VENEZIA – Presentato programma Comune-Comunità per il Giorno della Memoria

La cerimonia cittadina al Teatro La Fenice sarà il culmine anche quest’anno delle iniziative veneziane per il Giorno della Memoria. Oltre 40 gli eventi presentati nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede del palazzo comunale, presenti fra altri il rabbino capo della città Alberto Sermoneta e il vicepresidente della Comunità ebraica Paolo Navarro Dina, insieme ai rappresentanti di enti e associazioni dedicate al ricordo della Shoah.
Aprirà il percorso di Memoria in Laguna la posa di 13 pietre d’inciampo, mercoledì 14 gennaio, con itinerari fra Venezia, Trivignano e Marghera. Nei giorni successivi saranno organizzati incontri, conferenze, mostre e presentazioni di libri. Per quanto riguarda la cerimonia alla Fenice, domenica 25 gennaio alle 10, prenderanno la parola il sindaco Luigi Brugnaro, il presidente della Comunità ebraica Dario Calimani e il sovrintendente e direttore artistico del teatro Nicola Colabianchi, con a seguire la messa in scena dello spettacolo “Le tre notti del ‘43. Giorgio Bassani, Florestano Vancini e Guido Fink” di e con Enrico Fink, accompagnato dai solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo.
«In Europa e nel mondo, e purtroppo anche qui a Venezia, assistiamo a un aumento preoccupante di atti, minacce e linguaggi d’odio contro gli ebrei», ha denunciato la presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, secondo la quale la memoria «non è mai garantita per sempre» e per tale ragione «va coltivata, difesa e trasformata in vigilanza civile ogni giorno». Per il rabbino Sermoneta, «il periodo storico in cui viviamo ci fa chiedere a cosa siano serviti gli sforzi profusi nel trasmettere la memoria di quello che è stato: oggi sta tornando un’ignoranza spaventosa, la stessa imperante nei secoli scorsi, e la si avverte nelle aule scolastiche e nei corridoi delle università». Navarro Dina ha fatto riferimento alle pietre d’inciampo, arrivate in Laguna nel 2014, sottolineando come l’adesione al progetto di vari enti abbia dimostrato che «si può lavorare sulla storia, sulla memoria, sulla lotta alle intolleranze». Navarro Dina ha poi aggiunto: «Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili. Non avrei mai pensato di vivere episodi come quelli che si sono verificati. Ci si è resi conto che non tutti gli amici che c’erano un tempo sono rimasti amici».