DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 18 febbraio 2026
La maggioranza di governo ha approvato la risoluzione che autorizza l’Italia a partecipare, come osservatrice, alla riunione inaugurale del Board of Peace per Gaza in programma giovedì a Washington. Il nostro paese sarà rappresentato con tutta probabilità da Antonio Tajani, il ministro degli Esteri. Compatte per il no le opposizioni. Anche se con diverse sfumature rispetto alla percezione degli eventi, scrive il Corriere della Sera: «A Montecitorio c’è Ricciardi del M5S che ripete ossessivamente la parola genocidio, ci sono Richetti di Azione, Faraone di IV che quel termine non lo adoperano proprio e c’è Schlein che lo utilizza solo una volta».
Quale postura assumerà l’organismo voluto da Donald Trump? Per Repubblica, si tratta adesso di vedere «se potrà davvero diventare uno strumento più agile ed efficace dell’Onu, un concorrente stimolante, oppure un martello con cui sgretolare il sistema multilaterale costruito dopo la Seconda guerra mondiale per non ripetere gli errori del passato». Tra i motivi per il quale l’Italia dovrebbe sedersi al tavolo sulla Striscia, sostiene Libero, c’è la nuova Via del Cotone «cruciale per la strategia sul Mediterraneo allargato». Gli Usa sono interessati «perché servirebbe a depotenziare la Cina». A patto però che l’area del Medio Oriente sia pacificata, a cominciare da Gaza. «Il corridoio, infatti, passerebbe proprio per Israele. Ma è impensabile senza una ripresa degli accordi di Abramo».
«Il Board of Peace fa un po’ senso e un po’ ridere», osserva Giuliano Ferrara sul Foglio. «Detto questo, è ancora più ridicolo l’atteggiamento snobistico di ostilità per principio al business, cioè allo sviluppo, come una delle vie per superare la condizione avvilente e disperata di una terra distrutta dal terrorismo al governo, dalla provocazione violenta, dal nichilismo antiebraico, dalle conseguenze del pogrom del 7 ottobre e da decenni di negoziati e finte o invalide o inutili trattative».
Su vari giornali si parla dell’assassinio in Francia del 23enne militante di estrema destra Quentin Deranque, vittima di un agguato da parte di aderenti a un gruppo di estrema sinistra fondato dal deputato mélenchonista Raphaél Arnault. Per il Foglio, «l’episodio ha riportato al centro del dibattito il tema delle sinistre irreconciliabili, dell’incompatibilità tra la gauche repubblicana e una gauche radicale sempre più pericolosa per la stabilità democratica».
È un caso la telecronaca della tv della Svizzera francese rispetto alla prestazione della squadra israeliana nella gara di Bob a 2 delle Olimpiadi. Invece di commentare la gara, il giornalista Stefan Renna si è prodotto in quello che Libero definisce «un editoriale antisemita». Tra le accuse rivolte a uno dei due sportivi, Adam Edelman, di cui ha chiesto l’esclusione dai Giochi, c’è quella di essersi proclamato «sionista fino al midollo». Per il Foglio, i due minuti di performance televisiva di Renna dovrebbero restare «a vergogna» negli annali del nuovo antisemitismo. Che rapporti avete con gli altri atleti?, domanda Repubblica a Edelman in una intervista. «Non parliamo molto, però tutti sono molto gentili. Solo un atleta ha detto che abbiamo ucciso bambini e cose del genere. Ma è così che vanno le cose».
Il tribunale di Granada ha avviato un’indagine preliminare per incitazione all’odio ed esaltazione del terrorismo nei confronti di Ana Alcalde, una delle animatrici dell’ultima Flotilla. L’inchiesta, riferisce Libero, è stata aperta dopo la denuncia presentata dall’associazione ebraica Acción y Comunicación sobre Oriente Medio.
Guido Vitiello (Il Foglio) analizza una recente diretta di Alessandro Di Battista con Moni Ovadia dal titolo “Antisemitismo e antisionismo”. I due «hanno provato a convincere il loro pubblico che l’accusa di odio antiebraico è usata strumentalmente», spiega. Alle loro spalle incombeva però «il capoccione semicalvo di Netanyahu, coperto di ombre minacciose, con gli occhi avidamente puntati su un planisfero». Cioè, chiosa Vitiello, «l’abc dell’archivio iconografico antisemita».
La Stampa celebra i cento anni della ex ballerina e coreografa italo-ungherese Susanna Egri. La figlia di Ernő Erbstein, il direttore tecnico del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, ricorda la sua adolescenza spezzata dalle leggi razziste e il compimento dei suoi 13 anni in treno «attraversando la Germania nazista».