DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 12 gennaio 2025

Sono centinaia, ma c’è chi ipotizza migliaia, le vittime della repressione in Iran. Immagini terribili continuano a circolare nonostante il blackout. È verosimile un intervento Usa? Per gli ayatollah si avvicina la fine? Sono domande ricorrenti sui giornali. Israele intanto ha alzato il livello di allerta.
«L’Iran non è la Siria. Perché la situazione cambi davvero, dobbiamo vedere qualcosa di drammatico», dichiara al Corriere della Sera l’analista israeliano Danny Citrinowicz, un passato nell’intelligence militare dello Stato ebraico. Cosa serve? «Improvvise crepe interne, oppure un reale coinvolgimento degli Usa», sostiene Citrinowicz, perché «se la situazione rimane così gli ayatollah troveranno un modo per superare le proteste, anche se si trovano davanti alla sfida più grande dal 1979». Repubblica interpella l’esperto iraniano di cybersicurezza Amir Rashidi. Una delle domande riguarda Reza Pahlavi. «Che ci piaccia o no, questa rivoluzione ha un leader. Non sono un suo sostenitore, ma sta tentando di guidare i manifestanti», riflette Rashidi. «A giugno si schierò con Israele durante l’attacco all’Iran e quello è stato il punto più basso della sua vita politica, lo criticammo in tantissimi. Ma adesso dobbiamo scegliere tra il male e il peggio. Spero che abbia un piano». La Stampa si sofferma sulla percezione israeliana: «Il primo ministro Benjamin Netanyahu, all’inizio della riunione di governo, ha detto che il paese “sta monitorando attentamente gli eventi”. Secondo la rete televisiva qatariota Al-Araby, le valutazioni di Gerusalemme ritengono che gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran prima o poi».

La mobilitazione in Italia in solidarietà al popolo iraniano è al momento scarsa. «Non c’è una Flotilla che fa rotta verso lo Stretto di Hormuz», accusa Libero, «mentre gli utili idioti di Hamas sono diventati gli inutili cretini di Maduro: sempre contro l’America, sempre antisemiti, sempre dalla parte sbagliata della storia». Sulla Stampa, Bernard Guetta ipotizza un crollo imminente del regime. Anche perché, sottolinea, «il programma nucleare iraniano, le sanzioni internazionali e il finanziamento degli Hezbollah libanesi, della dittatura siriana, degli Houthi yemeniti, delle milizie sciite irachene e di tutte le altre reti regionali di mullah, hanno svuotato a tal punto le casse del paese che non è rimasto più niente da offrire agli iraniani».

Per Repubblica, Giorgia Meloni aspirerebbe a entrare nel Board of Peace per la Striscia di Gaza fortemente voluto da Donald Trump. In tal senso, si legge, «qualche rassicurazione, anche formale, la premier l’ha ottenuta». Anche se mancherebbe l’ultimo tassello: «Il timbro di The Donald, con il placet di israeliani e palestinesi». Nel frattempo, scrive Libero, «Hamas si rifà l’esercito» e Israele per questo «è pronto a schiacciarlo».

È morta all’età di 91 anni Hessy Levinsons Taft. Nata a Berlino, fu un simbolo della propaganda nazista che fece del suo volto quello del “perfetto bambino ariano”. Peccato però che fosse Hessy ebrea. Così, racconta il Corriere, quando i genitori scoprirono il volto della figlia sulla copertina di una celebre pubblicazione fuggirono e raggiunsero infine gli Usa. Qui Hessy ha intrapreso «una carriera accademica come chimica».

Il Foglio traduce un intervento dal sito The Free Press della figlia di Reuven Morrison, una delle vittime della strage di Bondi Beach a Sidney. «Quando sono iniziati gli spari, non si è bloccato; non è scappato. Ha tenuto la sua posizione, lanciando mattoni contro i terroristi, furioso che osassero attaccare ebrei che celebravano Chanukkah sulla sua spiaggia preferita. Ha protetto la sua comunità fino alla fine».

È in libreria con Asterios una nuova edizione de Il segreto, libro del 1961 dello scrittore ebreo Giorgio Voghera sotto lo pseudonimo Anonimo Triestino. Ne parla, sul Corriere, il germanista Claudio Magris.