DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 6 febbraio 2026

Al via oggi i negoziati tra Washington e Teheran. Il Corriere della Sera li definisce «i più fragili degli ultimi anni, con un alone di rassegnazione che serpeggia per tutto il Golfo Persico». Per il Corriere «traballano anche i punti di partenza». Teheran, con l’economia in ginocchio schiacciata dalle sanzioni, «vuole blindare il negoziato solo sul nucleare». Washington, invece, «reclama un’agenda più ampia: missili balistici, sostegno ai proxy, sicurezza regionale». C’è ancora spazio per una soluzione negoziale? «Il passato dimostra che i negoziati sono stati usati dall’Iran per guadagnare tempo», sostiene l’analista israeliana Sarit Zehavi, direttrice del Centro Ricerche Alma, in una intervista con il Sole 24 Ore. «Dopo il Jcpoa, Teheran ha continuato a sviluppare missili balistici e proxy regionali, senza rinunciare alle proprie ambizioni strategiche».

«Fare la morale a Israele da lontano mi sembra una trappola in cui è fin troppo facile cadere. Allo stesso tempo, mettersi davvero nei panni di Israele senza essere ebrei è qualcosa di estremamente difficile», dichiara Edi Rama alla Stampa. Il premier albanese confida di faticare a immaginare «come condurrebbero una guerra coloro che si trovassero alla guida di un paese colpito come Israele il 7 ottobre, me compreso». Hamas, prosegue Rama, «non è soltanto il perpetratore degli orrori del 7 ottobre, è anche la causa principale delle sofferenze del popolo palestinese» e Gaza deve «diventare il volto nuovo del futuro Stato palestinese».

Il capo di Hamas all’estero Khaled Meshaal, un ministro della Repubblica islamica dell’Iran e l’italiana Francesca Albanese. Sono alcuni degli ospiti dell’Al Jazeera Forum di Doha, al via domani con tema «la causa palestinese e l’equilibrio di potere regionale nel contesto di un mondo multipolare emergente» (Il Giornale).

«Diversi funzionari israeliani sono stati critici verso di noi, Ma tante altre persone pensano che abbiamo coperto al meglio la situazione umanitaria e la condotta militare israeliana nella Striscia», dice a Repubblica l’ormai ex capo dell’ufficio di Gerusalemme del Washington Post, Gerry Shih. Il giornalista, finalista del Premio Pulitzer per le sue inchieste sull’uso dei social come strumento di odio da parte dei nazionalisti indù, è stato appena licenziato insieme a 300 colleghi.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è forse cieco? Se lo chiede il Riformista, domandandosi come mai non lo interessino «le armi dei terroristi di Gaza infilate nei borsoni degli aiuti umanitari griffati Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il sussidio dei cosiddetti rifugiati palestinesi».

Iniziano oggi i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. A rovinare la vigilia, riporta il Giornale, «ci hanno provato i soliti antagonisti e contestatori propal». Un centinaio di loro hanno inscenato un’iniziativa anti-Israele nel retro dell’Università Statale. Hanno sparato dei fumogeni rossi «ma non sono riusciti ad avvicinarsi».

«Criticare Israele e i suoi governi non è antisemitismo. Negare solo agli ebrei il diritto a uno stato, invece, lo è». Lo scrive l’ex parlamentare Emanuele Fiano, sul Foglio. La ragione del suo intervento è un post del Giovani democratici di Bergamo, secondo i quali “Meglio maiale che sionista”.

«Io sono pro-Palestina, l’ho già dichiarato e mi sono sempre schierato con i più deboli. Ma siamo sicuri che impedire a dei paesi di gareggiare sia la scelta giusta? Alzare altri muri, chiudere al dialogo non lo è». È il pensiero del cantante Leo Gassman, intervistato dal Corriere, sui boicottaggi di Israele all’Eurovision.

Al Foglio, la società israeliana Cgi Group illustra i contatti e le trattative avviate per recuperare i gioielli rubati di recente al Louvre nella «rapina del secolo».