DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 26 febbraio 2026
Tanti occhi sono puntati oggi su Ginevra per i negoziati indiretti tra Usa e Iran. Come andrà a finire? Per Philip Gordon, ex consigliere di Joe Biden, ascoltato dal Corriere della Sera, «c’è un rischio significativo di conflitto, Trump vorrebbe un accordo, ma le sue richieste potrebbero includere qualcosa che semplicemente l’Iran non è in grado di dare, specialmente sui missili balistici». Secondo Gordon, «un accordo nucleare dovrebbe essere possibile» perché «il programma iraniano è decimato». L’aspetto chiave, ribadisce, sono però «i missili balistici: finché l’Iran li ha, Israele si sentirà insicuro e si opporrà a ogni accordo, ma l’Iran è riluttante a cedere». Come racconta il Giornale, il regime liquida come “fake news” lo sviluppo di missili a lungo raggio, ma stime non ufficiali «riferiscono di un arsenale di circa 2mila missili a corto e medio raggio, che minacciano soprattutto Israele».
A Gerusalemme è arrivato ieri il premier indiano Narendra Modi. E per lui c’è stata un’accoglienza «con tutti gli onori, e non poteva essere altrimenti», chiosa il Riformista. «Le relazioni tra i due Paesi, avviate ufficialmente nel 1992, vivono in questo periodo una delle loro fasi migliori. E Benjamin Netanyahu sa di avere a Nuova Delhi un alleato non solo politico, ma anche strategico ed economico». Per il Sole 24 Ore, «la lunga transizione di New Delhi dal sostegno incondizionato alla causa palestinese a un crescente allineamento strategico con lo Stato d’Israele ha compiuto ieri una nuova tappa».
La Jihad islamica ha confermato che Fadi Al-Wadiya, un fisioterapista in forza a Medici Senza Frontiere, ucciso dall’Idf a Gaza nel 2024, faceva parte dell’organizzazione terroristica palestinese. Eppure, accusa il Riformista, «i signori di Medici senza Frontiere non hanno finora creduto di dire una parola a proposito del figuro che stipendiavano nonostante il doppio lavoro, non propriamente commendevole, del terrorista con corpetto da operatore sanitario». Del silenzio della ong scrive anche il Foglio: «I capi di Medici senza Frontiere avrebbero dovuto scusarsi della scoperta che il loro collega era anche un terrorista, poi avrebbero dovuto accusare i terroristi di essersi infiltrati nelle loro strutture corrompendone la nobile missione umanitaria. Niente. Unrwa, Al Jazeera, Medici Senza Frontiere e altri: quando si capirà che enti dell’Onu, organizzazioni umanitarie e media sono stati infiltrati da Hamas e Jihad islamico, sarà sempre troppo tardi».
Il disegno di legge sull’antisemitismo dovrebbe approdare nell’aula del Senato martedì prossimo, scrive il Corriere della Sera. «Il centrodestra sembra aver trovato un accordo. Non verranno introdotte sanzioni penali e salterà il divieto di manifestazioni quando siano prevedibili episodi di antisemitismo. Un testo, quindi, più che potabile per una parte delle opposizioni. E questo mette il Pd in difficoltà». Il Pd ha però «anche un’altra grana da affrontare», si legge. «Per i dem, infatti, sarebbe complicato votare no al ddl della maggioranza perché correrebbero il rischio di incorrere nelle critiche di un pezzo del proprio elettorato e delle comunità ebraiche. Senza contare il fatto che Liliana Segre aveva auspicato la più ampia convergenza su un testo. Al Pd, quindi, si sta anche soppesando la possibilità di un’astensione. E comunque, in questo caso, il fronte delle opposizioni si romperebbe, visto che Iv e Azione voteranno sì, mentre M5S si asterrebbe e Avs voterebbe contro».
Intanto Francesco Boccia, il capogruppo del Pd, ha chiesto alla conferenza dei capigruppo di cambiare l’agenda dei lavori del 3 marzo, inserendo il Media Freedom Act prima del testo base sull’antisemitismo. «Perché Boccia insiste sulla Rai?», si chiede il Foglio. «Perché la destra trova l’intesa sul testo antisemitismo, un testo che la sinistra potrebbe votare se non fosse ostaggio delle sue ossessioni». Per il Foglio, dopo il caso Delrio il Pd «esce un’altra volta male» da questa vicenda.