DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 25 febbraio 2026
Nel discorso sullo Stato dell’Unione – il più lungo della storia moderna, quasi due ore – il presidente Usa Donald Trump ha rivendicato una «svolta secolare» e il ritorno a una «età dell’oro», nonostante il 57% degli americani, scrive il Corriere della Sera, disapprovi la sua gestione dell’economia. Sul Medio Oriente, il presidente ha ribadito che all’Iran, «sponsor numero uno del terrore», «non sarà mai consentito di avere un’arma nucleare», senza però chiarire, osserva il Corriere, se intenda procedere con un attacco. «Sono gente terribile», ha affermato riferendosi agli ayatollah, aggiungendo: «Ora stiamo negoziando, vogliono un accordo ma non avranno mai un’arma nucleare». Per la prima volta, sottolinea Repubblica, Trump ha anche affermato che Teheran starebbe sviluppando missili a lungo raggio in grado di colpire il territorio americano: «Hanno già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero, stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti».
Intervistato dal Foglio, l’ex capo dell’intelligence militare israeliana Amos Yadlin elenca «cinque scenari» possibili nei confronti dell’Iran: un «cattivo accordo» sul nucleare come quello del 2015; un «buon accordo» con «zero arricchimento» e forti limiti ai missili; un «attacco limitato» per riportare Teheran al tavolo; una «guerra su vasta scala» senza truppe di terra; oppure una «pressione prolungata» sul modello Venezuela. Yadlin auspica un’intesa solida ma teme che restino sul tavolo «i tre scenari militari» e definisce quello iraniano «un regime malefico, religioso e radicale», oggi indebolito dal dissenso interno, sottolineando come la sua eventuale caduta porterebbe «stabilità a tutta la regione». Su Domani, l’ex ministro degli Esteri israeliano Shlomo Ben-Ami avverte che «gli attacchi militari statunitensi non sono certo una ricetta per una transizione ordinata verso la democrazia».
In attesa degli sviluppi di Ginevra, nelle università iraniane per il quarto giorno di fila sono continuate le proteste degli studenti, che si sono allargate anche ad alcune scuole. La repressione non si è fatta attendere: polizia in borghese e forze di sicurezza, molte delle quali armate, hanno cercato di invadere gli atenei per reprimere le manifestazioni, riporta il Sole 24 Ore: «Dopo i massacri di gennaio, quando oltre 30mila giovani sono stati uccisi, il regime degli ayatollah è anche tornato ad agitare lo spettro della pena di morte per chi partecipa ai cortei».
L’Iran avrebbe da anni legami con i cartelli della droga messicani e con reti criminali in America Latina, attraverso i Guardiani della Rivoluzione e i loro proxy come Hezbollah. Lo racconta Libero, che spiega come queste alleanze servirebbero a finanziare e sostenere attività ostili agli Stati Uniti, anche con il coinvolgimento di gruppi come gli Houthi yemeniti nel traffico di droga e nella logistica clandestina.
Il premier indiano Narendra Modi è in visita ufficiale in Israele su invito di Benjamin Netanyahu e terrà il primo discorso di un capo di governo indiano alla Knesset. Lo scrive il Foglio, sottolineando come l’asse tra Nuova Delhi e Gerusalemme sia diventato negli ultimi anni una “partnership strategica”, con una forte cooperazione in difesa, tecnologia e sicurezza.
17 ong, tra cui Oxfam, Medici Senza Frontiere e Norwegian Refugee Council, hanno fatto ricorso alla Corte Suprema israeliana contro la decisione di negare la registrazione alle organizzazioni attive a Gaza e nei Territori occupati che non forniscano dati personali degli operatori. Le organizzazioni coinvolte sono 37 e rischiano di cessare le attività dal 1 marzo. Nel ricorso si chiede la sospensione degli ordini di chiusura, mentre Oxfam invita i governi, compreso quello italiano, a intervenire, avvertendo che lo stop agli aiuti avrebbe gravi conseguenze sulla popolazione di Gaza.
«Qui sono molto arrabbiati con la comunità internazionale perché non permette alla Russia di fare in Ucraina quello che permette a Israele di fare in Palestina». Lo ha detto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca dei Latini a Gerusalemme, in videocollegamento all’evento «Per continuare a parlare di pace» organizzato dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna (Avvenire e Sole 24 Ore).
Dal razionamento delle uova negli anni ’50 al centro di ricerca Nvidia ad Haifa: il Riformista racconta così la trasformazione di Israele in potenza tecnologica. I recenti investimenti di Nvidia, Google e Apple non sarebbero «scommesse», ma «ritorni» per i decenni di spesa in innovazione, dalla difesa all’IA, pianificati da Gerusalemme. Anche la guerra, prosegue il quotidiano, non ha fermato questa traiettoria: Israele non ha convertito la propria economia in un sistema bellico, mantenendo un vantaggio tecnologico che segna «l’abisso di differenza» con i suoi nemici. Per questo, conclude il Riformista, «Nvidia programma il futuro dei propri chip ad Haifa: non a Teheran».
Nella sua rubrica sul Foglio, Andrea Marcenaro attacca la leader del Pd Elly Schlein accusandola di ignorare il riemergere di un clima antisemita, citando episodi in ambito sportivo e mediatico. Marcenaro ironizza su un antifascismo che finirebbe per chiudere gli occhi davanti all’«odio per l’atleta circonciso».
Il 12 aprile ripartirà da Barcellona una nuova “Flotilla” diretta a Gaza, a cui si unirà anche la nave della Ong spagnola Open Arms. Libero descrive l’iniziativa come un’operazione mediatica pro-Pal, sottolineando la presenza di attivisti come Ana Alcalde, detta “Barbie Gaza”, che ha negato gli stupri del 7 ottobre e «minimizzato la strage islamista dello scorso 14 dicembre a Bondi Beach, Sydney – 15 morti e 40 feriti – dicendo che la mattanza forse era stata architettata dal Mossad».
Partendo dalle critiche al premier ungherese Viktor Orban — accusato di stare «apertamente con Putin» — e al ministro Matteo Salvini per il caso Rogoredo, Aldo Cazzullo legge in questi episodi il segno di una più ampia torsione della destra contemporanea. Cita, tra gli esempi, «Netanyahu che costringe gli ambasciatori israeliani a cancellare i segni di cordoglio per la morte di Papa Francesco» e «l’ambasciatore americano a Parigi Charles Kushner che, convocato per due volte, per due volte non si presenta». «Non è solo arroganza; sono atteggiamenti da regime autoritario, da ayatollah», sostiene Cazzullo.
Su Avvenire Gabriele Nissim presenta la “Carta della Democrazia” di Gariwo come un invito a difendere la democrazia con gesti concreti: riscoprire «il gusto del dialogo», essere «argine all’odio» e custodire un’etica della nonviolenza.