DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 24 febbraio 2026

Giovedì a Ginevra è in programma il terzo round dei colloqui tra Teheran e Washington. Per il Corriere della Sera, «le speranze per un lieto fine sono ridotte al minimo» e tutto sembra andare nella direzione di un nuovo conflitto. I segnali sono molti. Il dipartimento di Stato Usa, racconta il Corriere, «ha ordinato lo sgombero del personale non essenziale dall’ambasciata di Beirut; aerei cisterna per il rifornimento in volo e aerei da trasporto statunitensi sono stati avvistati all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv; la seconda portaerei, la Uss Gerald R. Ford, la più grande al mondo, è arrivata a Creta e fila dritta verso Haifa». In Iran intanto continuano «a spirare venti di fortissima tensione», come sottolinea tra gli altri Avvenire. «Non solo per la minaccia di un attacco Usa, ma anche perché i focolai interni di opposizione al regime degli ayatollah sembrano tutt’altro che spenti malgrado la brutale repressione, con il terzo giorno di proteste nelle università del paese».

Il Tempo intervista Oden Ailam, ex alto ufficiale del Mossad, secondo il quale «in Medio Oriente le linee rosse sono spesso tracciate con una matita dalla gomma pronta». Vale anche per il negoziato sul nucleare. A detta di Ailam, «il regime iraniano calcola di poter assorbire un attacco breve e mirato e sopravvivere, per questo offre concessioni minime e necessarie mentre preserva la propria leva nucleare». Mentre dal suo canto «Trump non ha alcun desiderio di “un altro Iraq o Afghanistan”» e «probabilmente ritiene che un attacco chirurgico possa costringere Teheran ad accettare». Nessuno, però, «può prevedere l’esito finale».

A Gaza proseguono le brutalità di Hamas contro i civili, dalle spedizioni punitive contro chi si rifiuta di pagare il pizzo allo sfollamento con le armi dei rifugiati. Tutto questo accade «mentre né dalle Nazioni Unite né dalle diplomazie in ansia per la situazione umanitaria di Gaza si levi una sola voce di condanna» (Il Riformista).

La giornalista Bari Weiss, caporedattrice di Cbs News e da tempo nel mirino del mondo propal Usa, ha dovuto annullare una conferenza all’Università della California per motivi di sicurezza. Ne scrive il Foglio, segnalando le parole del suo agente: «Come persona che ha pagato il prezzo della violazione della propria sicurezza personale per aver parlato apertamente del dilagante sentimento antisraeliano e antisemita nei campus universitari, capisco perfettamente perché Bari abbia annullato».

Il Giornale torna a parlare di Francesca Albanese. Per il quotidiano diretto da Tommaso Cerno, se l’Onu salva la special rapporteur «perde se stessa» e «compromette quel po’ di credibilità che le è rimasta». E questo «è il punto di caduta dell’estenuante vicenda dell’italiana relatrice sui Territori palestinesi».

“Nuova fatwa islamica: Sanremo sionista”, titola il Giornale. «Mohammad Hannoun è in carcere a Terni in regime di massima sicurezza, ma i suoi epigoni non si arrendono. L’ultimo pretesto piuttosto surreale scelto dalla sua associazione, l’Api, per scendere in piazza, è per protestare contro Sanremo», viene spiegato. L’iniziativa è in programma domani sotto la sede milanese della Rai. Insieme ai Palestinesi in Italia ci saranno il Global Movement to Gaza e i boicottatori del Bds.

Repubblica recensisce il libro Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli (ed. Feltrinelli) di Widad Tamimi, figlia di madre ebrea e padre palestinese. Per Repubblica, «l’autrice cerca dentro di sé, nelle cuspidi della propria biografia, quella sintesi di pace e convivenza tra due popoli che non vede altrove».