L’ANALISI – Le radici dell’odio anti-israeliano, dal ’67 a oggi

L’odio anti-israeliano non nasce con il 7 ottobre e con la guerra a Gaza. Come e perché questo sentimento si è sviluppato nella società italiana è il tema dell’ultimo saggio dell’analista romano Joel Terracina, esperto di geopolitica e già presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia. In un research paper pubblicato dall’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, Terracina individua nella Guerra dei Sei Giorni un momento spartiacque per l’affermazione di alcune teorie preconfezionate di nuovo attuali: dal carattere colonialista d’Israele alla sua natura artificiale, dall’estraneità del popolo ebraico a quell’area geografica alla traslazione del mito del guerrigliero latino-americano ostile agli Usa in quello del combattente palestinese che vuole la distruzione di Israele. Non c’è così da sorprendersi se il conflitto mediorientale finisca sempre più spesso «per essere letto e interpretato in chiave ideologica», attribuendo in ogni caso sempre e comunque un carattere negativo al sionismo, perché interpretato come «sinonimo di oppressione dei diritti del popolo palestinese». È una storia antica, ricorda Terracina, segnalando come il sionismo fosse equiparato al razzismo già nella tristemente celebre risoluzione Onu 3379 del 10 novembre 1975. Il premier era allora un laburista, Yitzhak Rabin. E sedici anni furono necessari per ritirare quell’atto sulla spinta del cambiamento nelle relazioni internazionali con la fine della Guerra Fredda a seguito della caduta dell’Urss. Da sempre, d’altronde, «i detrattori di Israele cercano di servirsi delle arene politiche internazionali per isolare e demonizzare lo Stato ebraico». Lo si vedrà poi di nuovo nel 2001, nella farsesca conferenza anti-razzismo di Durban. E se il rifiuto di Israele resta di moda in «certi ambienti della sinistra italiana» ed è entrato con forza negli atenei dove la causa palestinese «sembra trovare nuovi proseliti» nel movimento no-global, resta attuale anche all’estrema destra. Nella percezione della galassia nera, sottolinea Terracina, Israele «rimane uno Stato artificiale e dunque non è riconoscibile il diritto del suo popolo all’autodeterminazione».

a.s.