DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 27 gennaio 2026
Nel Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah con una fitta rete di iniziative istituzionali e civili, presentate dai diversi quotidiani. Al Quirinale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella guida in mattinata la cerimonia per l’81esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, affiancato dalla senatrice a vita Liliana Segre, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e da quaranta studenti, tornati da poco dal Viaggio della Memoria (Corriere e Stampa). A Milano è aperto al pubblico il Memoriale della Shoah, mentre Palazzo Madama e il Colosseo saranno illuminati in segno di ricordo. Cerimonie e incontri coinvolgono Parlamento, Comuni, Archivi di Stato e scuole in tutto il paese. Il filo conduttore, ribadito dal Colle e dalle istituzioni europee, è che «la Memoria non riguarda solo il passato ma la responsabilità del presente, soprattutto di fronte al riemergere dell’antisemitismo», sottolinea la Stampa. Questo 27 gennaio è segnato però anche dalla preoccupazione per le iniziative propalestina che sfidano i divieti delle autorità, segnalano Stampa, Giornale e Riformista. A Roma la Questura, su indicazione del Viminale, ha vietato cortei ed eventi, ma autorizzato un sit-in vicino a Montecitorio, mentre in altre città si annunciano mobilitazioni che equiparano Gaza alla Shoah e accusano le leggi contro l’antisemitismo di voler «colpire l’antisionismo».
Al Senato, c’è la volontà di approvare rapidamente un testo base in Commissione Affari costituzionali per una legge contro l’antisemitismo, anche per dare un segnale nel Giorno della Memoria, sottolinea il Corriere della Sera, ma permangono profonde divisioni politiche. Il Pd è spaccato tra la proposta di Graziano Delrio, che dialoga con il centrodestra per una norma specifica ancorata alla definizione Ihra, e il testo alternativo promosso da Andrea Giorgis, più generico e senza definizione. Il confronto è emerso anche nel convegno sull’antisemitismo promosso al Senato da Maurizio Gasparri (Forza Italia), descritto da Repubblica come una prima prova di dialogo bipartisan. Contesto in cui è intervenuta la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, chiedendo una legge mirata contro l’antisemitismo, non una generica contro l’odio. Di Segni ha poi rilanciato la necessità di sanzionare penalmente il saluto romano e gli «atti nostalgici» che «offendono la memoria della Shoah», una posizione che – osservano Corriere e Repubblica – rischia di aprire «fratture politiche» anche nella maggioranza. Secondo il Foglio, Palazzo Chigi lavora a misure contro l’antisemitismo «oltre il ddl» in Parlamento: tra le ipotesi allo studio, aggravanti penali per l’“offesa alla memoria della Shoah”, la procedibilità d’ufficio, l’estensione dei termini di querela e il trasferimento di alcune competenze alle procure antimafia per rendere l’azione più rapida.
In un’intervista al Giornale, la presidente Ucei Di Segni spiega come l’antisemitismo «non sia un pericolo ma una realtà già in atto», alimentata anche da «forme di negazionismo a sinistra» e da un uso distorto del linguaggio contro Israele. Alla sinistra che frena sul ddl, Di Segni rimprovera calcoli elettorali e incoerenza. In un’intervista a Libero, il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi denuncia un «antisemitismo rinato» e accusa una parte della sinistra di averlo «aizzato», invitandola a non presentarsi alle commemorazioni del Giorno della Memoria. Meghnagi parla di ipocrisia politica, cita le accuse di genocidio contro Israele e racconta un recente episodi antisemita a Milano, avvertendo che «il clima è questo, nell’Italia del 2026». Posizione simile la esprime Riccardo Pacifici, ex presidente della Comunità ebraica di Roma, intervistato dal Tempo.
L’antisemitismo in Italia è in forte aumento, soprattutto dopo il 7 ottobre: nel 2025 si sono registrati 963 episodi, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, di cui 640 online. Le aggressioni fisiche sono salite a 16, contro le 8 del 2024 e una sola nel 2023. I dati, presentati dal coordinatore nazionale Pasquale Angelosanto e citati dal Giornale e dal Foglio, mostrano una crescita costante negli ultimi anni e l’emersione di un «nocciolo duro» impermeabile alla prevenzione, inserito in un quadro internazionale più ampio legato al conflitto a Gaza.
In un’intervista al Messaggero, la scrittrice e sopravvissuta alla Shoah Edith Bruck rievoca il trauma di Auschwitz e la scelta di non cedere all’odio. Il ricordo più doloroso è la separazione dalla madre: «Non dimenticherò mai l’ultima volta che la vidi viva». Deportata da bambina, racconta le sue «cinque luci», i gesti di umanità che le permisero di sopravvivere, e spiega perché dopo la guerra aiutò anche soldati tedeschi: «Meglio non ricominciare con l’odio, con la vendetta». Sul Giornale Bruck lega quella esperienza al presente: l’antisemitismo, sottolinea, «non finirà mai» e la indigna «fino alla nausea» chi paragona Israele al nazismo. Pur criticando il governo Netanyahu, rifiuta ogni accusa collettiva e definisce il 7 ottobre «un massacro, non Resistenza», ribadendo l’impegno a parlare ai ragazzi «finché avrò voce». Su La Stampa intervengono Andra Bucci e Tatiana Bucci, sopravvissute ad Auschwitz, che invitano a «sfidare il silenzio che porta all’indifferenza» e affidano la memoria a una «staffetta senza fine» verso le nuove generazioni, avvertendo che «non possiamo tacere» davanti alle persecuzioni di oggi. «Bisogna studiare meglio la storia ma io mi fido dei nostri giovani», commenta Nando Tagliacozzo, scampato alla razzia del 16 ottobre 1943, in un’intervista a La Stampa.
Stiamo entrando in una fase «completamente nuova» e potenzialmente pericolosa per la memoria della Shoah, «non solo per la fine dei testimoni diretti» ma anche «per la distorsione e banalizzazione del passato», avverte Piotr Cywinski, direttore del Memoriale di Auschwitz, in un’intervista al Corriere della Sera. Cywinski denuncia la diffusione di slogan come «Hitler aveva ragione» e l’uso improprio della Shoah per altre cause, perché «ogni distorsione del passato riduce la nostra comprensione del presente». Su Repubblica lettura simile della storica Michela Ponzani: la memoria «serve a opporsi» a un tempo in cui l’antisemitismo muta volto e i sopravvissuti vengono trasformati «nei carnefici di oggi». La memoria, avverte, «non va data per scontata» e deve restare un monito civile contro razzismo, persecuzioni e manipolazione della storia. La storica Anna Foa (Stampa) interviene nel dibattito con un editoriale intitolato «I bimbi perseguitati. La lezione della storia». Il quotidiano torinese intervista lo scrittore israeliano Etgar Keret, figlio di sopravvissuti alla Shoah, secondo cui il mondo ha dimenticato la lezione della Seconda guerra mondiale e sta regredendo verso «una società tribale», frammentata in narrative contrapposte e segnata dal ritorno dell’odio, dove «nessuno può dirsi davvero al sicuro». Una condizione che, sostiene Keret, coinvolge Israele anche per responsabilità del primo ministro Benjamin Netanyahu. Sul Foglio, il direttore Claudio Cerasa scrive che avere memoria oggi significa colpire l’antisemitismo del presente, non limitarsi al ricordo di quello passato. Il «mai più», avverte, rischia di diventare una «scorciatoia retorica» se non si combattono le «centrali tossiche dell’antisemitismo», a partire dall’Iran.
Ha finalmente un nome la maestra genovese deportata e morta in un lager nazista: si chiamava Carolina Tedesco, nata nel 1888 e tradita da un informatore delle SS che la fece arrestare nel 1944. Lo ricostruisce Repubblica, raccontando come l’incrocio di diversi archivi abbia permesso di restituire identità a una vittima rimasta a lungo anonima.
È stata recuperata a Gaza la salma di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano ancora trattenuto nella Striscia: ucciso il 7 ottobre 2023 mentre difendeva il kibbutz di Alumim, il corpo era stato sepolto in una fossa comune e identificato dopo giorni di scavi, scrive il Corriere della Sera. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di «cerchio che si chiude», ordinato l’apertura del valico di Rafah e rilanciato le priorità: «Disarmo di Hamas» e «smilitarizzazione» di Gaza prima della ricostruzione. In Israele, racconta Repubblica, arrivano Jared Kushner e Steve Witkoff per avviare la fase due del piano Usa su Gaza e l’escalation regionale, con la portaerei americana più vicina all’Iran e nuove minacce incrociate.
«Due carabinieri fatti inginocchiare da un colono armato: Roma protesta», titola il Corriere della Sera ricostruendo l’episodio avvenuto in Cisgiordania, dove due militari italiani in borghese, in missione per il Consolato a Gerusalemme, sono stati minacciati da «un colono israeliano» armato di fucile. L’uomo, ignorando tesserini e passaporti diplomatici, «li ha fatti inginocchiare e interrogati», sostenendo che si trovassero in un’area militare e intimando: «Dovete andare via e non tornare più». La Farnesina, riportano Corriere, Stampa e Repubblica, ha definito l’accaduto «di particolare gravità» e ha convocato l’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled, che ha espresso «rincrescimento» e ha annunciato indagini. Il comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo, ha elogiato i carabinieri per «delicatezza, coraggio e professionalità», mentre l’Italia ha protestato anche presso le autorità militari e di sicurezza israeliane per i comportamenti dei coloni violenti e per il rischio corso dal personale diplomatico (Repubblica ). Da Palazzo Chigi è trapelata la forte irritazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per un fatto ritenuto «inaccettabile», riporta il Giornale.
Scontro politico sull’invito al cantante Ghali a esibirsi alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Il ministro dello Sport Andrea Abodi chiarisce che l’artista salirà sul palco «solo per cantare» e «non parlerà di Gaza», come invece aveva fatto a Sanremo nel 2024 (Repubblica). La Lega attacca definendo la sua presenza «sconcertante» e accusandolo di essere un «odiatore di Israele», mentre il Pd parla di «censura preventiva» e difende la libertà artistica. La presidente Ucei Noemi Di Segni auspica che all’artista siano state fornite linee guida chiare sul ruolo istituzionale della cerimonia, per evitare un nuovo “caso Sanremo”. Sul fronte musicale, si aggiunge il no di Levante: la cantante ha annunciato che, in caso di vittoria a Sanremo, rinuncerebbe a rappresentare l’Italia all’Eurovision per protesta contro la partecipazione di Israele, racconta il Corriere. La Rai prende atto della posizione e valuta un sondaggio preventivo tra gli artisti.