L’OPINIONE – Bianca Bassi Disegni: Zalone e il confine tra comicità e memoria

Il 6 gennaio decido di andare al cinema. È il pomeriggio che precede la ripresa scolastica e lavorativa, dopo il periodo delle vacanze invernali, segnate da gioie personali e gravissimi lutti collettivi, specialmente in Europa per via del disastro di Crans-Montana, che ha visto perire tragicamente tanti minori. Ho la scelta: nello stesso cinema proiettano Norimberga, film del 2025 di James Vanderbilt, basato sul romanzo Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai. Il maggiore Douglas Kelley, psichiatra statunitense dell’esercito americano, richiesto di valutare in Lussemburgo lo stato di salute mentale di ventidue leader-criminali nazisti, tra cui Göring, assume il compito di svolgere tale valutazione. Kelley pubblicherà poi il suo libro 22 Cells in Nuremberg, ma la sua stessa salute psichica e la sua vita, dopo quella devastante esperienza, ne saranno definitivamente compromesse.
Tuttavia decido che Norimberga può attendere e con certezza scelgo il film Buen camino, di cui in TV ho da poco visto il trailer, cioè un breve spezzone e l’invito di Zalone a credere che è un bel film e ci piacerà molto. Diretto e co-montato da Gennaro Nunziante, i produttori sono Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito e Daniel Campos Pavoncelli. Nel trailer visto in TV (ora un poco ridotto di dimensioni e battute) la battuta sulla camerata di cui i protagonisti usufruiscono nel Cammino di Santiago, stipata di letti a castello per riposare la notte: «Pare di stare in un film». «Quale film?» «Schindler’s List» è la raggelante risposta che strappa il sorriso davanti alla TV o la forte risata poi nella sala.
Il film nell’insieme è davvero molto carino, naïf, fa ridere e dà spazio a una storia di crescita di un rapporto figlia-padre un poco sgangherato. Ma c’è un nesso tra i due film proiettati in continuo e in contemporanea cui moltissimi sono assetati di assistere per istinto di divertimento e conoscenza? Apparentemente davvero nessuno. Eppure le due file ai botteghini sono straripanti e vi è il sold out (il pienone) per entrambi.
Confronto il pubblico, certa che molti che ora scelgono Zalone poi vedranno anche Norimberga. Semplicemente perché oggi è ancora vacanza! La fila per il film di Zalone è di età media più giovane: ci sono anche bambini grandicelli con genitori, molte famiglie, persone di ogni età. Nella fila lunghissima per Norimberga ci sono solo persone adulte, a volte anche attempate, molti giovani, certo non bambini. Un successo per entrambi, e c’è da aspettarsi che sarà così per tante delle prossime settimane.
Scelgo il film di Zalone proprio per quella battuta di pubblicità e perché lui ci ha detto di fidarci, che il film è bello e ci piacerà. È così: il film è carino, divertente, delicato, spiritoso. L’ironia e le emozioni riguardano molti aspetti della vita di noi tutti, a volte alla ricerca di una semplice armonia familiare e tra esseri umani. La Chiesa è nell’insieme alquanto derisa; l’unico palestinese, protagonista minore, occupa un territorio che non è suo: la Gaza (casa) di Zalone è una figura colta assai ridicola.
Uscendo abbastanza serena ma sempre turbata dalla battuta su Schindler’s List, mi dico: Zalone è persona seria e sensibile, sa tante cose; perché allora non chiamarlo, lui che ha così tanto appeal e successo, a essere un testimone del film Schindler’s List (con il genitivo sassone) di fronte al suo amato e giovane pubblico? E presentare e raccontare un film che è un must assoluto nella rappresentazione di ingiusti e giusti nella recente, abominevole storia della nostra ora cara Europa?
Schindler’s List inoltre non è ovviamente solo un grandissimo film di Steven Spielberg, dentro al quale purtroppo tutti potremmo trovarci, essendo potenzialmente ciascuno di noi la piccola bambina dal cappottino rosso, perduta in un mare di grigiore e fango mentale e reale; Schindler’s List è la lista stilata dal signor Oskar Schindler, imprenditore industriale tedesco e membro del partito nazista, durante la Seconda guerra mondiale, che, rendendosi sempre più consapevole dell’orrore in cui si trovava immerso, impiegò sempre più ebrei nelle sue aziende di smaltatura di pentolame e munizioni, stilando giorno per giorno quella lista e salvando così più di 1000 ebrei dallo sterminio nazista.
A Cracovia il museo nel centro della città è straordinario e sull’enorme pentolone finale sono incisi tutti i nomi dei salvati. Uno di questi giunse in Italia e fondò poi la piccola-grande casa editrice Giuntina di Firenze, cui alla quale tanti di noi si abbeverano.
Certo, anche nelle tragedie più immani e in quel febbrile lavoro che portò poi Oskar Schindler a essere insignito del riconoscimento di Giusto fra le Nazioni dallo Yad Vashem di Gerusalemme, forse ci saranno stati momenti che, visti a distanza, potrebbero essere stati anche un po’ comici, tanti molto ridicoli, tanti folli, e tanti di rabbia e sconforto, tanti di lotta e di bontà, in mezzo alla cattiveria più diffusa e assurda.
Zalone e la sua compagnia di cammino sono certa sappiano ben comprendere, distinguere, ma anche approfondire e illustrare. E sono certo consapevoli di ciò cui al maestro Steven Spielberg siamo debitori: nel 1982 la grande invenzione del personaggio E.T., amico immaginario di tanti di noi. Ma il suo massimo contributo alla storia delle arti audiovisive di carattere storico fu quello di istituire nel 1994 la USC Shoah Foundation, dove sono depositate 52.000 video-testimonianze di sopravvissuti, nell’intento di conservare e trasmettere un patrimonio storico assoluto.
Bianca Bassi Disegni
(In Italia, all’Archivio Centrale dello Stato a Roma, il sito Ti racconto la storia: voci dalla Shoah — www.shoah.acs.beniculturali.it — è il risultato della collaborazione tra l’amministrazione archivistica e la Survivors of the Shoah Visual History Foundation di Los Angeles, ora University of Southern California Shoah Foundation Institute, l’istituzione culturale creata da Steven Spielberg per la raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah).