DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 3 marzo 2026

Nel terzo giorno di guerra contro l’Iran, il conflitto si è esteso dal Golfo a Cipro e al Libano. Il presidente Usa Donald Trump, raccontano Corriere della Sera e Repubblica, ha promesso «una nuova grande ondata» di attacchi, affermando: «Li stiamo facendo a pezzi», e non ha escluso l’invio di truppe di terra.
La guerra coinvolge ormai tutto il Medio Oriente: attacchi hanno interessato impianti energetici in Arabia Saudita e Qatar, mentre in Israele la popolazione resta nei rifugi. Secondo Repubblica, Trump ha avvertito che «il colpo più duro deve ancora arrivare» e che la campagna potrebbe durare «quattro o cinque settimane», con quattro obiettivi: missili, Marina, reti di proxy e programma nucleare, pur ridimensionando l’ipotesi di un cambio di regime. Israele e Usa hanno colpito centinaia di obiettivi in una campagna definita «terrificante», ma confidano che la rappresaglia iraniana «abbia raggiunto il culmine». I comandi parlano di prima fase «di successo», con vertici «decapitati» e arsenali devastati; ora il focus è sugli apparati della repressione (pasdaran, servizi, basij, polizia) per «incentivare alla ribellione». Tuttavia, senza il «collasso della teocrazia sciita», il conflitto rischia di protrarsi e le scorte americane di bombe e intercettori potrebbero esaurirsi in «dieci giorni», rendendo decisivo il fattore tempo.

Hezbollah è entrato in guerra al fianco dell’Iran lanciando razzi e droni su Haifa e rompendo il cessate il fuoco con Israele. Attacchi in gran parte intercettati che hanno provocato la risposta dell’Idf, con «70 obiettivi colpiti» in poche ore, scrive La Stampa. Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir ha annunciato: «Stiamo passando all’offensiva», parlando di «molti giorni di combattimenti» e definendo «possibile» un’incursione di terra. A Beirut, per la prima volta, il governo ha vietato le attività militari del gruppo sostenuto dall’Iran e ordinato di impedire «qualsiasi operazione militare o il lancio di missili». Ma Hezbollah resta autonomo e dispone ancora, secondo l’israeliano Alma Center, di 25mila razzi e mille droni. Sarit Zehavi, direttrice dell’Alma Center, denuncia a La Stampa l’inefficacia di Unifil, che «non ha mai difeso» Israele né disarmato le milizie. Per il Corriere cresce il rischio di guerra civile in Libano; per Domani, l’allargamento del conflitto offre al primo ministro Benjamin Netanyahu «un’opportunità» per colpire un Hezbollah già indebolito.

In un reportage da Beit Shemesh, La Stampa racconta la città a ovest di Gerusalemme dove un missile iraniano ha colpito un rifugio pubblico sotto una sinagoga durante la preghiera, uccidendo nove persone. Tra le macerie emerge un Paese stanco e diviso su Benjamin Netanyahu, ma ricompattato dall’emergenza. «Non ci piace Netanyahu, ma la sicurezza viene prima», afferma al quotidiano un residente di Beit Shemesh, Tamri Gilad Jakobt. Il premier, sotto processo, resta debole nei sondaggi, ma nei momenti di minaccia la sicurezza torna «al vertice della gerarchia morale». L’insegnante Roey Perlstein-Dvir avverte il rischio che i giovani si abituino a sopravvivere «solo a condizione che l’altro scompaia». Sull’Economist il leader dell’opposizione Yair Lapid definisce l’operazione «una guerra giusta», parlando di «chiarezza morale», e il Foglio sottolinea che, pur rivale di Netanyahu, la considera «esistenziale».

Droni iraniani hanno colpito la base britannica della Raf ad Akrotiri, a Cipro, portando la guerra nel territorio Ue: nessuna vittima, ma evacuato l’aeroporto di Paphos e chiuso lo spazio aereo; altri due droni intercettati. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha affermato: «È stata colpita l’Europa», mentre la Grecia ha mobilitato la sua flotta. A Londra il premier Keir Starmer, dopo un iniziale no, ha concesso agli Usa l’uso di basi «per scopi difensivi specifici e limitati». L’Ue, raccontano i quotidiani, resta divisa: la prima dichiarazione comune è arrivata solo domenica sera, tra le critiche di Spagna e Slovenia agli attacchi Usa-Israele non autorizzati dall’Onu e la linea più «pragmatica» della Germania, sottolinea il Foglio. La Commissione invita alla moderazione mentre Madrid, riporta il Sole 24 Ore, esclude l’uso delle basi americane sul suo territorio. Per il Corriere le priorità sono evacuazioni, rotte commerciali, energia e sicurezza; il Foglio evidenzia la frattura tra chi è più aperto a una svolta su Teheran, come von der Leyen e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, e chi chiede «de-escalation immediata».

Dopo l’uccisione di Ali Khamenei si è aperta una transizione incerta in Iran. Corriere della Sera e Repubblica indicano l’emergere di Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ed ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, come possibile successore politico, almeno temporaneo. Laico ma legato a una potente famiglia clericale e fedelissimo del regime, Larijani avrebbe assunto un ruolo centrale nella gestione della crisi, mentre il presidente riformista Massoud Pezeshkian resta in secondo piano.

L’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz: oltre il 20% del petrolio mondiale transita da lì. Più di 150 navi sono ferme e le assicurazioni hanno sospeso le coperture “war-risk”, scrivono Sole 24 Ore e Foglio. Il Brent è salito oltre il 13% verso gli 82 dollari, il gas europeo sopra i 40 euro/MWh. Le Borse hanno limitato le perdite intorno al 2%, con corsa a oro e titoli di Stato.

«La dittatura muore. Tornerò a Teheran per la sollevazione e le elezioni libere». Intervistato dal Corriere della Sera, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, sostiene che il regime iraniano sia «nel suo capitolo finale» e definisce l’intervento contro Teheran «un intervento umanitario» contro «la macchina del massacro», non contro il popolo. Pahlavi si dice pronto a rientrare «il prima possibile» per guidare una transizione verso «un governo secolare e democratico», forte di un piano – l’“Iran Prosperity Project” – che prevede continuità istituzionale, sicurezza, trasparenza nucleare ed elezioni sotto osservazione internazionale.

In Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta «preoccupata» per l’escalation e ha chiesto che «la crisi non dilaghi», ribadendo: «non possiamo permetterci che l’attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche». Al Tg5 ha collegato il caos alla «crisi del diritto internazionale» nata con l’invasione russa dell’Ucraina e ricordato l’impegno italiano per un accordo sul nucleare, scrive il Corriere. Il Foglio sintetizza la linea: «Non appoggiamo ma comprendiamo» Trump. Le opposizioni, guidate dalla segretaria Pd Elly Schlein, chiedono che riferisca in Aula e criticano le «azioni unilaterali». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno spiegato che l’Italia non era stata preavvisata e che non ci sono richieste Usa di utilizzare basi italiane.

Dopo l’escalation, l’Italia ha alzato l’allerta antiterrorismo: rafforzata la vigilanza su oltre 28 mila obiettivi sensibili, tra cui ambasciate, consolati e luoghi di culto. Maggiore attenzione anche alle manifestazioni. Le misure sono state decise dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Negli Stati Uniti l’operazione divide la politica: obiettivi e durata restano incerti, scrive il Foglio. Nel mondo Maga cresce il malumore verso una nuova “guerra infinita”, mentre tra i democratici emergono posizioni più interventiste del previsto: pur chiedendo «chiari obiettivi strategici» e il coinvolgimento del Congresso, diversi esponenti sostengono l’azione contro Teheran.

I Paesi del Golfo si sono ricompattati contro Teheran, aprendo a un possibile rilancio dei Patti di Abramo, sostiene il Riformista. Secondo il Corriere della Sera, l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman appoggia di fatto la campagna israelo-americana e ha rinsaldato l’asse con gli Emirati Arabi Uniti per indebolire il nemico storico iraniano, anche con una convergenza indiretta con Israele.

Israele ha chiuso i valichi di accesso a Gaza. Per Repubblica le scorte di cibo nell’enclave palestinese basterebbero per due giorni e il carburante è quasi esaurito. L’Onu ha definito «imperativa» la riapertura; in serata è stata annunciata una riapertura graduale del valico di Kerem Shalom.

Al Corriere della Sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky esclude di cedere il Donbass («pura follia») e definisce «una buona decisione» l’attacco Usa agli obiettivi iraniani, ricordando il sostegno di Teheran a Mosca. Avverte però che l’escalation in Medio Oriente potrebbe ridurre i sistemi di difesa disponibili per Kiev.

Il ddl contro l’antisemitismo arriva oggi in Senato: alle 14 il testo finale sarà votato in Commissione Affari costituzionali e alle 16.30 approderà in Aula. Il Pd valuta l’astensione per evitare una spaccatura interna, mentre una parte dei riformisti voterà a favore. «Io voterò sì», conferma il senatore dem Graziano Delrio a Repubblica, definendo il testo «frutto di un dialogo molto inclusivo» e «molto migliorato», dopo lo stralcio del divieto di manifestazioni e delle norme penali. Resta divisiva per la sinistra la definizione Ihra. E’ previsto un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre, riporta il Foglio, che inviterà ancora una volta a «realizzare una convergenza trasversale, la più ampia possibile».

A Milano due turisti ebrei argentini sono stati aggrediti in piazzale Siena, riferisce il Quotidiano Nazionale; uno ha riportato la frattura del setto nasale. Indagano i carabinieri, che stanno analizzando le immagini delle telecamere. Libero riporta la forte preoccupazione della Comunità ebraica milanese: il presidente Walker Meghnagi parla di «fatto gravissimo» e di un «clima preoccupante», chiedendo di «rafforzare la sorveglianza sulle nostre scuole e i nostri templi», mentre la vicepresidente Dalia Gubbay afferma: «Per noi è diventato pericoloso girare in città. Non siamo tranquilli».

L’attivista iraniana Leila Farahbakhsh ha fermato un corteo della Cgil a Firenze contro l’intervento Usa, denunciando che «l’Iran festeggia, loro protestano». Intervistata dal Tempo, accusa la sinistra di non essere «mai scesa in piazza per noi» e critica il leader M5S Giuseppe Conte. Anche Libero racconta la contestazione ai pacifisti.