DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 24 gennaio 2026
Secondo il Time, le vittime del regime in Iran sarebbero oltre 30mila. «Trentamila in due giorni è un macabro record», spiega il Corriere della Sera. D’altronde, «che fosse un massacro è stato evidente sin dalle prime immagini in grado di sfondare il blackout di internet, durato quasi tre settimane».
«Il regime della Repubblica islamica crollerà, arriverà alla fine in un modo o nell’altro anche se non so quando. La popolazione che da anni sta lottando per la libertà e la democrazia non si fermerà», sostiene Taghi Rahmani, il marito della Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, intervistato dalla Stampa. C’è intanto apprensione in Israele «perché si teme che la Guida Suprema decida di anticipare una eventuale mossa militare americana attaccando lo Stato ebraico» (Repubblica). Da Gerusalemme scrive Fiamma Nirenstein (Il Giornale): «È molto difficile che il grande schieramento di forze che avanza verso l’Iran se ne torni a casa senza un risultato preciso come la caduta del regime degli ayatollah».
Domani sarà il Giorno della Memoria. Ma quale Memoria? «Associare Gaza alla Memoria della Shoah non è “sensibilizzazione”, non è “attualizzazione”, non è nemmeno, come qualcuno prova a sostenere, un esercizio critico», sottolinea David Parenzo sul Foglio. Parenzo definisce tali istanze un errore grave e un insulto, perché la Shoah «non è un contenitore simbolico dentro cui infilare ogni tragedia contemporanea». Dello stesso tema tratta Alberto Giannoni sul Giornale: «Questa occupazione buonista e fanatica del 27 gennaio è un’appropriazione indebita della Memoria e soffia sul fuoco dell’antisemitismo, fenomeno già in spaventosa crescita». Libero accusa: «I propal rovinano il Giorno della Memoria». E poi si chiede: «Come lo celebreranno quelli che hanno invocato la distruzione di Israele? Prepariamoci ai soliti distinguo…». «Siamo stati ostaggio di un dibattito malato, ora spero ci mostreremo all’altezza del Giorno della Memoria», dichiara il senatore dem Graziano Delrio alla Stampa. Il tema è la legge sull’antisemitismo, oggetto da settimane di una dialettica intensa all’interno del suo stesso partito. Per Delrio, «bastano 4 o 5 articoli, senza divieti o inasprimento delle pene, ma con più educazione, confronto nelle università, limiti ai discorsi d’odio sul web».
Il Corriere della Sera intervista la testimone dello sterminio Andra Bucci. «Quello che sta avvenendo a Gaza è un genocidio», sostiene Bucci. «Ma è un genocidio completamente diverso da quello che ha vissuto il popolo ebraico con la Shoah. Muoiono tanti, troppi bambini, un autentico dramma, e io credo che i palestinesi abbiano tutto il diritto di avere un proprio Stato. Ma tutto questo è assolutamente differente da ciò di cui stiamo parlando, cioè dalla Shoah». Dopo il 7 ottobre, scrive Pierluigi Battista sul Foglio, «qualcosa è cambiato nel ceto medio riflessivo: chi pensa e dice cose antisemite non è più un alieno, un nemico riconoscibile e infrequentabile». Per il giornalista, «quello che si sta per celebrare è il terzo consecutivo Giorno della Memoria in cui, anziché ricordare l’enormità della Shoah, si mettono sul banco degli imputati le vittime di allora, ottant’anni dopo esposte al pubblico ludibrio come i nuovi carnefici». Per David Meghnagi, intervistato dal Foglio, «l’antisemitismo ha oggi una dimensione geopolitica che non va sottovalutata» e «se i discorsi di odio antiebraico, declinati come “antisionismo”, divampassero, non sarebbe solo un problema per gli ebrei ma per la convivenza democratica tutta». Secondo lo studioso, serve «una alleanza bipartisan tra le forze democratiche».
«Anche se il cinema non può cambiare il mondo, è in grado di ricordare alle persone che esiste sempre la possibilità di scegliere tra il bene e il male». Lo dice alla Stampa il regista parigino Michel Hazanavicius nel presentare il suo ultimo lungometraggio, Il dono più prezioso, con il quale debutterà nel cinema d’animazione in occasione del Giorno della Memoria. Per Hazanavicius, «tocca a noi scegliere da che parte stare».
La cantante Levante ha annunciato che non parteciperà all’Eurovision in caso di vittoria al Festival di Sanremo, a causa della presenza di Israele. «Levante si fa lo spot attaccando gli ebrei», titola Libero. «Un concentrato d’odio, quello contro Israele, ad alta gradazione alcolica, quindi in grado di ubriacare tutti. Solo che il liquido pernicioso, contenuto nella damigiana cara ai propal, è diventato il propellente per tentare di risalire la china».
Settantacinque tra insegnanti, giornalisti, scrittori e militanti hanno aderito al “Comitato nazionale per la liberazione di Hannoun e degli altri palestinesi arrestati”. Tra i firmatari «compaiono personaggi come l’attore e regista Moni Ovadia» (Il Tempo).