DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 2 febbraio 2026
Il presidente Usa Donald Trump tiene aperta l’opzione militare contro l’Iran, ma intanto con il regime iraniano «si tratta», sottolineano le analisi dei quotidiani. La Stampa descrive un clima di dialogo prudente tra Washington e la Repubblica islamica, con la minaccia militare sullo sfondo. Teheran si dice «fiduciosa», rilascia su cauzione il manifestante Erfan Soltani, divenuto simbolo delle proteste, e pubblica i nomi di quasi 3mila vittime della repressione: segnali che gli analisti leggono come gesti di distensione, in parallelo ai contatti indiretti con gli Usa per un possibile incontro ad Ankara, mediato da Turchia, Egitto e Qatar. Washington prepara allo stesso tempo il campo a un possibile attacco e rafforza le difese aeree per proteggere Israele, alleati arabi e forze americane, riporta il Corriere. Il dossier è stato al centro dei colloqui a Washington tra i vertici militari americani e il capo delle forze armate israeliane, Eyal Zamir. Tornato in patria, Zamir avrebbe detto al ministro della Difesa, Israel Katz, riporta Repubblica, che l’attacco americano potrebbe arrivare «entro due settimane come due mesi». «Qualsiasi attacco all’Iran scatenerà una guerra regionale in Medio Oriente», ha minacciato la Guida suprema Ali Khamenei.
«Alleati arabi che frenano e commistioni turco-persiane», titola La Stampa, soffermandosi sui vincoli regionali della strategia Usa contro l’Iran: Arabia Saudita, Qatar ed Egitto non vogliono farsi trascinare in un’escalation, per timori legati a energia, sicurezza interna e al nodo Gaza. Su quest’ultimo punto, osserva il quotidiano, «l’indebolimento o il crollo totale della Repubblica islamica, agli occhi del Cairo, toglierebbe un vincolo a Israele per una resa dei conti finale a Gaza. Il presidente egiziano Al-Sisi teme ondate di profughi e il collasso della sua credibilità nell’opinione pubblica araba». Anche la Turchia frena: «L’ultima cosa che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole è la balcanizzazione dell’Iran, preludio a una possibile secessione delle regioni curde della Turchia». Per Libero la «frenata Usa sull’Iran è voluta dai paesi arabi per non favorire Israele»: Washington sarebbe trattenuta da alleati regionali timorosi di «una destabilizzazione geopolitica» e di «una crescita del ruolo di Israele nella regione».
In un appello su La Stampa, l’intellettuale francese Bernard-Henri Lévy avverte: «Non possiamo tradire i curdi». I curdi siriani del Rojava, scrive, vengono «attaccati, fatti a pezzi, umiliati» dalle milizie del nuovo potere di Damasco, l’ex jihadista Ahmed al-Sharaa, mentre l’Occidente «guarda altrove» e valuta perfino il ritiro. Sarebbe «un tragico errore»: quei curdi sono «amici intimi dell’Occidente e di Israele», credono in un «Islam illuminato, laico», hanno combattuto «in prima linea» contro l’Isis e custodito i jihadisti sconfitti. Abbandonarli significa, per Lévy, «avere le mani sporche del sangue non dei nemici, ma dei fratelli d’armi», riaprendo il rischio terroristico e legittimando un potere siriano di cui «non c’è alcuna vera conversione», con sponsor turchi che «non sono alleati affidabili».
Il valico di Rafah, tra Egitto e Striscia di Gaza, chiuso da metà 2024, è stato riaperto domenica «a titolo sperimentale» per testare i meccanismi concordati sul transito di persone e merci, segnala Domani. Il Cogat, l’agenzia israeliana che si occupa delle attività di Israele nei territori palestinesi, ha spiegato che l’apertura è «in fase di prova iniziale», e che sono in corso dei «preparativi preliminari» per rendere completamente operative le attività del varco di frontiera. I primi palestinesi potranno attraversare il varco nelle prossime ore, ma sono già passati alcuni mezzi.
Medici senza frontiere dovrà lasciare Gaza entro fine febbraio. Lo riporta Repubblica, spiegando che Israele ha negato il rinnovo dell’autorizzazione dopo il rifiuto dell’ong di consegnare l’elenco completo di dipendenti e familiari, richiesto per ragioni di sicurezza e presunte infiltrazioni di Hamas. Msf parla di «pretesto» che blocca l’assistenza: nella Striscia gestisce 15 presidi, assiste un terzo delle nascite e sostiene il 20% dei posti letto.
È morto a 97 anni Gilberto Salmoni, l’ultimo italiano sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald e ultimo genovese testimone della Shoah. Era il presidente onorario di Aned Genova. Neppure una settimana fa, emozionato, aveva ricevuto il Grifo d’Oro, la massima onorificenza assegnata dal Comune, e aveva consegnato il suo messaggio ai giovani: «Apprezzate l’Europa», racconta Repubblica.
Un 22enne è stato arrestato con l’accusa di essere tra gli aggressori di Alessandro Calista, l’agente picchiato durante gli scontri nel corteo di protesta per lo sgombero del centro sociale Askatasuna, riporta il Corriere. Altre due persone sono arrestate e 24 denunciate. Dopo i fatti di Torino – con l’espressione di solidarietà alle forze di polizia anche da parte della presidente Ucei Noemi Di Segni – Palazzo Chigi valuta un giro di vite con fermo preventivo di almeno 12 ore per i facinorosi diretti alle manifestazioni, stop alla vendita di coltelli ai minori ed estensione dello scudo penale e della tutela legale per forze dell’ordine e altre categorie, con l’obiettivo, scrive il Corriere, di evitare nuove escalation nelle piazze.
Ricevendo a Napoli il premio “Pellegrini di Pace”, lo scrittore israeliano David Grossman ha lanciato un appello a «non arrendersi alla paura», denunciando la spirale di odio e radicalizzazione in Israele dopo il 7 ottobre, scrive Repubblica. Per lo scrittore, la pace resta «l’unica strada», possibile solo se si impara a riconoscere il dolore dell’altro e se «nessun interesse geopolitico vale la vita di un bambino».
Secondo Libero, Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, autore di editoriali sul New York Times contro Israele, sarebbe in realtà un colonnello di Hamas. Il quotidiano cita un dossier di NGO Monitor con una foto del 2016 che ritrae Abu Safiya in uniforme a una riunione di alti ufficiali del movimento terroristico. Israele lo ha arrestato a fine 2024, denunciando come l’ospedale da lui diretto fosse usato da Hamas come centro di comando.
Compiono un secolo gli Harlem Globetrotters: Repubblica ne ripercorre la storia, dalla nascita nella Chicago della segregazione alla trasformazione in fenomeno globale che ha unito basket e spettacolo. Lanciati dall’impresario Abe Saperstein, ebreo polacco-americano, furono un simbolo di riscatto afroamericano, anticipando molte innovazioni del gioco moderno. Tra discriminazioni subite negli Stati Uniti e successi planetari, divennero anche strumento di soft power Usa nella Guerra fredda, fino a imporsi come brand mondiale dello sport-show.
Si intitola L’uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale (Laterza) il volume che Antonio Cairoti dedica ad Amendola nel centenario della morte. Sul Corriere della Sera, Paolo Mieli ricorda il deputato liberale che «colse per primo il pericolo fascista» e guidò l’opposizione dopo il delitto Matteotti: l’Aventino, pur sconfitto, «fece traballare Mussolini» e lasciò in eredità l’idea dell’unità antifascista. Sempre il Corriere intervista il giornalista Angelo Polimeno Bottai, nipote di Giuseppe Bottai, che presenta il suo libro Il traditore, proponendo una rilettura del rapporto tra Mussolini e Hitler: il “traditore” sarebbe stato il Führer, sostiene il giornalista, per aver «trascinato l’Italia in guerra» e non aver svelato al duce il Patto d’acciaio. Inoltre la destituzione di Mussolini del 25 luglio 1943 viene presentata da Bottai come un atto di riscatto dei gerarchi fascisti.