DAFDAF 163 speciale Chanukkah – Il racconto di rav Elia Richetti
Nel dicembre 2010, in occasione di Chanukkah, il compianto rav Elia Richetti zl aveva regalato al numero 3 del giornale ebraico dei bambini un racconto, intitolato “La storia di Pippo”. Quindici anni dopo abbiamo voluto ricordarlo riprendendo quelle pagine e pubblicandole nel numero 163 di DafDaf, in sua memoria.
La storia di Pippo

Questa è la storia di Pippo; no, non del notissimo personaggio dei fumetti, amico di Topolino: il nostro Pippo era un giovane alberello. Snello, diritto, duro e robusto, aveva l’ambizione di diventare qualcosa di importante. Diventò invece, insieme a tanti alberelli uguali, un manico da scopa, e venne infilato in uno spazzolone, di quelli che oggi non si vedono più: era uno di quegli spazzoloni pesanti, con lo snodo al manico, che messi sopra ad un morbido panno di lana, tiravano a lucido i pavimenti incerati. Fu così che Pippo entrò a casa mia, montato su uno spazzolone verde, e divenne per me un amico e un compagno, ed anche il suo nome fu scelto da me. La scelta non aveva nulla a che fare con scope più o meno famose ai nostri giorni: a quei tempi le scope dimostravano la loro validità nel lavoro e nella durata, non nella marca. Perché Pippo? Mah, forse perché era un manico lungo e secco, come lungo e secco è l’omonimo eroe dei fumetti; e forse anche perché, a causa del peso dello spazzolone, dava gran colpi ai mobili, ai battiscopa, agli spigoli dei muri e delle porte, lasciando e ricevendo segni di botte e acquistandosi così la fama di sbadato e di sfortunato, come il suo famoso omonimo disneyano. Piccolo com’ero, mi mettevo in piedi sullo spazzolone afferrandomi a Pippo, mentre scherzosamente la Maria, la nostra donna di servizio, mi scarrozzava avanti e indietro per le stanze della casa. Poi, quando fui troppo cresciuto per quel gioco e la domestica non riusciva più a spingere tutto quel peso, Pippo fu il confidente delle mie avventure vissute e sognate, che gli raccontavo andandolo a trovare nell’angolo dello sgabuzzino. Tutto sembrava filare perfettamente, finché un brutto giorno… crack! Il manico dello spazzolone si spezzò durante le pulizie di Pesach. Da allora, per diverso tempo Pippo rimase in un angolino del ripostiglio, mentre lo spazzolone, ormai a riposo anch’esso, perché soppiantato da una modernissima e lucente lucidatrice, giaceva abbandonato poco lontano. Un giorno, però, si profilò un rischio maggiore: dovendo traslocare, bisognava buttar via tutta la roba inservibile. Fu così che lo spazzolone finì nella spazzatura, e uguale fine avrebbe fatto anche Pippo, se il mio nonno non l’avesse adocchiato. Impadronitosene, il nonno tirò fuori dal taschino del gilet il suo magico coltellino e cominciò a tagliuzzare di qua e di là… Dopo alcuni giorni di lavoro misterioso, durante i quali pezzetti sempre più minuti di Pippo volavano qua e là per la casa (con quanta mia apprensione ve lo lascio immaginare), il nonno diede di piglio alla carta vetrata. Se prima Pippo aveva sofferto per le generose amputazioni, ora il solletico era irrefrenabile; infine guardò con stupore la penna di bambù intinta di inchiostro che il nonno avvicinava alla sua superficie tracciando con mano sicura una nun, una ghimel, una hei, una shin… Pippo era diventato un sevivon, bilanciato in maniera talmente perfetta, quanto solo la magica mano del nonno avrebbe potuto fare! Da allora, Pippo diventò un amico non solo per me, ma per tutti noi familiari, che durante Hanukkah ci riunivamo intorno al tavolo facendo prillare il sevivon ed alternativamente vincendo o perdendo le caramelle comprate dal nonno. Ma quando capitava in mano mia, sotto la mia spinta Pippo prillava più a lungo, e più spesso a me che agli altri regalava una bella ghimel, facendomi vincere tutto il banco; e mentre ridevo felice della vittoria, mi sembrava di udire anche un altro risolino sottile, come di intesa. O era solo un’illusione? Chissà!