L’OPINIONE – Alberto Heimler: Le regole che ci sono e quelle da darsi
La Sinistra fa sempre riferimento al diritto internazionale per bloccare qualsiasi conflitto tra Stati. Esso sarebbe stato violato da Israele nella guerra contro Hamas considerata “sproporzionata”, dagli Stati Uniti con la cattura di Nicolas Maduro, effettuata violando la sovranità nazionale del Venezuela, e di nuovo, se gli Usa decidessero di aiutare gli insorti in Iran, il diritto internazionale vi si interporrebbe. Ma è veramente così? Solo in parte.
Mentre i diritti nazionali trovano piena legittimità nella sovranità popolare e gli Stati si sono dotati di regole, sanzioni e procedure al fine di garantirne il rispetto, il diritto internazionale è molto meno solido. La differenza maggiore è che il diritto nazionale si applica nei confronti degli individui mentre il diritto internazionale nei confronti degli Stati (con l’importante eccezione del diritto comunitario, da qui la sua solidità). Proprio per questo, mentre il diritto nazionale ha il suo fondamento nel potere dello Stato nei confronti dei suoi cittadini, il diritto internazionale trova il suo fondamento nel consenso (i trattati bilaterali e multilaterali). E inoltre mentre il primo ha un apparato molto efficace per farlo rispettare (forze di polizia, tribunali, prigioni), il secondo può essere fatto rispettare solo dalla diplomazia, dalle sanzioni, dai tribunali internazionali, queste ultimi peraltro con una giurisdizione molto limitata. In altre parole, il diritto internazionale è qualcosa a metà tra un auspicio e un ordine. E questo soprattutto perché non ha un’autorità superiore ben riconosciuta che lo legittimi. Dovrebbe essere l’Onu, ma con i veti incrociati del Consiglio di Sicurezza e le delibere dell’Assemblea Generale non veramente equilibrate, col passare dei decenni ha purtroppo perso di credibilità.
Nel diritto nazionale sono specificati con precisione gli ambiti di applicazione e vengono stabilite, nei casi di violazione, sanzioni che, come spiegava Cesare Beccaria, perseguono la deterrenza; la sanzione deve essere tanto elevata da rendere poco conveniente il reato, anche considerando la probabilità di non essere scoperto. Il diritto internazionale invece è poco preciso nell’individuare eventuali violazioni e, soprattutto, prevede sanzioni modeste, ben lontane dall’essere deterrenti. E peraltro, come abbiamo visto nel caso della Russia o dell’Iran, le sanzioni, anch’esse non imposte dall’Onu, non sono conosciute prima che l’azione illegittima venga intrapresa e pertanto il loro effetto deterrente è ancora più limitato.
In queste condizioni invocare il rispetto del diritto internazionale è purtroppo inutile. Si dice che occorre rispettare la sovranità nazionale di ogni Paese. Ma esistono certamente situazioni nelle quali la violazione della sovranità di un Paese è giustificata. Probabilmente nel caso di Maduro, ossia l’eliminazione di un dittatore sanguinario, liberticida e peraltro minaccioso per l’interesse nazionale degli Stati Uniti, l’intervento straniero dovrebbe essere consentito, per lo meno per noi occidentali. Ma, l’eliminazione di un governo democratico da parte di un paese dittatoriale non troverebbe d’accordo noi Paesi democratici (cfr. il caso dell’Ucraina). Dal punto di vista occidentale ciò che rileva è la promozione e il mantenimento della libertà e della democrazia oltre che naturalmente la protezione dei propri cittadini da un’aggressione esterna.
Le istituzioni internazionali sono state create dopo la Seconda Guerra Mondiale con grandi speranze: creare un sistema in cui la guerra non fosse più la scelta del più forte, ma soggetta a regole precise: legittima difesa o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Oggi dopo decenni di decisioni dell’Onu quantomeno controverse, la presidenza Trump, e ancora prima l’invasione dell’Ucraina da parte russa, segnano un ritorno al passato e a un mondo in cui il contesto internazionale è governato solo dal potere dei singoli Stati. In parte si gioca con le parole: operazione speciale nel caso dell’invasione dell’Ucraina, operazione di applicazione della legge nel caso di Maduro. Tuttavia, il rischio di un mondo senza regole è enorme perché anche involontariamente si può scatenare un conflitto mondiale distruttivo. Attorno all’obiettivo di una riforma radicale degli assetti istituzionali internazionali l’Unione europea e l’talia dovrebbero già da oggi attivamente impegnarsi.
Alberto Heimler