DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 9 gennaio 2025
Un blackout quasi totale di Internet è stato imposto dalle autorità in Iran mentre la protesta contro il regime degli ayatollah entra nel dodicesimo giorno, con manifestazioni in oltre cento città, decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di arresti. La repressione si fa più dura, tra scontri, minacce e arresti di chi partecipa o diffonde immagini delle proteste, spiega il Corriere della Sera. Il regime di Ali Khamenei ha oscurato la rete per impedire la circolazione di video e informazioni, mentre dagli Stati Uniti il presidente Donald Trump, riporta il quotidiano, è tornato a minacciare Teheran («Non toccate i manifestanti»). Riemerge inoltre il nome di Reza Pahlavi, figlio dello Scià, come possibile figura di riferimento in uno scenario post-regime.
Secondo il Foglio, che cita l’analista iraniana Zineb Riboua, le proteste non sono più solo economiche ma rivelano una «crisi sistemica»: inflazione, collasso del rial, crisi idrica ed energetica, sanzioni e dipendenza dalla Cina hanno «eroso le basi dello stato». La repressione, avverte Riboua, è «sempre più costosa e meno efficace» e rischia di accelerare «un declino controllato» del potere: «È, in effetti, l’inizio della fine». Sempre sul Foglio, il direttore Claudio Cerasa invita l’Occidente a scegliere «da che parte stare»: continuare a usare il diritto internazionale come «scudo» per gli ayatollah oppure riconoscere che chi ha provato a indebolire il regime – come Israele – è «un alleato prezioso» della libertà. Il sogno di un cambio di regime, conclude Cerasa, «non è più impossibile»: l’Iran «non è mai stato così vulnerabile» e il ticchettio che si sente potrebbe essere «il conto alla rovescia di Teheran».
Nuovi scontri sono esplosi ad Aleppo, dove combattimenti tra forze siriane fedeli ad Ahmad Sharaa e milizie curdo-siriane hanno provocato almeno 16 morti e 140mila sfollati: scuole chiuse, aeroporto inattivo e bombardamenti nei quartieri a maggioranza curda. La Turchia si dice pronta a sostenere Damasco, mentre Israele denuncia attacchi «gravi e pericolosi» contro i curdi, riporta il Sole 24 Ore. Il quotidiano parla anche di alta tensione a Gaza, dove, denuncia l’Alta rappresentante agli Esteri dell’Ue, Kaja Kallas, «Hamas si rifiuta di disarmarsi» e «Israele limita il lavoro delle Ong internazionali mettendo a serio rischio l’accesso di aiuti umanitari».
Il Riformista difende la decisione di Israele di limitare l’operatività di Medici Senza Frontiere (Msf) a Gaza e in Cisgiordania, parlando di «un cinico tentativo» dell’ong di sottrarsi agli obblighi di trasparenza. Secondo il quotidiano, Msf si sarebbe rifiutata di fornire «informazioni sull’identità e sul curriculum del proprio personale» e sarebbe una «realtà opaca, profondamente contaminata», accusata di ambiguità e contiguità con ambienti legati a Hamas.
Un documento interno di Hamas, visionato dalla testata Euractiv, segnala posizioni dell’ex inviato Ue nei Territori Palestinesi Sven Kühn von Burgsdorff considerate favorevoli al movimento terroristico palestinese e potenzialmente in contrasto con la linea europea. Sul caso, segnala il Giornale, è intervenuta l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Elena Donazzan con un’interrogazione parlamentare, chiedendo trasparenza assoluta.
Continuano sui quotidiani le analisi sulle implicazioni del riconoscimento di Israele del Somaliland. Secondo il Riformista, la scelta di Gerusalemme rompe «un tabù internazionale» e ha una forte valenza geopolitica: il Somaliland controlla «una rotta strategica» sul Mar Rosso e rappresenta «un alleato laico, stabile e filo-occidentale» di fronte agli Houthi sostenuti dall’Iran. Il quotidiano sottolinea anche la dimensione economica, con il porto di Berbera destinato a diventare «un nuovo snodo commerciale» per Israele verso l’Africa orientale.
«Non un semplice atto antisemita, ma vero e proprio terrorismo jihadista e tentato omicidio», scrive il Foglio, raccontando l’incendio doloso appiccato alla casa berlinese di Andreas Büttner, commissario del Brandeburgo per la lotta all’antisemitismo, mentre la sua famiglia si trovava all’interno. Sul luogo dell’attacco è stato lasciato un triangolo rosso rovesciato, simbolo della propaganda di Hamas, usato per indicare i bersagli e intimidire. Un salto di qualità che porta la minaccia «fin dentro le abitazioni private», sottolinea il Foglio, e si inserisce in un clima europeo segnato da aggressioni, vandalismi e campagne di intimidazione contro ebrei e israeliani.
La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per 17 persone legate al gruppo Avanguardia Torino per istigazione all’odio razziale e apologia del fascismo. L’inchiesta riguarda le attività del circolo Edoras, oggi chiuso, e una serata del 2024 in cui, secondo i pm, si sarebbero esaltati «principi, metodi e fatti del fascismo», tra saluti romani, slogan antisemiti, cori inneggianti al nazismo e alla violenza contro Israele. Indagato anche il figlio di un assessore regionale di Fratelli d’Italia e un ex dirigente giovanile del partito (Libero e Corriere).
Sul Corriere 7, la senatrice a vita Liliana Segre esprime «dolore e preoccupazione» per le parole del presidente Usa Donald Trump contro l’Europa, ricordando come per lei l’arrivo dei soldati americani nel 1945 abbia significato «libertà». Oggi, osserva Segre, gli Stati Uniti sembrano «più interessati al rapporto con le autocrazie» che all’alleanza con le democrazie europee, lasciando l’Ue «sola a difendere pace, democrazia e coesione sociale», tre valori «inseparabili: se uno viene meno, franano anche gli altri». La senatrice a vita richiama la necessità di sostenere l’Ucraina contro l’aggressione russa, di combattere disinformazione ed estremismi e di rilanciare un progetto europeo capace di ridurre le disuguaglianze.
Tra i nuovi progetti del regista Enrico Maria Lamanna c’è Confini, spettacolo ideato dall’israeliano Nimrod Danishman, che racconta la storia di due giovani omosessuali: Boaz, israeliano, e George, libanese. Lamanna ne parla al Corriere in una lunga intervista, spiegando che «nell’attuale mondo di guerre» i due protagonisti si conoscono sui social, sono attratti l’uno dall’altro ma vivono in «paesi nemici» e, per incontrarsi, scelgono «un’isola di pace, Berlino». Un confronto che li porterà, conclude il regista, a «prendere decisioni molto difficili».