DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 7 gennaio 2025

Oggi sarà l’undicesimo giorno di proteste consecutive in Iran. Agli scontri nelle strade si aggiungono quelli online, raccontano Corriere e Sole 24 Ore. Il regime iraniano cerca di dipingere i manifestanti «come burattini del Grande Satana americano e del Piccolo Satana israeliano». Secondo alcune ong, la repressione di Teheran delle manifestazioni ha già causato 37 morti e oltre 1.200 arresti. La rivolta è nata dallo scontento per il crollo del valore della moneta nazionale e per un’inflazione che rende gli stipendi carta straccia, scrive il Corriere della Sera.

Sul Corriere Andrea Nicastro si chiede se il «modello Venezuela» sia applicabile anche all’Iran: un blitz per «tagliare il vertice della teocrazia senza gettare il Paese nel caos». Le analogie con il Venezuela sono molte – «regimi autoritari, crisi economica, opposizioni represse, apparati di sicurezza e milizie» – così come un diffuso sentimento «anti-americano». La novità, scrive, è il metodo del presidente Usa Donald Trump: «Nessun velo morale», ma «manifesta superiorità di potenza americana». L’operazione in Iran però sarebbe più complessa sul piano militare di quella in Venezuela, anche se Washington «potrebbe contare sull’aiuto di Israele, già capace di colpire nel cuore di Teheran». L’eliminazione della Guida Suprema Ali Khamenei aprirebbe due scenari: una rivolta di piazza o un «rimescolamento ai vertici» del regime, funzionale agli interessi strategici ed energetici americani. Per Davide Assael (Domani) il messaggio a Ali Khamenei è chiaro: l’Iran è immerso in una «tempesta perfetta» e deve scegliere se tornare «al tavolo delle trattative sul nucleare» o affrontare «un via libera a un Netanyahu ansioso di portare lo scalpo della Repubblica islamica». Anche un cambio di regime, avverte Assael, non cancellerebbe le dinamiche profonde dell’area: «In Medio Oriente resteranno tendenze di fondo che prescindono da governi e governanti». In ogni caso Khamenei «non può più contenere la crisi», sostiene l’analista iraniano Khosro Isfahani intervistato da La Stampa. La repressione, spiega, non è segno di forza ma di immobilismo: «Il regime è incapace di cambiare» e usa «processi-farsa, arresti arbitrari e accuse vuote» per intimidire, ma non riesce ad arginare la rabbia della popolazione. Anche perché, prosegue Isfahani, Teheran «trova migliaia di dollari per finanziare Hezbollah e Hamas, ma per i cittadini offre solo elemosine». Sull’atomica, l’analista afferma che «nessun regime che uccide i propri cittadini può avere accesso a un’arma nucleare» e ricorda come durante la “Guerra dei 12 Giorni” gli iraniani hanno «applaudito gli attacchi mirati israeliani contro i vertici repressivi del regime». Sul piano internazionale, le minacce e le linee rosse «non porteranno cambiamenti» se le potenze mondiali, «compresi gli Stati Uniti», conclude Isfahani, non passeranno dalle parole ad «azioni significative contro il regime».

Per la prima volta, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha visitato il Somaliland, annunciando che Israele aprirà presto un’ambasciata nel paese dopo averlo riconosciuto di recente come stato sovrano. La Somalia, riporta il Sole 24 Ore, ha reagito duramente, «condannando con la massima fermezza l’incursione non autorizzata» e definendo la visita «un’ingerenza inaccettabile». Saar ha rivendicato la scelta spiegando che «a differenza della sedicente Palestina, il Somaliland non è uno stato virtuale ma uno stato funzionante», riporta Libero. Secondo il quotidiano, anche India, Kenya, Marocco ed Etiopia sarebbero pronte a riconoscere il Somaliland.

In commissione Affari costituzionali del Senato si discuterà oggi del disegno di legge sull’antisemitismo presentato dal senatore Pd Graziano Delrio, «già oggetto di un’aspra contesa tra i dem e declassato dal capogruppo Francesco Boccia a iniziativa di carattere personale», scrivono Sole 24 Ore e Corriere. Secondo i due giornali, il Pd presenterà nei prossimi giorni un testo alternativo a firma del deputato dem Andrea Giorgis.

Per il Riformista la decisione del sindaco di New York Zohran Mandami, nel primo giorno dal suo insediamento, «di stracciare i dispositivi di contrasto dell’antisemitismo e di contenimento delle iniziative di boicottaggio anti-israeliano» «deve spaventare l’America intera».