DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 29 gennaio 2026
Il presidente Usa Donald Trump ha lanciato un ultimatum al regime iraniano: «Il tempo sta per scadere». «Facciano l’accordo sul nucleare — e niente bomba — o il prossimo attacco sarà molto peggiore», ha dichiarato. Il Corriere della Sera evidenzia il carattere militare dell’avvertimento: Trump ha parlato di una «massiccia Armata» in movimento verso il Golfo, guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, collegando un eventuale intervento al rifiuto iraniano di tre condizioni chiave: stop permanente all’arricchimento dell’uranio, limiti ai missili balistici e fine del sostegno a Hamas, Hezbollah e Houthi. Da Teheran la risposta è stata di sfida: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito che le forze armate iraniane sono «con il dito sul grilletto» e che un’aggressione segnerebbe «l’inizio di una guerra», con Israele nel mirino.
Repubblica riporta le valutazioni del segretario di Stato Usa Marco Rubio che, sentito dalla commissione Esteri del Senato, ha definito il regime di Teheran «mai così debole come adesso», pur ammettendo che «nessuno sa» chi prenderebbe il potere se la Guida Suprema fosse rimossa. Il quotidiano descrive una Casa Bianca al bivio tra usare la minaccia militare per ottenere un accordo o puntare a un colpo decisivo contro i vertici della Repubblica islamica, sottolineando però i limiti operativi di un attacco: sufficienti per raid mirati, non per una guerra prolungata.
Secondo Maurizio Molinari (Repubblica), la repressione che ha fermato le proteste in Iran ha reso il regime «vulnerabile come mai prima». Dopo il massacro ordinato dall’ayatollah Ali Khamenei – «sparare per uccidere, senza pietà», con 30mila morti stimati dalle ong – le cause della rivolta si sono aggravate: economia al collasso, rial ai minimi storici, prezzi in forte aumento e blackout di Internet. «Forse proprio il tentativo di distogliere l’attenzione dall’indebolimento interno spiega perché Teheran minacci un diluvio di missili su Usa e Israele». Per il politologo americano Daniel Levy, intervistato da La Stampa, sarebbero invece gli Stati Uniti a essere «in qualche modo trascinati» nell’escalation dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, interessato a rilanciare la minaccia iraniana per «deviare l’attenzione internazionale da Gaza» e rafforzare la propria posizione politica interna.
«Il senso del Giorno della Memoria, non so se perduto o mai veramente realizzato, ce lo ha restituito Liliana Segre», scrive Mattia Feltri su La Stampa, citando le parole della senatrice a vita al Quirinale il 27 genaio: «Il Giorno della Memoria non è per gli ebrei, è principalmente per tutti gli altri». Serve, aggiunge Feltri, a ricordare che «c’è un potenziale nazista in ognuno di noi».
Nel suo intervento per il 27 gennaio, Leone XIV ha invocato «un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio» e ha chiesto vigilanza perché «l’orrore non si abbatta più su alcun popolo». Per il Foglio, «non sono parole di circostanza», ma «passi fondamentali per ristabilire un clima di fiducia reciproca» tra cattolicesimo ed ebraismo. Sulla stessa linea il Riformista, che parla di una «svolta del magistero» e di un messaggio politico e teologico capace di «rimettere le cose al loro posto» contro l’antisemitismo mascherato da critica a Israele.
«Se dalla Giornata della Memoria fanno scomparire gli ebrei», titola il Foglio, denunciando una deriva che svuota la Shoah della sua specificità trasformando le vittime in un generico “altro”. Il quotidiano cita Onu e media internazionali che parlano di “milioni di persone uccise” senza nominare ebrei e antisemitismo, e la Bbc che ha evitato riferimenti espliciti salvo poi scusarsi. Una «universalizzazione inclusiva» che, avverte il Foglio, finisce per cancellare l’identità delle vittime mentre l’antisemitismo cresce.
Su La Stampa Elena Loewenthal racconta la storia del violino di Eva Maria Levy, giovane ebrea torinese uccisa ad Auschwitz a 21 anni: lo strumento, sopravvissuto al lager, torna oggi a suonare nell’Aula Magna dell’Istituto Sommeiller di Torino, nelle mani di Alessandra Sonia Romano.
Scoppia la polemica a Strasburgo per l’audizione della relatrice Onu Francesca Albanese alla Commissione Affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia parlano di invito «assurdo e vergognoso», deciso senza preavviso e ritenuto una legittimazione di posizioni «parziali» già censurate dall’Italia all’Onu, scrivono Libero e Giornale. Contestata anche la tempistica, a ridosso del Giorno della Memoria, e ricordati gli attacchi di Albanese a Liliana Segre.
Sul Riformista, l’avvocato Iuri Maria Prado accusa Concita De Gregorio di aver scritto su Repubblica una «notizia falsa», attribuendo al governo israeliano un presunto piano «esplicito» per «eliminare la popolazione palestinese» senza prove. «È sulla scorta di queste falsità», denuncia l’avvocato, «che gli ebrei vengono aggrediti, ovunque e anche qui da noi».
A Siena, il giornalista David Parenzo è stato contestato per la presentazione del libro Lo scandalo Israele, inserita nelle iniziative del Giorno della Memoria alla Biblioteca degli Intronati. Un’associazione ha chiesto di annullare l’incontro; Parenzo replica sul Quotidiano Nazionale che «parlare di Israele non è una provocazione» e sostiene che oggi «antisemitismo e antisionismo coincidono», ribadendo di essere «pronto al confronto».