LA RIFLESSIONE – David Sorani: La frottola che si fa verità e miasmo
Come molti correligionari coltivo un vizio personale insopprimibile: documentarmi incessantemente sui mass media intorno all’ attuale situazione mediorientale. Sono consapevole di “farmi del male”, di procurarmi tanti inutili mal di stomaco e oggi più che mai, quando in continuazione scopri per ogni dove manifestazioni ostili a Israele e al mondo ebraico. Sono però anche convinto che occorre conoscere da vicino la nuova tenaglia antisemita che ci sta schiacciando e di questo passo finirà per stritolarci ancora una volta.
Ma come si è arrivati a questo punto? Cosa è accaduto? In una situazione di guerra aperta proibitiva e delicatissima, in un contesto intrinsecamente fragile come Gaza (ove pure è nata la mattanza del 7 ottobre 2023 nei kibbutzim israeliani) un sistema sapientemente orchestrato di fake news ha costruito – sulla base dell’effettiva opposizione radicale della destra e dei movimenti messianici dei coloni israeliani nei confronti del mondo palestinese – il mito negativo spaventoso e annichilente del genocidio attuato da Israele nei confronti dei palestinesi, un veleno preparato e inoculato con l’ aiuto di altre fake news create e capillarmente diffuse, a partire dalla carestia prodotta/indotta a Gaza per generare la fame a sua volta usata come strumento di sterminio. Un impiego distorto di termini e categorie storiche totali, nate da eventi epocali del secolo scorso e oggi smerciate strumentalmente a poco prezzo come moneta corrente volta a distruggere lo status etico del nemico.
Al di là di ciò che avviene realmente nella Striscia, che spesso non conosciamo attraverso dati oggettivi ma da agenzie la cui fonte è la stessa Hamas o al Jazeera che tramite il Qatar la sostiene, il mito negativo è ormai passato ovunque e come un sasso lanciato nello stagno espande in ogni direzione la sua onda maligna. E così per il mondo intero ormai tutto è chiaro: Israele sta mettendo in opera il primo genocidio di cui abbiamo notizia in presa diretta, con un aggiornamento “minuto per minuto”.
Acquisita attraverso i media questa pseudo-certezza abnorme e del tutto infondata, ogni tabù è superato, ogni armamentario antisraeliano antiebraico e antisemita, anche il più infamante e distruttivo, torna a essere lecito. Si succedono quindi le violenze verbali e fisiche; dopo quello economico, si intensifica il boicottaggio culturale, la messa al bando di opinioni e persone accusate – spesso senza fondamento – di appoggiare il “criminale” Netanyahu (come se fosse un reato il solo condividere le sue pur discutibili posizioni), di fatto escluse e additate al pubblico ludibrio in quanto voci ebraiche.
Per venire ai fatti di questi giorni preceduti da tanti altri ecco, alla Mostra Internazionale del Cinema, le fanatiche esaltazioni propal e le scomuniche a Gal Gadot e Gerard Butler da parte del comitato Venice4Palestine; ecco l’ignobile proposta dell’allenatore di pallavolo e deputato Pd Mauro Berruto e di 43 suoi colleghi di partito volta a escludere gli atleti israeliani dalle competizioni sportive; ecco l’idea surreale e autenticamente razzista del decano della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo intesa a bandire gli ebrei da Facebook; ecco il convegno – arricchito dalla concessione di crediti formativi – “La violazione dei diritti umani a Gaza e nei territori occupati” a cura del Consiglio Nazionale Forense con la partecipazione di Francesca Albanese, pseudo-avvocatessa non lontana dalle posizioni di Hamas e nemica giurata dello Stato ebraico; ecco l’iniziativa di formazione didattica propal per tutto il personale docente intitolata “Nello specchio di Gaza. La cultura palestinese e noi” promossa dall’ Associazione Scuola per la pace Torino e Piemonte presso il Liceo classico e musicale “Cavour” di Torino (l’amata scuola in cui ho insegnato per trent’anni, ahimé) con “personaggi” come Elena Basile ed Omar Barghouti, e così via… Quale sarà il prossimo episodio di una militanza ideologica e di una propaganda politica sfacciatamente spacciate per cultura?
Ma al di là dei casi concreti e attuali, anzi all’origine di questo allarmante crescendo di intensità ed estensione, dove risiede la radice antisemita che porta a rendere possibile il mito crudele del genocidio israeliano e a concedergli un incondizionato credito? Un terzomondismo d’accatto assai diffuso nelle fasce cattoliche della società e tra i benpensanti di sinistra crea il clima ideale per la sua diffusione. In questo sottofondo, il mondo cristiano ripesca agevolmente ancestrali stimoli antigiudaici, mentre a sinistra riemerge un mai sopito anticapitalismo/antiebraismo di stampo marxiano. Questi settori fungono da base di lancio e da traino perché la bomba appestante del “genocidio” possa comparire e farsi strada, gli altri ambiti sociali si accostano gradualmente all’idea e poi salgono sul carrozzone comune ormai inarrestabile. A forza di circolare, la frottola diviene verità accolta da tutti. Quando è giunto a un sufficiente livello di condensazione, il miasma velenoso riempie ogni spazio e nessuno può fare a meno di respirarlo. Ormai per il mondo è vero ciò che non è vero, cioè che a Gaza si stia consumando un genocidio.
Gli accusatori dicono di usare la parola “genocidio” come un termine tecnico, riempito di precisi significati giuridici e fattuali. In realtà la impiegano come un’arma affilata contro un nemico vecchio di secoli, il popolo ebraico, incarnato oggi dallo Stato di Israele impegnato in una terribile guerra. Sanno benissimo che i precisi significati giuridici e fattuali si sgretolano, perché manca a monte l’ intenzione genocidaria. Ma hanno scoperto che l’arma funziona ugualmente, il messaggio è ormai passato. E con questo, con Israele (e di riflesso il popolo ebraico) genocida, ogni senso di responsabilità e di colpa rispetto alla Shoah può dirsi finalmente superato. E infatti il ciclo è ripartito; l’antisemitismo attivo è in crescita esponenziale.
David Sorani