DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 21 gennaio 2025

Il Board of Peace voluto dal presidente Usa Donald Trump parte con poche adesioni, ma può contare su Israele. Dopo un’iniziale resistenza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha reso noto in mattinata di aver accettato di far parte del Consiglio di Pace. Alla vigilia della firma a Davos dell’atto costitutivo del Board, solo nove paesi hanno aderito, scrive Repubblica, «soprattutto governi non occidentali o illiberali», mentre gran parte dell’Occidente resta scettica. Francia e Norvegia hanno già declinato, il premier britannico Keir Starmer va verso il no, e anche Germania e Ue esitano, riporta il Corriere della Sera. Il Board, definito da alcuni diplomatici un’«Onu privata» di Trump, rischia di accentuare le tensioni internazionali, sostiene Repubblica: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato nel Consiglio, rifiuta di sedere con il presidente russo Vladimir Putin, mentre Netanyahu ha contestato il ruolo di Turchia e Qatar. Israele, aggiunge il Sole 24 ore, per il momento ha bloccato l’ingresso a Gaza del governo tecnico palestinese incaricato di amministrare la Striscia nella fase due del piano Trump e ha demolito la sede dell’Unrwa a Gerusalemme Est.

Anche l’Italia non aderirà al Board of Peace perché, spiega il Corriere, «la ratifica di trattati internazionali dovrebbe passare da un voto del Parlamento con una legge ordinaria, e ormai non c’è più tempo. Inoltre il Quirinale, proprio in virtù dell’articolo 11, bloccherebbe subito il provvedimento. Che, tra le altre cose, sarebbe a forte rischio davanti alla Corte costituzionale». Secondo i quotidiani, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà a Davos per sostenere l’iniziativa Trump, senza aderirvi formalmente.


L’Italia «ha già un ruolo importante, perché ha un’eccellente interlocuzione con Israele, molti Paesi arabi e l’Autorità palestinese», afferma al Giornale il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rivendicando l’impegno umanitario italiano e il sostegno alla mediazione americana che ha portato alla tregua a Gaza. «Dobbiamo continuare su questa strada, nella prospettiva dei due Stati per due popoli», afferma Tajani, in un quadro reso più favorevole «dalle difficoltà del regime iraniano, principale ispiratore delle formazioni violente» palestinesi.

«La pace è una finzione tattica»: il Giornale racconta che Hamas starebbe usando la tregua come «tempo utile» per riorganizzarsi, ricostruendo una «rete di tunnel blindati» e preparando «un’altra guerra». Nel sottosuolo di Gaza, scrive il quotidiano, opererebbe un vero «esercito-fabbrica», con circa 15 mila nuove reclute – spesso giovanissimi – mentre «sotto le macerie non c’è il passato di Hamas, ma la sua prossima guerra». Sulle stesse pagine, l’analista israeliano Yohanan Tzoreff ricorda che «Hamas è oggi l’unico vero potere dentro la Striscia» e che per parlare della fase due è «troppo presto». Nell’intervista, l’esperto israeliano sottolinea che Gerusalemme guarda prima di tutto alla sicurezza: «Hamas non cederà l’arsenale» e senza il disarmo «non c’è ricostruzione». Quanto al Board of Peace voluto da Trump, Tzoreff avverte che ridurre Gaza a una questione di affari è «un errore» e che l’Europa può avere un ruolo solo se chiarirà questo punto a Washington.

«Soldati israeliani in crisi. Traumi di massa e suicidi», titola il Corriere della Sera, raccontando l’impennata senza precedenti di traumi psicologici tra i soldati delle Idf dopo il 7 ottobre 2023: oltre 12.300 militari in cura per disturbi mentali, circa 54 suicidi e 279 tentativi registrati. Il quotidiano parla di PTSD diffuso, sensi di colpa e stress cronico legati alla guerra, con un sistema di assistenza sotto pressione nonostante l’aumento dei fondi e il rischio di una crisi sociale e sanitaria di lungo periodo.

S’intitola La nostra memoria. I discorsi per non dimenticare la Shoah il volume edito da Interlinea che raccoglie i discorsi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronunciati nei suoi dieci anni di mandato in occasione del Giorno della memoria, con un testo della senatrice a vita Liliana Segre e una nota di Giovanni Grasso. «La lezione del presidente è che la memoria non deve mai essere esercizio fine a se stesso, ma continua presa di coscienza, formazione, elaborazione di un idem sentire civile fatto di conoscenza, responsabilità, solidarietà, spirito repubblicano», scrive Segre nel suo intervento anticipato dal Corriere della Sera, che pubblica anche la riflessione di Grasso, consigliere per la stampa del capo dello Stato.

Tante in tutta Italia le iniziative dedicate al Giorno della Memoria e raccontate dai quotidiani. Il Corriere a Roma segnala il 26 gennaio alle 10 al Teatro Vascello di Roma, l’incontro tra Sami Modiano (classe 1930), sopravvissuto ad Auschwitz, e i ragazzi di alcune scuole secondarie. Il quotidiano segnala anche il viaggio ad Auschwitz organizzato dal ministero dell’Istruzione e del Merito assieme all’Ucei.

In Commissione Affari costituzionali del Senato si cerca un’intesa per arrivare a un testo base della legge contro l’antisemitismo. Secondo Avvenire, la relatrice leghista Daisy Pirovano propone di partire dai ddl di Lega o Italia viva, ritenuti sovrapponibili, mentre restano divisioni sulla definizione Ihra, adottata da tutti i testi ma contestata da una parte del Pd. Al Riformista il presidente della Commissione Affari costituzionali Alberto Balboni (Fratelli d’Italia) traccia i tempi: «Spero di arrivare al mandato al relatore entro tre o quattro settimane, per andare in Aula entro febbraio e dare una risposta forte al dilagare dell’antisemitismo». Il Giornale sottolinea come il ddl Delrio sia stato di fatto accantonato mentre «il centrodestra è pronto a tirare dritto».

Secondo il Giornale, una galassia dell’estrema sinistra riconducibile alle sigle Carc e al Nuovo Pci vuole istigare «guerra popolare», con richiami alle Brigate Rosse e liste di proscrizione di «agenti sionisti». Il quotidiano descrive una rete che opera tra strutture pubbliche e canali clandestini, con iniziative e convegni condivisi con ambienti propalestinesi e presenze come la relatrice Onu Francesca Albanese, oltre a contatti con figure arrestate nell’indagine sui finanziamenti dall’Italia a Hamas.

È uscito in Francia un libro-inchiesta a firma della giornalista Nora Bussigny, Les nouveaux antisémites. Enquête d’une infiltrée dans les rangs de l’ultragauche, che racconta un anno trascorso sotto copertura nei movimenti della gauche radicale. Nel volume l’autrice descrive collettivi, università e manifestazioni in cui si «glorifica il terrorismo» e spiega come l’odio verso «gli ebrei, o meglio i sionisti» sia diventato «il collante più efficace» di una sinistra altrimenti divisa, avvertendo della diffusione di queste idee tra i giovani della Generazione Z. Del libro scrive il Tempo.

Il Foglio parla di «tre miseri comunicati» per descrivere la risposta delle università italiane al «massacro in corso in Iran», mentre le vittime confermate superano quota 4.000 e gli arresti 26 mila. Nonostante la repressione, scrive il quotidiano, un vero dibattito sul regime degli ayatollah «non è mai entrato nelle nostre università», con 93 accordi accademici ancora attivi e nessuna revoca. Dagli atenei arrivano solo frasi di circostanza, accusa il quotidiano, mentre «nessuna azione accademica» viene intrapresa contro Teheran. Al contrario, molte università hanno scelto di rompere con Israele, finendo per «rompere con il paese al 39esimo posto nella libertà accademica e flirtare con quello al 154esimo», l’Iran.

Il campetto da calcio del campo profughi di Aida, in Cisgiordania, per ora non sarà demolito dall’esercito israeliano «grazie all’intervento di Uefa e Fifa», riportano Avvenire e Domani. Il campo, usato da centinaia di bambini e bambine, è considerato dalla comunità locale uno spazio essenziale di sport e socialità, scrivono i due quotidiani.