GERMANIA – Schuster: «Non marginalizziamo la memoria, il pregiudizio è trasversale»
Le parole pronunciate da Josef Schuster, presidente del Zentralrat der Juden, il Consiglio centrale degli ebrei in Germania, in occasione del Giorno della Memoria forniscono un quadro preciso della condizione ebraica nella Germania del 2026 e del legame intrinseco tra memoria storica e salute democratica. Per Schuster – scrive la Jüdische Allgemeine – «il razzismo antiebraico è un sismografo delle dinamiche sociali», un indicatore sensibile delle correnti che percorrono il corpo politico e civile di un paese che si proclama democratico. È una analisi del presente: la presenza ebraica in Germania, oggi fatta di oltre cento comunità, è il risultato dell’impegno di sopravvissuti e sopravvissute che nonostante distruzione, esclusione e umiliazioni, scelsero di restare e di reclamare spazio «non ai margini, ma visibili nel centro della società», divenendo custodi della cultura della memoria e «portatori della rinnovata democrazia» tedesca. Per Schuster la cultura del ricordo è uno «scudo contro le tendenze antidemocratiche», e l’oblio della Shoah segnerebbe l’erosione delle fondamenta di una democrazia agonizzante. Molti giovani non trovano più un legame profondo con il significato storico di Auschwitz: «Quasi un giovane su tre non sa cosa significhi il termine Auschwitz», ammonisce, denunciando una progressiva «spoliazione del nostro ricordare da qualsiasi reale significato». Schuster individua il punto di svolta: le generazioni che hanno vissuto la Shoah stanno scomparendo, mentre l’ebraismo torna a sentire minacce tangibili. L’antisemitismo ha rioccupato lo spazio pubblico «anche nel cuore della società» e si configura come una «ideologia ponte» che attraversa estremismi di destra, di sinistra e settori islamisti, con fenomeni che vanno oltre l’odio specifico e portano il senso più ampio di una fragilità democratica. In questo orizzonte la difesa dei valori liberali non è scontata: Schuster afferma che «il fondamento delle democrazie liberali si sgretola, nel mondo e anche in Germania», e che la protezione dello spazio pubblico per la comunità ebraica è difendere la democrazia stessa. La Costituzione non basta se la vitalità e la comprensione della memoria condivisa si attenuano. La cultura della memoria è per Schuster presidio attivo contro derive autoritarie e contro la banalizzazione della violenza. Richiama la Germania alle sue responsabilità per impedire che forze sociali e ideologiche operino contro la comunità ebraica spogliandola della serenità faticosamente conquistata per relegarla di nuovo ai margini. Il suo è un monito che non usa toni apocalittici ma richiede vigile consapevolezza storica e civica: «Se vogliamo difendere la nostra cultura democratica contro derive autocratiche e le tentazioni dell’irresponsabilità, dobbiamo riconoscere oggi che la chiave per farlo risiede in una cultura della memoria vivente».