DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 13 febbraio 2026
Il 19 febbraio il Board of Peace promosso dal presidente Usa Donald Trump dovrebbe annunciare «miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e i piani per una forza internazionale di stabilizzazione». Lo scrive il Sole 24 Ore, spiegando che al primo incontro parteciperanno circa 20 paesi – tra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Qatar e Indonesia – mentre l’Europa sarà quasi assente e non ci saranno né il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu né le Nazioni Unite, che intendono però coordinarsi con il nuovo organismo. Il progetto, spiega il quotidiano, resta incerto: Hamas rifiuta di disarmarsi e contesta la bozza costituzionale palestinese, mentre la nuova forza di polizia e quella di stabilizzazione non sono ancora state definite né addestrate
Dopo la Francia, anche la Germania ha chiesto le dimissioni di Francesca Albanese dal ruolo di relatrice Onu per la sua «posizione insostenibile su Israele». Sulla stessa linea, riporta il Corriere della Sera, è l’Italia: «Le posizioni di Albanese non rispecchiano quelle del governo italiano. Le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite», ha affermato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Repubblica scrive che per il momento Roma non ha formalizzato la richiesta di dimissioni di Albanese. Dall’Onu il portavoce Stéphane Dujarric ha ricordato che i relatori sono indipendenti e che spetta agli Stati membri contestarne l’operato (Stampa).
A due giorni dal suo intervento in un forum di Al-Jazeera con ospiti Hamas e Iran, Albanese, riportano Corriere, Stampa e Repubblica, nega di aver definito Israele «nemico comune», parla di montaggio mediatico, e sostiene di aver definito «nemico comune il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina». Intanto in Italia riesplode il caso delle cittadinanze onorarie: «A Napoli e Firenze i sindaci Gaetano Manfredi e Sara Funaro si sono opposti e hanno stoppato le iniziative dei rispettivi consigli comunali», scrive il Corriere, mentre «la pratica è in stallo a Milano: la mozione per la concessione della cittadinanza è in attesa di discussione». «Altro che dimissioni. Il campo largo. “Continueremo a invitare Albanese”», titola il Foglio, raccontando una parte della sinistra italiana faccia quadrato attorno alla relatrice Onu. Secondo il quotidiano, esponenti di Avs e M5s – con il Pd in posizione più defilata – confermano l’intenzione di continuare a ospitarla in Parlamento. La Stampa chiede un’opinione alla storica Deborah Lipstadt, inviata Usa contro l’antisemitismo durante l’amministrazione Biden. Per Lipstadt, Albanese «può essere critica nei confronti della politica israeliana quanto vuole. Gli israeliani sono i primi critici nei confronti della politica israeliana. Ma lei è coinvolta in un palese antisemitismo». Il Fatto Quotidiano difende Albanese e parla di «caccia alla strega», sostenendo che dietro la richiesta di dimissioni francesi ci sia «l’ombra lobby israeliane».
L’Onu ha eletto l’Iran vicepresidente della Commissione per lo Sviluppo sociale, che promuove «democrazia, uguaglianza di genere e tolleranza». Il Foglio parla di «paradosso» per il ruolo affidato al regime degli ayatollah e critica il segretario generale António Guterres per aver inviato a Teheran «le più calorose congratulazioni» per l’anniversario della Repubblica islamica del 1979, definita nel messaggio una ricorrenza utile a riflettere sul «ruolo e contributo nella comunità internazionale». Guterres, denuncia il Foglio, «gode di un’aura di imparzialità e ogni volta sceglie di lusingare Teheran invece di condannarla con la stessa veemenza riservata ad altri».
In un’intervista alla Stampa, il ct della nazionale palestinese Ehab Abu Jazar – premiato con la Panchina d’oro speciale Aiac 2025 – racconta una squadra composta da giovani costretti a lasciare Gaza e la West Bank dopo il 7 ottobre, con famiglie «ancora sotto le bombe». «Israele non vorrebbe che giocassimo», accusa, denunciando stadi distrutti, posti di blocco e difficoltà negli spostamenti.
«È un’operazione di ricatti sessuali israeliani… direttive della mafia filo-israeliana». Così, racconta Libero, la giornalista Rula Jebreal ha giustificato la citazione del suo nome negli Epstein Files, rilanciando la tesi complottista secondo cui Jeffrey Epstein sarebbe stato un agente del Mossad e lo scandalo servirebbe a colpire chi denuncia Israele. Una narrazione smontata dal Times Of Israel, ricorda Libero: la fonte che lega Epstein ai servizi israeliani è un truffatore e negazionista della Shoah, già condannato per frode. Per Libero, le accuse di Jebreal – rilanciate anche da Alessandro Di Battista – alimentano un «tripudio di complottismo» a tinte antisemite.
Kanaan, noto ristorante israelo-palestinese di Berlino, chiuderà a marzo dopo dieci anni di attività. Lo racconta il Venerdì di Repubblica, spiegando come il locale fondato dall’israeliano Oz Ben David e dal palestinese Jalil Dabit sia diventato un simbolo di dialogo e tolleranza. Tra vandalismi, tensioni legate alla guerra a Gaza e aumento dei costi, l’esperienza del ristorante si conclude, ma il progetto proseguirà, scrive il Settimanale, con eventi e una miniserie prodotta dalla casa tedesca Traumfabrik Babelsberg, ispirata alla loro storia.