LA POLEMICA – Emanuele Calò: Per il dialogo serve competenza

In un recente programma Rai, la domenica mattina, il sacerdote che lo conduceva ha ritenuto di dire che «i giudei disprezzavano i samaritani». Ci siamo sentiti, sempre la domenica mattina, ho preso atto di una sua grande disponibilità. Non vedendo, però, come uscire dall’impasse, gli ho scritto di nuovo, menzionando Matteo 10:5: «Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele». Non mi paiono indispensabili né le chiose né i commenti, ragion per cui non intendo fare inutili disquisizioni, tengo ad esprimere, però, tre concetti:

a) Credo fermamente nella necessità di irrobustire l’amicizia ebraico-cristiana, perché sono certo che dà e può dare grandissimi risultati. Viceversa, credo che gli episodi di attrito siano sbagliati e che nuocciano non solo all’ebraismo ma anche al cristianesimo. Nel caso citato, c’erano due possibilità di citare i samaritani. Ipotizzo che l’ideale sarebbe stato non citare nessuno ma, se si decidesse di citare, bisognerebbe citare per intero.

b) Quando ci sono degli episodi che non persuadono, come per esempio le critiche presso Vatican News rivolti da un certo tipo di ebrei alle comunità ebraiche, sarebbe bene dar voce anche alla difesa, cioè, alle stesse comunità ebraiche. L’ho chiesto, senza ricevere risposta.

c) Quando lo scorso giugno presso la chiesa di Sant’Ignazio a Roma si è tenuta una preghiera collettiva per la pace, sono stati chiamati sacerdoti di diverse fedi ma, al posto dei rabbini, è stata chiamata ciò che il sacerdote organizzatore mi ha descritto come «uno degli esponenti più alti del mondo ebraico». Visto che il discorso verte sull’altezza, e poiché si parla di rabbini, non penso che siano più bassi di alcuno. In ogni caso, come non sono surrogabili preti, pastori e imam, non sono nemmeno surrogabili i rabbini. Rifletta l'”alta personalità” se sia stato giusto sostituirla ai rabbini. Non è un precedente entusiasmante.

In ogni caso, nessuno provi ad incrinare l’amicizia ebraico cristiana, che è indissolubile, eterna, solida e basata su dei testi irrevocabili. Semmai, consigliamo di leggerli.

Emanuele Calò