POLONIA/1 – «La memoria costa, la Germania deve pagare»
La responsabilità della conservazione dei luoghi di sterminio e dei campi di concentramento nazisti costruiti dalla Germania sul territorio polacco durante la Seconda guerra mondiale è rimasta sistematicamente sullo sfondo del dibattito sulle relazioni polacco-tedesche. Sul sito notesfrompoland.com Wojciech Konończuk riprende un articolo originariamente pubblicato dal Pilecki Institute di Berlino e ricorda come nei siti più noti – Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Bełżec, Chełmno, Sobibór, Majdanek, Stutthof e Gross-Rosen – furono uccise circa 3,2 milioni di persone, in gran parte ebrei europei, maggioranza schiacciante delle vittime. I luoghi sono diventati simbolo di un crimine di proporzioni eccezionali, ma la responsabilità materiale della loro manutenzione è ricaduta quasi interamente sulla Polonia mentre lo Stato tedesco ha evitato di assumersi un impegno strutturato nel sostenerne i costi. Nel 2023 il bilancio complessivo delle istituzioni museali che gestiscono gli otto maggiori siti ha superato i 50 milioni di euro, con oltre il 70 per cento per Auschwitz-Birkenau, che ha ricevuto una parte significativa dei fondi dal ministero polacco della cultura e del patrimonio nazionale. Gli altri sette musei, di dimensioni e mezzi più ridotti, dipendono quasi esclusivamente da risorse statali e locali polacche, e non hanno finanziamenti internazionali significativi. Nel decennio 2014-2023 il totale delle spese sostenute da queste istituzioni è stato di oltre 275 milioni di euro, e la Polonia è stata unica fonte di sostegno per i nuovi investimenti, come per esempio la costruzione di un nuovo centro educativo a Treblinka o la ristrutturazione del mausoleo di Majdanek. Esiste inoltre un fondo perpetuo istituito per il Museo di Auschwitz-Birkenau, la cui dotazione attuale ammonta a circa 180 milioni di euro, ma negli ultimi tre anni ha coperto meno del 20 per cento del budget complessivo, mentre il contributo delle fondazioni tedesche è stato praticamente simbolico: circa lo 0,3 per cento delle entrate totali. Dal 1952 la Germania ha versato circa 76 miliardi di euro in compensazioni agli ebrei vittime dell’Olocausto o ai loro discendenti, con 1,4 miliardi inviati nel solo 2024 e quasi 1,1 miliardi negoziati per il 2026 per l’assistenza domiciliare dei sopravvissuti, mentre le compensazioni tedesche ai polacchi vittime dell’occupazione ammontano a soli 1,5 miliardi di euro in totale, si legge nel pezzo. In questo contesto alcuni osservatori e politici polacchi ritengono che i tedeschi trattino i polacchi da “vittime di seconda classe”. La Germania sostiene invece che la questione delle riparazioni è chiusa, dal punto di vista legale – una posizione condivisa da quasi tutti i giuristi – ma ciò non soddisfa la Polonia, che continua a richiedere compensazioni e, secondo una risoluzione parlamentare del 2022 sostenuta da larghissima maggioranza, «l’ingiustizia subita da milioni di polacchi continuerà a risuonare finché non sarà equamente riparata». Allo stesso tempo, non si prospettano proposte tedesche per un finanziamento dei memoriali e dei musei nei siti dei campi, pur trattandosi di luoghi che non solo conservano prove materiali dei crimini nazisti ma svolgono un ruolo educativo per le generazioni future.