esteri accusa lo studio di basarsi su «dati inventati» e su un «metodo difettoso» mirato a sostenere accuse di genocidio. Gerusalemme denuncia inoltre la parzialità di alcuni autori, già critici verso Israele. Anche l’ambasciata Usa all’Onu ha espresso dubbi sulla credibilità del documento, ribadendo che «i problemi si risolvono solo con dati affidabili e integrità» (Stampa e Giornale).

Su La Stampa, l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Yaron Sideman, respinge l’accusa di genocidio lanciata sulle stesse pagine dal cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri: «Irresponsabile, riecheggia la propaganda di Hamas» ed «è una scusa per delegittimare Israele e negare il suo legittimo diritto a difendersi». Sul tema degli aiuti umanitari a Gaza, il diplomatico ribatte che «gli aiuti entrano da ogni accesso possibile, ma Hamas li saccheggia o le Ong non li raccolgono», accusando l’Onu di diffondere dati «distorti e manipolati». Quanto all’accusa di genocidio, Sideman chiarisce che «l’unica vera minaccia genocida è quella di Hamas, determinata ad annientare il popolo ebraico». Esclude inoltre un ritorno degli insediamenti israeliani nella Striscia e invita la Santa Sede a denunciare «con maggiore forza» l’ondata di antisemitismo, definita «una malattia che avvelena la società»

In un’intervista al Riformista, Inbal Natan Gabay, consigliera politica e portavoce dell’ambasciata israeliana in Italia, sottolinea l’alleanza tra Roma e Gerusalemme «nella difesa dei valori di libertà e stabilità». La diplomatica ribadisce che Israele combatte Hamas e non la popolazione di Gaza, ricordando gli sforzi per limitare le vittime civili e l’apertura di nuovi centri di distribuzione degli aiuti con il sostegno Usa. Gabay denuncia l’ondata di antisemitismo in Europa, definendola «uno tsunami che minaccia la civiltà», e critica la politicizzazione dell’Onu: «l’operato di Francesca Albanese è un esempio lampante di parzialità e linguaggio antisemita». Apprezza l’iniziativa italiana di curare bambini palestinesi e invita «i cittadini italiani a riconoscere la complessità del conflitto. Scendere in piazza per Hamas significa sostenere il terrorismo, un’organizzazione che spara sui propri civili e li usa come scudi umani». Sempre sul Riformista, lo storico Francesco Lucrezi contesta l’uso del criterio di proporzionalità per giudicare la condotta di Israele a Gaza, definendolo un «mito contemporaneo» mai applicato nella storia del diritto di guerra.

«Viviamo in una prigione a casa nostra… siamo cittadini minori» accusa Abed Salama in un reportage di Repubblica da Anata, villaggio palestinese tra muri e check-point e ora interessato dal Piano E1, promosso dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che rischia di dividere in due la Cisgiordania. Ad accompagnare il quotidiano c’è lo scrittore premio Pulitzer Nathan Thrall.

«Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo». Così Carlo Verdone spiega al Corriere della Sera la sua adesione sull’appello per Gaza che chiedeva di non invitare alla Mostra di Venezia Gal Gadot e Gerald Butler. «I loro nomi non c’erano». Poi Verdone aggiunge: «Non si tratta di fare un passo indietro per paura ma di ristabilire la verità. Io sull’esclusione degli artisti non ci sto». E sottolinea: «Gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare».

La Figc sta valutando di devolvere l’incasso della partita di calcio tra Italia e Israele del 14 ottobre a un’organizzazione umanitaria attiva a Gaza, seguendo l’esempio della Norvegia. L’ipotesi è stata discussa dal presidente Gabriele Gravina con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni come gesto di solidarietà in un contesto segnato da polemiche e proteste, scrive il Giornale. Intanto l’Uefa mantiene in sospeso l’eventuale esclusione di Israele dalle competizioni, in attesa di decisioni politiche internazionali.

Enrico Mentana nel mirino dell’Anpi di Bergamo: dopo la sua postfazione a un libro sul partigiano ed ex sindaco di Milano, Aldo Aniasi, alcuni militanti lo hanno attaccato definendolo «sionista di destra» e «complice del genocidio». I commenti, poi rimossi, hanno sollevato polemiche e la replica della Fiap e della famiglia Aniasi, che hanno ricordato come l’ex sindaco di Milano fosse un convinto amico di Israele. A ricostruire l’episodio è il Giornale.

Giuliano Ferrara, sul Foglio, risponde ad Adriano Sofri rivendicando la necessità di una difesa «sproporzionata» da parte di Israele: «il suicidio di Israele non esiste, esiste il tentato omicidio di Israele». Per Ferrara Hamas «deve essere distrutta, punto», e nessun mutamento di linea sarà possibile finché anche un solo miliziano sarà in grado di colpire o tenere ostaggi. Su La Stampa, Gabriele Segre riflette sul riconoscimento simbolico della Palestina da parte della Francia: un gesto che «rischia di essere inutile, persino controproducente». La pace, scrive, non nasce da slogan ma da compromessi concreti, in cui ciascuna parte deve rinunciare a qualcosa. Senza fatti, «la speranza stessa si dissolve e si trasforma in inganno». La retorica, conclude, finisce per alimentare gli estremismi di Israele e Hamas.

Eli Sharabi, sopravvissuto a 491 giorni di prigionia nelle mani di Hamas, racconta nel libro Hostage la sua esperienza e la perdita della moglie, delle figlie e del fratello il 7 ottobre. Divenuto bestseller in Israele, spiega il Venerdì di Repubblica, il volume è anche «un appello a un compromesso che ponga fine alla guerra e riporti a casa gli ostaggi». «Parlo in nome di chi è ancora nei tunnel di Gaza», spiega l’autore.