DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 4 febbraio 2026

Sale la tensione nel Golfo Persico: un caccia Usa ha abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei Abraham Lincoln. Per i comandi americani è stata «una mossa difensiva», scrive il Corriere della Sera. Nelle stesse ore i pasdaran hanno tentato di fermare una petroliera statunitense nello Stretto di Hormuz, ritirandosi dopo l’intervento di un cacciatorpediniere Usa. Intanto proseguono i tentativi di negoziato tra Washington e Teheran con l’attesa per il vertice di venerdì in Turchia, riporta Repubblica, mentre Israele avverte che «dell’Iran non ci si può fidare» e il regime degli ayatollah minaccia ritorsioni in caso di attacco.

Sul Riformista, Claudio Velardi racconta la missione del Civil-Military Coordination Center, il quartier generale internazionale che coordina sicurezza, aiuti e ricostruzione a Gaza, definendolo il luogo dove «si costruisce il domani» e dove operatori di oltre venti paesi lavorano con «le maniche rimboccate per rimettere in piedi un mondo crollato». Velardi descrive il centro come una «sala macchine» che supervisiona il cessate il fuoco e coordina la logistica umanitaria. Una grande mappa divide la Striscia in «zone rosse» ancora pericolose, «zone verdi» bonificate e una «striscia gialla» di sfollati dove «si decide se il sistema regge o collassa». Nel suo reportage, Velardi evidenzia anche l’impatto economico sugli apparati di Hamas: secondo i dati, «ad agosto 2025 il gruppo terroristico incassava circa 25 milioni di dollari al mese», scesi poi a «6,6 milioni» dopo l’afflusso di aiuti. Il Riformista sottolinea poi il contributo italiano nella pianificazione della futura governance civile e parla di una «fabbrica della ricostruzione» già in funzione.

La Stampa torna sul possibile uscita da Gaza di Medici senza frontiere dopo l’ultimatum israeliano che impone all’ong di fornire i nomi del personale. La coordinatrice medica Martina Marchiò spiega al quotidiano torinese che l’organizzazione rifiuta di consegnare gli elenchi per ragioni di sicurezza, dichiarando che nel conflitto a Gaza «sono stati uccisi «1.700 sanitari e oltre 600 operatori umanitari». L’uscita di Msf, aggiunge, avrebbe effetti pesanti sul sistema sanitario della Striscia: l’ong gestisce «un letto ospedaliero su cinque» e assiste «un parto su tre». L’eventuale espulsione viene descritta come «l’ultimo chiodo sulla bara di un sistema sanitario già in macerie».

Per costruire una pace reale tra israeliani e palestinesi servono «istruzione, istruzione, istruzione», afferma al Riformista l’analista ed ex deputata israeliana del partito centrista Kachol Lavan, Ruth Wasserman Lande. Secondo l’ex parlamentare «non puoi costruire la pace se generazioni intere sono state educate all’odio». Lande sostiene che l’Unione europea dovrebbe verificare i programmi scolastici palestinesi, perché «finanzia quell’educazione e dovrebbe pretendere trasparenza». Stessa cosa per i progetti sostenuti dall’Ue nei territori palestinesi: «Da europei ci si dovrebbe chiedere: dove vanno i soldi? Chi è responsabile? Chi verifica?». Sul futuro di Gaza, aggiunge che «l’idea che Hamas si disarmi è completamente scollegata dalla realtà. Lo dicono loro stessi: non deporranno le armi. Lo stesso vale per Hezbollah e Jihad islamica». Sulle stesse pagine, Luca Longo analizza il “modello Hamas”, definendolo un sistema di «potere totale su un territorio chiuso», in cui il movimento terroristico non agisce solo come organizzazione armata ma come «apparato statale de facto» che controlla amministrazione, sicurezza, giustizia, istruzione e informazione nella Striscia.

«Albanese torna alla Camera per inveire contro il ddl Antisemitismo», sintetizza il Foglio, raccontando l’intervento di ieri della relatrice Onu Francesca Albanese alla Camera, dove è stata invitata da M5S, Pd e Avs. Albanese ha presentato il suo rapporto su Gaza attaccando le proposte di leggi contro l’antisemitismo, raccontano tra gli altri Corriere e Giornale, arrivando ad affermare che «minano le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione». Parole definite «abnormi» da Fratelli d’Italia. «Albanese dimentica, come sempre nei suoi interventi, che gli episodi di antisemitismo dopo il 7 ottobre sono aumentati esponenzialmente in Europa e in Italia. Dimentica che le piazze Pro Pal sono state disseminate di messaggi orribilmente antisemiti come “Palestina libera dal fiume al mare” o “appendi un sionista”», denunciano le deputate FdI Sara Kelani e Ester Mieli (Corriere e Libero).

Per l’inaugurazione venerdì delle Olimpiadi invernali, Milano attende delegazioni da tutto il mondo. In arrivo, per gli Stati Uniti, il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, accompagnati da un imponente dispositivo di sicurezza. Un’incognita resta invece la presenza di rappresentanti israeliani, scrive Repubblica: né il governo di Gerusalemme né il Comitato olimpico hanno ancora confermato la loro partecipazione.

Nuovi documenti sul caso Jeffrey Epstein rivelano i rapporti stretti tra il finanziere e l’ex premier israeliano Ehud Barak. Il nome di Barak, scrive il Corriere, compare quasi 7 mila volte nelle carte pubblicate e mostra una «corrispondenza fittissima» tra i due su temi sensibili geopolitici e affari. Epstein avrebbe parlato con l’ex premier israeliano di contatti con leader internazionali – sostenendo ad esempio di aver rifiutato un incontro con Vladimir Putin – e di opportunità legate alle crisi in vari teatri di guerra.

Repubblica parla del «caso dei romanzi introvabili di Philip Roth»: dopo il passaggio dei diritti da Einaudi ad Adelphi l’unico titolo disponibile in libreria è Portnoy, scrive il quotidiano che prende spunto dalla vicenda per intervistare Shalom Auslander. Lo scrittore americano, considerato un erede di Roth, invita a «trovare un modo per riportare questi romanzi in circolazione» e esalta il coraggio letterario di Roth, capace di affrontare ogni tema senza censure. «Roth mi ricorda qual è il compito di uno scrittore: i codardi non sono ammessi». Auslander rivendica anche le polemiche suscitate dai suoi libri: «Sono stato definito un “ebreo che odia se stesso” dagli ebrei e uno “sporco ebreo liberale frocio” dagli antisemiti, spesso per lo stesso libro. È fantastico quando succede».