DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 29 dicembre 2025

Dopo gli arresti di sabato, non si fermano le indagini sulla rete di sostegno ad Hamas in Italia. Nella giornata di domenica, informa tra gli altri il Corriere della Sera, si sono svolte nuove perquisizioni nelle sedi di gruppi propal che facevano capo a Mohammad Hassoun e le operazioni «hanno portato al sequestro di 1,5 milioni di euro in contanti e, trovati nascosti in una intercapedine, una bandiera di Hamas, una chiavetta usb contenente cori inneggianti al movimento e tre computer». Le donazioni sono un elemento-chiave al vaglio degli inquirenti. Secondo la gip genovese Silvia Carpanini, citata dal Corriere, uno degli scopi per cui sono state utilizzate era anche «provvedere al sostentamento dei familiari di persone coinvolte in attentati terroristici o di detenuti per reati terroristici, rafforzando così l’intento di un numero indeterminato di componenti di Hamas di aderire alla strategia terroristica e al programma criminoso del gruppo, anche compiendo attentati suicidi». “La piovra di Hamas. Covi in 15 città”, titola La Stampa. «Non solo il finanziamento di Hamas per sette milioni di euro. Ma la condivisione di un’ideologia. Di un “sistema” perpetrato da vent’anni, in cui le azioni rinforzano i pensieri fondamentalisti e viceversa. È questo il terrorismo, secondo chi indaga». «È solo colpa delle accuse di Israele se siamo in questa situazione» dichiara a Repubblica il 29enne Mahmoud Hannoun, figlio di Mohammad, indagato con la famiglia per partecipazione ad associazione terroristica. Per Hannoun jr, i soldi raccolti e portati in Turchia «era denaro destinato ad attività benefiche».

Gli arresti sono anche un tema politico, con alcuni esponenti del “campo largo” al centro di polemiche per le loro frequentazioni. «Erano in Siria con la Abspp di Mohammad Hannoun sia la pentastellata Stefania Ascari che l’ex grillino Alessandro Di Battista, chiedendo donazioni dai propri profili social», racconta il Tempo. Gabriele Canè, sui giornali del gruppo QN, riflette sulla zona grigia evocata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Può contenere lo slancio delle passioni, come alimentare la violenza. Fino al buco nero del terrorismo». «Hamas è, per l’Europa, un’organizzazione terroristica», ricorda alla Stampa il senatore dem Graziano Delrio. Per questo, prosegue Delrio, «serve una netta presa di distanze da parte di tutte le forze politiche, per isolare i personaggi che lo sostengono o lo giustificano». Apprezzamento e ringraziamento alle forze dell’ordine, al governo e alle autorità di sicurezza. Silenzio sulla magistratura. Per Libero, l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled «non poteva essere più esplicito» sul passaggio della nota in cui i magistrati che indagano su Hassoun menzionano i presunti “crimini” compiuti da Israele a Gaza. Intanto c’è chi non ha preso bene gli arresti. Sono «gli irriducibili del fronte propal» di cui parla il Giornale, con «una macchina da propaganda a pieni giri».

Gli arresti di Genova, gli attacchi contro i cristiani in Nigeria, la strage di Chanukkah in Australia. Per Claudio Cerasa, direttore del Foglio, «c’è un filo conduttore nella violenza che incendia il mondo libero, ma un pezzo dell’opinione pubblica ha scelto di rimuoverlo o di minimizzare». Quel filo conduttore, osserva, è la minaccia della jihad e l’urgenza di combatterla. Sempre sul Foglio, Giuliano Ferrara scrive: «Se si scopre che coloro che sollecitavano il tuo stato emozionale, creavano i miti neri di un’Israele bellicista e criminale, spargevano e spacciavano come una droga l’ideologia del genocidio, erano gli stessi capaci di depistare i fondi per la pace a un’armata di guerra nichilista, fanatica, il cui scopo è lo stesso cantato dalle folle, “dal fiume al mare” ovvero piazza pulita degli ebrei e della loro nazione stato popolo, si spera che qualcosa cambi».

Il Giornale ospita una lettera di Dalia Gubbay, appena riconfermata assessore alle scuole della Comunità ebraica di Milano, sulla recita di Chanukkah dei bambini dell’asilo. «Ognuno di loro è un mondo. E di nuovo il pensiero prende altre strade. Irrompono immagini atroci di quel 7 ottobre, frammenti di 80 anni fa e poi di Sydney, si mischiano, il cappottino rosso della bambina di Schindler’s List e la maglietta gialla della bimba uccisa in spiaggia pochi giorni fa», sottolinea Gubbay. «Torno a guardare queste creature che qualcuno vorrebbe insidiare perché ebree. Mi concentro sulle parole delle canzoni: si insegna la pace, la luce, la vita, il coraggio, la speranza».

È in programma oggi a Mar-a-Lago il sesto faccia a faccia tra il presidente statunitense Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dal ritorno del primo alla Casa Bianca. Come spiega La Stampa, con Netanyahu ci sarà anche Talik Gvili, la madre di Ran Gvili, il cui corpo è ancora ostaggio a Gaza. La Stampa si sofferma anche sul “fronte della cybersicurezza”, raccontando il colpo messo a segno da un gruppo di hacker vicino al regime di Teheran. Gli hacker hanno violato il telefono di Tzachi Braverman, capo di gabinetto del premier d’Israele.