LIBRI – Il grande viaggio dell’Esodo raccontato da Sacks

È in libreria con l’editore Giuntina Esodo: il libro della redenzione, il secondo dei cinque volumi della collana Alleanza e conversazione dedicati allo sforzo interpretativo e divulgativo del rabbino Jonathan Sacks (1948-2020) attorno ai libri della Torah. Un capitolo dopo l’altro, Sacks racconta come un popolo di schiavi e a lungo oppresso riesca a liberarsi dalle catene di un impero potente come quello d’Egitto e intraprendere un viaggio carico di sfide verso la libertà e la consapevolezza. È quello che definisce «il metaracconto occidentale della speranza». Un viaggio ebraico, sì, ma anche un paradigma universale senza tempo.
«In Inghilterra nel XVII secolo è stato di ispirazione per i puritani e i rappresentanti del Parlamento nella loro battaglia contro un re dispotico», sottolinea l’ex rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth all’inizio di questa sua seconda immersione nella trama biblica. Ed era anche scolpito nei cuori dei padri pellegrini «che salparono per attraversare l’Atlantico alla ricerca di un mondo nuovo» e pure Thomas Jefferson e Benjamin Franklin «lo utilizzarono come immagine quando, nel 1776, disegnarono i motivi del Grande Sigillo degli Stati Uniti». Senza dimenticare la potente predica tenuta da Martin Luther King in una chiesa di Memphis, in Tennessee, poche ore prima di essere assassinato nell’aprile del 1968, allorché «menzionò l’ultimo giorno della vita di Mosè, quando l’uomo che aveva guidato il suo popolo verso la libertà venne condotto da Dio sulla sommità di un monte da cui poteva vedere in lontananza la terra nella quale era destinato a non entrare mai».


In Esodo il progetto ebraico assume sostanza e forma, osserva Sacks. La politica entra in scena, Dio interviene nella storia con una serie di miracoli e prodigi e per la prima volta «incontriamo un leader capace di imprimere una svolta alla vicenda, Mosè, che emerge dalle ombre di una strana, improbabile infanzia per diventare, nonostante le molte esitazioni, l’uomo che avrebbe impresso il proprio segno sul popolo ebraico da quei giorni fino a oggi». Compare anche per la prima volta un termine «che non avevamo ancora sentito in relazione alla famiglia dell’alleanza: la parola am, popolo». Il primo a pronunciarlo è il faraone, il primo a rendersi conto del cambiamento. La catena di eventi prende ora un nuovo slancio. È la storia dell’Esodo, la storia «di cosa accade quando uomini e donne vengono mossi dalla chiamata di Dio ad abbandonare le proprie catene». La libertà comporta però un lungo viaggio, rifletteva ancora Sacks. E trentatré secoli più tardi «è lecito dire che non siamo ancora arrivati al traguardo».
Vale per Sacks la celebre massima di rabbi Tarfon, che insegnava: «Non spetta a te portare a termine il compito, ma non sei nemmeno libero di sottrarti». In questo senso, insiste, il cammino verso la libertà «va percorso un passo, una generazione, un’epoca alla volta, senza mai perdersi d’animo».

a.s.

(Nell’immagine: Gli israeliti lasciano l’Egitto, David Roberts, 1828)