SHIRIM – Il bucaneve di Louise Glück
Bucaneve
Sapete cos’ero, come vivevo? Sapete
cos’è la disperazione; allora
l’inverno dovrebbe avere senso per voi.
Non mi aspettavo di sopravvivere,
con la terra che mi schiacciava. Non mi aspettavo
di svegliarmi, di sentire
nella terra umida il mio corpo
capace di rispondere di nuovo, ricordando
dopo tanto tempo come riaprirsi
nella luce fredda
della primissima primavera:
impaurito, sì, ma di nuovo fra voi
gridando sì, rischia la gioia
nel vento aspro del nuovo mondo.
Per Shrim una poesia di Louise Glück (New York 1943 – Cambridge 2023) nella traduzione in italiano a cura di Massimo Bacigalupo.
La poetessa dà voce al pallido fiore remoto, la tacita stella delle pianure montane.
Il fragile capo venne fuori srotolandosi, premendo il manto oscuro per aver franto la culla ed il bulbo. Giunse luminoso alla terra, sgranando gli occhi al vivido verde del mondo.
“Non mi aspettavo” gli fa dire il poeta.
Ma il fiore ignorava di struggersi. Sorse d’un tratto nel gelido solco, nel clivo che sta per cadere sospinto dal gelo, dal lupo, dal passo.
Sorse per gioco d’api e di formiche. Si schiuse nel buio, nuovo e antico.
Sgorgano come acqua le stelle dagli aspri declivi montani.
Etereo chinano il capo ai dileggi del vento.
Shirim è a cura di Mariateresa Amabile, poetessa e docente di Diritti Antichi all’Università di Salerno