DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 15 gennaio 2025
«Trump minaccia, poi sembra frenare: “Ora l’Iran ha fermato le uccisioni”», scrive il Corriere della Sera, raccontando l’altalena di segnali arrivati dal presidente Usa Donald Trump sull’ipotesi di un attacco contro l’Iran. Dopo aver promesso «azioni molto forti» se fossero proseguite le esecuzioni dei manifestanti, il presidente americano ha affermato di aver ricevuto assicurazioni dal regime: «Le uccisioni si stanno fermando», ha dichiarato, prendendo tempo con un prudente «osserveremo». D’altra parte, il quotidiano sottolinea come la preparazione militare per un’eventuale azione americana in Iran vada avanti: evacuazione precauzionale di personale Usa dalla base di Al Udeid in Qatar, valutazioni su possibili raid mirati o cyber-attacchi contro il regime. Repubblica riferisce delle pressioni di Arabia Saudita, Qatar e Oman per evitare un attacco che potrebbe destabilizzare l’area, mentre Reuters ha parlato di un possibile blitz «entro 24 ore».
«Gaza, oggi l’esordio del governo tecnico. Witkoff: “È la fase 2”», titola Repubblica, spiegando che questa mattina al Cairo si riunisce per la prima volta il comitato di 15 tecnici chiamato, nelle intenzioni degli Stati Uniti, a governare la Striscia nella fase post-guerra. L’inviato Usa Steve Witkoff parla dell’avvio della “fase due” del piano Trump, che dovrebbe puntare su «smilitarizzazione, governance tecnocratica e ricostruzione». Il governo tecnico, spiega il Sole 24 Ore, sarà guidato da Ali Shaath, ex vice ministro dei Trasporti dell’Autorità nazionale palestinese, e comprende esperti di settori chiave – sicurezza, sanità, acqua e agricoltura – con il gradimento sia dell’Anp sia di Hamas; presente anche Hana Tarzi, avvocatessa e attivista, con la delega a società civile e donne. Repubblica sottolinea però le incognite aperte: «il ruolo che Hamas vorrà mantenere, il controllo dei fondi per la ricostruzione e i rapporti con Israele, che finora non ha commentato». La selezione dei nomi, aggiunge il quotidiano, è stata curata dall’ex inviato Onu Nickolay Mladenov, destinato a coordinare il Board of Peace internazionale che supervisionerà la ricostruzione di Gaza, i cui membri – inclusa l’Italia – dovrebbero essere annunciati nei prossimi giorni e riunirsi a Davos.
L’Italia entrerà nel Board of Peace per la ricostruzione di Gaza: è l’annuncio che accompagna la missione asiatica di Giorgia Meloni, scrive il Giornale, parlando di un «successo» della presidente del Consiglio. Il quotidiano racconta che il viaggio in Oman, Giappone e Corea del Sud intreccia cooperazione economica e dossier geopolitici: dalla crisi mediorientale e dall’Iran, fino a Taiwan.
Il passaggio alla “fase due” è contestato dalle famiglie degli ex ostaggi israeliani: i genitori di Ran Gvili hanno incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ottenendo la garanzia che non ci sarà ritiro dell’esercito israeliano da Gaza né apertura del valico di Rafah finché i resti del figlio non saranno restituiti (Repubblica e Corriere). «Non soltanto i terroristi devono riconsegnare il corpo di Gvili – ieri Witkoff ha detto che se non lo faranno ci saranno serie conseguenze – ma Hamas deve accettare il disarmo, finora sta tenendo il potere con la violenza e non mostra di essere disposto ad accettare di cedere le armi», sottolinea il Foglio.
È slittato in Commissione Affari costituzionali del Senato il dibattito sul ddl contro l’antisemitismo, suscitando il disappunto dei firmatari Graziano Delrio (Pd) e Marco Lombardo (Azione). Lo segnala Avvenire, riportando le parole della presidente Ucei uscente, Noemi Di Segni, che ha definito la norma «indifferibile e urgente» alla luce dei continui episodi contro gli ebrei, che oggi soffrono «gravi limitazioni e pericoli, anche alla vita».
È emerso «un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo»: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito alla Camera che Mohammad Hannoun sarebbe, secondo l’ipotesi investigativa, «il capo della cellula italiana di Hamas», con oltre 7 milioni di euro fatti arrivare all’organizzazione terroristisca. Lo racconta il Giornale, parlando di fondi raccolti «dietro il paravento dell’umanitarismo e della religiosità» e di un flusso di denaro «dirottato verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas». Il quotidiano riporta anche il richiamo del Viminale a chi ha mostrato «vicinanza acritica e puramente ideologica» agli indagati.
Secondo il Foglio, l’Unione europea «dipende ancora fortemente, per la sua difesa, da Israele», «non solo» sul piano tecnologico ma «soprattutto strategico», «La retorica domina nelle strade, ma la sicurezza segue altre logiche», commenta al quotidiano un ex dirigente della Difesa israeliana. Mentre alcuni governi criticano Israele, continuano a firmare accordi miliardari con Gerusalemme: la Germania ha appena siglato «il più ingente contratto militare della sua storia». Il paradosso, sostiene il dirigente israeliano, è che l’Europa «alimenta una crescente ondata di antisemitismo» ma resta «il nostro cliente n.2», con una dipendenza «ancora più significativa» di quella dell’India. Le cancellerie europee, conclude, «saranno costrette a decidere, una volta per tutte, da che parte allinearsi».