DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 13 gennaio 2025

«Le parole di sostegno del presidente Usa Donald Trump al popolo iraniano contano. Hanno dato coraggio a chi rischia la vita per la libertà. Questo momento non esisterebbe senza la pressione sul regime islamico. Gli ayatollah gridano “Morte all’America”. Gli iraniani invece vogliono un Paese libero in pace anche con Usa e Israele». Così Reza Pahlavi, in un’intervista al Corriere della Sera, si presenta come possibile guida della transizione in Iran in caso di caduta del regime degli ayatollah. Il figlio dell’ultimo scià afferma di avere «un piano» per evitare il vuoto di potere: una fase di emergenza di 180 giorni per garantire sicurezza e servizi essenziali, seguita da stabilizzazione, processo costituzionale ed elezioni. Pahlavi sostiene che «trattare con la dittatura non porterà la pace» e chiede alla comunità internazionale di «aiutare a proteggere i civili», assicurando che il regime «non spenga Internet» e che «ci saranno conseguenze per la violenza di massa»; esclude «stivali stranieri sul campo» e respinge l’idea di un ritorno imposto alla monarchia: dice di voler essere imparziale e lasciare agli iraniani la scelta tra repubblica e monarchia. «Non cerco il potere, ma di servire il mio popolo: questo è il momento».

«Iran, i morti sono migliaia. Il regime occupa le piazze e convoca i diplomatici Ue», titola La Stampa, raccontando una repressione sempre più dura, il blackout di Internet e l’uso di strumenti di guerra elettronica per oscurare le proteste, mentre la tv di Stato mostra contromanifestazioni filo-regime. Teheran accusa l’Europa di sostenere i rivoltosi e convoca alcuni ambasciatori, tra cui quello italiano, mentre il Parlamento Ue ha chiuso la porta ai diplomatici iraniani. Secondo Repubblica, però, dietro la linea muscolare l’Iran ha aperto un canale con Washington: «Il ministro Abbas Araghchi ha contattato l’inviato Usa Steve Witkoff per tentare una de-escalation». Teheran si dice «pronta alla guerra e al dialogo». Trump ha confermato contatti in corso, minacciando però dazi al 25% e non escludendo «opzioni molto forti». Il regime iraniano cerca sponde da Russia e Cina e convoca gli ambasciatori europei per protestare contro il sostegno ai manifestanti.

«L’annuncio ufficiale da parte di Donald Trump è atteso in queste ore, ma i giochi sarebbero fatti: l’Italia farà parte del Board of peace che supervisionerà l’amministrazione transitoria della Striscia di Gaza» annuncia il Sole 24 Ore, spiegando che per il governo Giorgia Meloni si tratta di un passaggio chiave per garantire a Roma un ruolo diretto nella fase di gestione e ricostruzione dell’area. Il Board of peace, presieduto da Trump, potrebbe debuttare a margine del Forum economico di Davos, in programma dal 19 al 25 gennaio nella nota località sciistica svizzera, riporta il Sole: «Le date cerchiate in rosso sono il 21 e il 22». Secondo il Foglio, l’ingresso nel consiglio di pace del governo di Giorgia Meloni rappresenta «un importante riconoscimento politico» e insieme «un altro passo verso la stabilizzazione del Medio Oriente», con ricadute su sicurezza, economia ed energia per tutto il Mediterraneo. Il quotidiano sottolinea che Roma punta a essere protagonista anche nella ricostruzione di Gaza, stimata in decine di miliardi di dollari, attraverso una task force già attivata dal governo e il coinvolgimento di imprese nazionali nei settori infrastrutture, energia, agricoltura e servizi pubblici.

Le Idf denunciano un aumento del 25% delle violenze in Cisgiordania, con 1.720 episodi di «crimini nazionalisti» dall’ottobre 2023. Nel dettaglio, scrive il Sole 24 Ore, «845 episodi sarebbero stati commessi da coloni, in cui 200 persone sono rimaste ferite e quattro sono state uccise». Il quotidiano riferisce anche della grave crisi umanitaria a Gaza, dove due neonati e un bambino sono morti di freddo nelle tende. Il Sole intervista inoltre Max Kirsch, 29 anni, ex soldato delle Idf e «ancora sionista», che spiega il suo rifiuto di tornare a combattere: l’attuale governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, accusa, «è retto da fondamentalisti ed estremisti» e la guerra a Gaza avrebbe «uno scopo diverso dalla sicurezza»: sarebbe usata «solo per mantenere il potere».

Al Memoriale della Shoah di Milano l’artista Mimmo Paladino inaugurerà il 15 gennaio una mostra immersiva ispirata al Quartetto per la fine del Tempo del francese Olivier Messiaen: il musicista la compose ed eseguì nel 1941 mentre era internato al campo nazista di Görlitz. L’esposizione è presentata da Repubblica, che pubblica anche un testo dedicato all’opera di Messiaen a firma della senatrice a vita Liliana Segre.

Il Riformista segnala la conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati dal Partito Liberaldemocratico per chiedere l’approvazione entro il 27 gennaio di una legge contro l’antisemitismo. I Libdem, scrive il quotidiano, respingono l’idea di un «bavaglio» e sostengono che «l’odio razziale e religioso non è un’opinione», invitando il Parlamento a trasformare la Giornata della Memoria in «un atto concreto», anche alla luce di un aumento degli episodi antisemiti «superiore al 450 per cento in un solo anno».

Avvenire presenta Mountain Echoes, il progetto dell’artista israeliano Yuval Avital che racconta la Valtellina attraverso sculture sonore nate da registrazioni di voci, natura e lavoro del territorio. Parte dei Giochi della Cultura verso Milano Cortina 2026, la mostra debutta il 23–24 gennaio tra Sondrio, Tirano e Bormio e approderà poi a Milano, creando un ponte tra montagna e città.