DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 28 gennaio 2026
Le cronache del Giorno della Memoria si soffermano in molti casi sulla cerimonia svoltasi al Quirinale e sulle parole della senatrice a vita Liliana Segre sulla guerra a Gaza e sugli «ossessivi tentativi di banalizzazione, di distorsione e di inversione della Shoah» praticata da alcuni come «vendetta sulle vittime di allora». Tra gli altri il Corriere della Sera pubblica alcuni brani dalle sue riflessioni, innescate dalla domande di alcuni studenti.
«Certamente si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria, ma in Italia sta succedendo qualcosa di diverso», dichiara alla Stampa l’ex parlamentare Emanuele Fiano, oggi presidente di Sinistra per Israele. «Per esempio, ho trovato incredibile che a Cesena una forza del cosiddetto Campo largo, Avs, in questa giornata abbia proposto la cittadinanza a Francesca Albanese». Fiano loda la premier Giorgia Meloni per le parole di condanna della complicità del regime fascista nelle persecuzioni antiebraiche: «Ha fatto una cosa utile per la storia di questo paese».
«Solo con la febbre o per calcolo politico ignobile si può confondere la Shoah con la guerra che Israele è stata costretta a combattere», scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale. Il parallelismo era sulla prima pagina dell’Unità: per Nirenstein è «una forma di negazionismo da contestare in tribunale».
«L’antisemitismo esiste da quando esistono gli ebrei e ogni volta ha assunto aspetti diversi, ma lo stigma contro il popolo ebraico è sempre lo stesso», sottolinea la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno al Foglio. «Contrastarlo oggi, come è sempre stato, significa proteggere la nostra democrazia e la nostra libertà. Anche per questo, quel “mai più” io lo ripeto nella pratica di ogni giorno».
«Accusare il governo di Israele per quello che ha fatto dopo il 7 ottobre è una vergogna inaccettabile, perché abbiamo solo combattuto per riavere indietro i nostri ostaggi, cercando di limitare al massimo i danni collaterali», afferma Nechemia “Chemi” Peres, il figlio di Shimon Peres, in una intervista con La Stampa. «È stata una guerra molto complicata e posso dirlo con cognizione di causa, perché a combatterla sono stati i miei figli o i figli dei miei amici, cresciuti con il sogno della pace. Non si possono fare paragoni con quello che hanno fatto i nazisti, parlare di genocidio a Gaza è inammissibile, perché alimenta l’antisemitismo». Secondo Peres «nessuno può mettere in dubbio l’onestà e la moralità dell’esercito israeliano».
In occasione del Giorno della Memoria il Senato ha licenziato un primo testo del ddl antisemitismo. Non c’è stata però coesione tra le forze politiche, racconta tra gli altri il Corriere: «Maggioranza e Italia Viva votano a favore dell’articolato di Massimiliano Romeo (Lega) e Ivan Scalfarotto (Iv), contro si esprimono tutte le altre forze di opposizione. A partire dal Pd, diviso al suo interno — mentre ieri attivisti propal hanno protestato sotto la sede del partito a Roma — dopo la proposta presentata dal riformista Graziano Delrio subito sconfessata dalla segreteria».
Le scuse per l’episodio, ma anche il rammarico per il modo in cui è stato gestito pubblicamente dall’Italia. Per Israele, riporta il Messaggero, è questa «la chiave della vicenda che domenica ha visto due carabinieri italiani, in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme, costretti a inginocchiarsi sotto la minaccia di un fucile in Cisgiordania». Secondo la versione israeliana a puntare l’arma sarebbe stato «un soldato riservista dell’Idf» in un’area militare chiusa. Per Israele, il problema «sarebbe nato dal mancato riconoscimento della targa diplomatica dell’auto blindata».
In una intervista con Repubblica, la storica Anne Applebaum sostiene che sugli Usa incomba il fascismo. «Mi è bastato ascoltarlo per capire che il Trump Due sarebbe stato molto più radicale del precedente», afferma la studiosa Premio Pulitzer. Per Applebaum, Trump «ha iniziato fin da subito a usare un linguaggio che nella politica americana non si era mai udito prima, descrivendo gli avversari politici come marxisti radicali, quando in realtà erano democratici centristi, e poi definendo gli immigrati “parassiti”, perfino usando un’espressione presa direttamente da un discorso di Hitler».
«La colpa collettiva è il male del nostro secolo, perché apre la strada a tutte le colpevolizzazioni», scrive Gabriele Nissim, il presidente di Gariwo, in un editoriale su Avvenire. «Per questo dobbiamo ricostruire giorno per giorno, nelle nostre relazioni, l’idea di una comune umanità».