LA POLEMICA – Emanuele Calò: La non violenza e l’incoerenza

«Quando la rivolta razziale finì e la scuola iniziò, scoprii che un nome poteva essere pericoloso quanto il colore della pelle. Quando l’insegnante mi chiamò durante l’ora di lezione, due ragazzi mi lanciarono un’occhiataccia e sibilarono: “Sei un ebreo?” («kike» n.d.a.). Non avevo mai sentito quella parola prima e non sapevo che alcuni la usassero in modo dispregiativo per riferirsi agli ebrei. Dopo la scuola, gli stessi due ragazzi mi aspettavano: mi buttarono a terra, mi presero a calci e mi picchiarono». Questo episodio si trova nel libro di Marshall Rosenberg, Non violent Communication – A Language of Life, PuddleDancer Press, USA, 1999, p. 220. Apprendo che l’autore, morto nel 2015, si chiamava Moishe, non Marshall, e questo la conta lunga sulla scarsa accettazione degli ebrei, visto che ha dovuto cambiare nome.

Leggo che siffatta Comunicazione Non Violenta (NVC), ideata da Marshall Rosenberg, è un metodo per comunicare con empatia, concentrandosi su osservazioni, sentimenti, bisogni e richieste (OFNR), per risolvere conflitti e creare connessioni autentiche, evitando giudizi e critiche, e promuovendo soluzioni “win-win”. Si basa sul presupposto che tutti abbiano bisogni universali e che la violenza nasca quando non si hanno modi efficaci per soddisfarli, utilizzando metafore come il “linguaggio giraffa” (empatia) contrapposto al “linguaggio sciacallo” (aggressività).

I quattro passi della NVC

1. Osservazione: Descrivere i fatti concreti e specifici di una situazione, senza valutazioni o giudizi (es. “Quando vedo i piatti sporchi nel lavandino…” invece di “Sei un disordinato”).
2. Sentimenti: Esprimere le proprie emozioni legate a quell’osservazione (es. “…mi sento frustrato/a, stanco/a”).
3. Bisogni: Identificare i bisogni universali non soddisfatti dietro quei sentimenti (es. “…perché ho bisogno di ordine e tranquillità”).
4. Richiesta: Chiedere un’azione concreta e realizzabile per soddisfare quel bisogno, formulata come una richiesta e non come un ordine (es. “…saresti disposto/a ?”).

Perché è utile
· Crea connessione: Aiuta a vedere l’umanità negli altri, anche in situazioni difficili, come spiega questo video.
· Risolve conflitti: Trasforma i conflitti in opportunità di comprensione reciproca, come mostra il Centro per la Comunicazione Nonviolenta.
· Migliora le relazioni: Promuove la collaborazione e l’empatia, migliorando la qualità delle interazioni personali e professionali.
· Linguaggio della vita: È un modo di essere e comunicare che arricchisce la vita, anziché sottrarre energia.

Il CISP di Pisa (Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace) dell’Università di Pisa ha annunciato che «dopo il successo della prima edizione, il Cisp organizza la seconda edizione del Corso di Alta Formazione (CAF) “La Comunicazione Nonviolenta: essere me, incontrare te”».

La mia preoccupazione riguarda l’ambiente accademico, così come emerge anche da qualche scritto e da qualche profilo. Non sembra di ravvisare imparzialità fra Israele e Palestina nelle pubblicazioni dell’ateneo, poi, nel settembre scorso vi è stato un episodio così descritto da Avvenire: «In pochi istanti quella che doveva essere poco più che un’azione dimostrativa per Gaza è diventata un’aggressione fisica ad un docente che aveva tentato di fermare i manifestanti. “Mi accusano di essere sionista – racconta Rino Casella, professore associato di diritto costituzionale comparato – solo perché ho sempre detto che non sono un pro Pal”». Aggiungiamo pure che il rettore, a proposito delle vittime di Gaza, ha detto che «Colpisce che questo accada per opera di persone che appartengono ad un popolo che ha avuto il merito immenso di trasmettere all’umanità la Torah», come se gli ebrei si dovessero comportare in modo diverso dagli altri popoli e quindi essere giudicati più severamente; al fondo, c’è un pensiero che non mi entusiasma: gli ebrei sarebbero diversi dagli altri. Non è nemmeno lusinghiera l’idea che, per dire, il sottoscritto sia moralmente superiore ai cristiani, un’idea non solo irricevibile, ma anche assurda, perché rivela che il rettore fa fatica a introiettare che un ebreo sia come un cristiano, eppure questo Shakespeare lo aveva scritto e non mi pare che Il Mercante di Venezia sia poco diffuso (vedi il mio articolo su Moked, 11 agosto 2025). Sicuramente voleva lodare gli ebrei, ma preferisco che mi giudichi come un essere orribile anziché come un essere diverso, un marziano buono.

È da domandarsi se un Ateneo così impegnato (con una rivista come Scienza e Pace, online e open access, del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP) dell’Università di Pisa, il cui codice etico la definisce come luogo critico di confronto tra orientamenti diversi, ma per ora gli articoli di difesa di Israele non li ho scorti) sia la sede migliore per dibattere di pace e comunicazione non violenta. Quest’ultima disciplina aveva visto il fondatore della NVC, Rosenberg, promuovere e intervenire in prima persona in incontri fra palestinesi e israeliani insediati in Cisgiordania (non dei dissidenti, che tanto piacciono nel mondo). Quando questo accadrà a Pisa, potremmo dire che vi è stata coerenza coi propositi inerenti alla pace e alla NVC.

Emanuele Calò