DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 23 febbraio 2026
Giovedì 26 febbraio a Ginevra è atteso un nuovo vertice sul nucleare, forse «l’ultima chance» prima che la diplomazia lasci spazio alle bombe, scrive il Corriere della Sera, sottolineando come Washington chieda a Teheran una proposta «seria» e tenga sul tavolo anche l’opzione militare in caso di fallimento dei negoziati. La Casa Bianca, sottolinea Repubblica, mantiene la linea dello «zero arricchimento», mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi parla di «possibilità di una soluzione diplomatica», ma avverte: «Se gli Usa ci attaccano, ci difenderemo», minacciando le basi americane nella regione. Per Repubblica, «le posizioni sembrano ancora distanti e Teheran si prepara alla guerra, coordinandosi con Hezbollah e con i russi: secondo il Financial Times avrebbe firmato accordi con Mosca per l’acquisto di missili».
In Iran, raccontano i quotidiani, c’è una nuova ondata di proteste nelle università dopo i sit-in di gennaio: studenti di Teheran e di altre città, tra cui Mashad, sono tornati in piazza nel 40° giorno dalle uccisioni attribuite alle forze di sicurezza, scandendo slogan contro la Guida suprema e i Pasdaran. Secondo attivisti e video diffusi sui social, membri del Basij avrebbero fatto irruzione nei campus, chiuso i cancelli, «aggredito e picchiato» gli studenti e arrestato «decine» di giovani, riporta il Giornale. Secondo Libero, l’ayatollah Ali Khamenei – di fronte alla pressione militare Usa – starebbe «pianificando la successione», predisponendo una linea di comando alternativa in caso di attacco o eliminazione.
Su La Stampa Bernard-Henri Lévy chiede le dimissioni di Francesca Albanese dal ruolo di relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi, chiarendo come Albanese non sia vittima di una «campagna di discredito», ma autrice di dichiarazioni reiterate contro Israele e il mondo ebraico, fino a relativizzare o negare le atrocità del 7 ottobre e ad avallare tesi complottiste antisemite. Per Lévy, questa «coerenza, veemenza, accanimento» rende la permanenza della relatrice Onu nel suo incarico «un’offesa al diritto internazionale» e alla «decenza».
«Da Gaza all’Ucraina passando per l’Iran, così il disordine globale spaventa gli italiani», titola La Stampa. Nel sondaggio analizzato da Alessandra Ghisleri, l’80,2% degli italiani giudica instabile la situazione internazionale. Le crisi più temute sono il Medio Oriente (72,2%) e la guerra Russia-Ucraina (63,3%), mentre Africa e Asia preoccupano meno. Per il 34% l’Italia ha un ruolo «collaborativo ma non leader» e la priorità indicata è la «mediazione diplomatica» (64%), più che sanzioni o uso della forza.
«Molte Ong hanno operato al fianco del terrore di Hamas». Lo sostiene Gerald Steinberg, presidente di Ngo Monitor, in un’intervista a Il Tempo. Steinberg richiama un report pubblicato a dicembre 2025, secondo cui «il 50% di ciò che è arrivato come aiuto umanitario dall’Europa, dall’Onu e dal resto del mondo» sarebbe stato dirottato da Hamas per finanziare «tunnel e armi». Lo dimostrerebbero, prosegue il presidente di Ngo Monitor, «migliaia di documenti» rinvenuti a Gaza, da cui emergono contatti strutturati tra l’organizzazione terroristica e alcune Ong straniere.
La West-Eastern Divan Orchestra, fondata da Daniel Barenboim ed Edward Said e composta da musicisti israeliani, palestinesi e arabi, oggi è diretta da Zubin Mehta, che ha raccolto il testimone di Barenboim. In tournée, il maestro quasi 90enne è stato colto da una «debolezza» a Torino, ma per La Stampa è «in realtà una prova della sua forza interiore», segno di un impegno che continua «in un momento storico particolarmente delicato» nel nome della convivenza.
Per far gareggiare sul bob la riserva hanno finto che il titolare fosse infortunato. Ward Fawarseh era pronto a entrare in squadra per diventare il primo druso israeliano in gara alle Olimpiadi, ma il comitato olimpico israeliano si è accorto della violazione e ha squalificato il team impedendogli di partire nella 3ª manche. Un caso raccontato da Repubblica che parla di «controversa storia del bob israeliano ai Giochi di Milano Cortina, iniziata con un misterioso furto nell’appartamento in una località tenuta segreta per motivi di sicurezza e terminata con una squalifica».
Antonio Monda intervista per il Foglio Ian Buruma, intellettuale olandese a New York, che rivendica il suo «naturale scetticismo» e la diffidenza verso «la gogna e la caccia alle streghe». Buruma riflette sull’America di Trump, che considera una caricatura inquietante degli Usa, e sul declino del liberalismo, oggi minacciato dall’erosione delle norme democratiche. Rievocando le sue radici, ricorda che «la mia trisavola materna, ebrea, era immigrata dalla Germania in Gran Bretagna» e che i suoi «nonni ebrei da parte di madre sentivano che le loro vite erano state salvate da Churchill e Roosevelt». Un’eredità che lo porta a guardare con «profonda tristezza» ai valori di libertà e apertura che, a suo avviso, gli Stati Uniti stanno smarrendo.
Intervistato da Repubblica, l’artista JR presenta La Caverne du Pont Neuf, installazione che a giugno trasformerà per tre settimane il ponte parigino in una grotta percorribile, omaggio ai quarant’anni dall’opera di Christo e Jeanne-Claude. JR, visual artist e fotografo francese di origine tunisina, rivendica un’arte «reale, palpabile. In una parola: umano» e sottolinea il suo impegno nei contesti di conflitto, ricordando il progetto Face 2 Face «tra israeliani e palestinesi», dove non era possibile «avere l’accordo di entrambe le parti».