10 TEVET – «Risvegliare i cuori ed aprire il cammino della Teshuvà»

Oggi 30 dicembre è il 10 del mese ebraico di Tevet. Si digiuna dall’alba fino all’uscita delle prime stelle della sera per commemorare un tragico evento accaduto circa 2500 anni fa: l’inizio dell’assedio di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor, re dei Babilonesi. Quell’assedio si concluse con l’abbattimento delle mura di Gerusalemme (avvenuto un anno e mezzo dopo, il 17 del mese di Tamuz) e con la distruzione del Sacro Tempio di Salomone il 9 del mese di Av, lo stesso giorno in cui il Tempio di Gerusalemme fu distrutto per una seconda volta dal generale Tito alla guida dell’esercito romano nel 70 A.E.V., dando così inizio alla diaspora degli ebrei nel mondo. Questa giornata è stata stabilita dai nostri Rabbini come un giorno di digiuno e di riflessione per ricordare tutti quegli eventi fatidici, come raccontato nel libro del profeta Zaccaria: “E nel nono anno, nel decimo mese, il decimo giorno del mese, la parola di D-o è venuta a me dicendo: ‘Figlio dell’uomo, scrivi il nome del giorno, di questo stesso giorno – il re di Bavel ha posto l’assedio a Gerusalemme in questo stesso giorno’…”.
Il 10 di Tevet è stato scelto dal Rabbinato centrale d’Israele per ricordare – oltre all’assedio di Gerusalemme, le vittime della Shoah e di recitare il Kaddish con l’Yizkor (la preghiera ebraica del ricordo per i defunti) per tutti gli ebrei vittime del nazismo durante la Seconda guerra mondiale.
Una delle più grandi figure dell’ebraismo medievale, Maimonide, nato in Spagna nel 1135 e fuggito in seguito con la sua famiglia, prima in Marocco, poi in Israele, e infine, in Egitto, così scrive nel suo libro Mishnè Torà in Hilchot Taanit: «Vi sono giorni nei quali tutto Israele digiuna a causa delle punizioni che colpirono i nostri avi, per risvegliare i cuori ed aprire il cammino della Teshuvà (penitenza), e che questo sia in ricordo delle nostre cattive azioni e delle azioni dei nostri antenati, che furono simili alle nostre e nel ricordo di questo potremo tornare verso il bene, come è detto (Levitico 26, 40): “E confesseranno la loro trasgressione, e quella dei loro avi”». Gli eventi lontani nel tempo sono uno dei punti di forza del popolo ebraico e il miracolo della sua sopravvivenza è garantito non solo da azioni teoriche, ma soprattutto da atti concreti: dunque ci si dichiara pentiti, si chiede perdono a Do supplicandolo di porre fine alle sventure e ci si augura che presto tutto il popolo di Israel torni nella sua terra per ricostruire il Bet Hamikdash, l’antico Tempio di Gerusalemme.Quando avverranno queste profezie tramandate dai nostri profeti, un messaggio divino che sfortunatamente l’umanità non ha ancora del tutto accolto, allora potremo sperare nella venuta del Messia e anelare alla vera pace tra tutti gli uomini. Mai come adesso ne abbiamo estremamente necessità.

Rav Cesare Moscati

(L’antico Cilindro di Nabucodonosor – il sovrano babilonese che assediò Gerusalemme, distrusse il Primo Tempio e portò gli ebrei in esilio a Babilonia – è conservato ai Musei Vaticani)