DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 6 marzo 2026
La guerra continua ad espandersi, da Cipro al Caucaso. Donald Trump, in una intervista con Nbc, smentisce l’ipotesi di un attacco via terra all’Iran, considerandola «una perdita di tempo» perché «hanno perso tutto, hanno perso la loro marina, hanno perso tutto ciò che potevano perdere». Mercoledì il Parlamento italiano ha approvato la risoluzione della maggioranza che impegna il governo «a partecipare allo sforzo comune» della Ue «per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana». La risoluzione, osteggiata dai partiti dell’opposizione, conferma al tempo stesso «il rispetto degli accordi internazionali vigenti» nell’utilizzo delle «basi italiane concesse alle forze statunitensi». L’Italia non entrerà in guerra, ha detto la premier Giorgia Meloni. Quanto durerà ancora il conflitto? Quante missili e quante bombe restano in dotazione agli ayatollah? Sono domande che quasi tutta la stampa italiana si pone. L’inviato del Corriere della Sera in Israele parla di «giornate più tranquille» e «meno corse in rifugio» a Gerusalemme e dintorni. «Durerà? O è solo una pausa iraniana? Teheran colpisce con successo i Paesi del Golfo. Un’approssimazione ragionevole indica l’arrivo di almeno 200 missili contro di loro più un numero almeno uguale di droni. Nei primi tre giorni di guerra, Israele ha comunicato di aver intercettato 200 missili in arrivo dalla Repubblica Islamica. A ieri potrebbero essere saliti a 300. Per un confronto: nei 12 giorni della guerra del giugno scorso ne aveva lanciati 500, quindi l’Iran avrebbe raddoppiato il ritmo degli attacchi».
«I leader europei dovrebbero inviarci fiori con biglietti di congratulazioni invece che le loro condanne», racconta al Foglio il medico e scrittore Iddo Netanyahu, fratello del premier israeliano Benjamin. «Stavano progettando di costruire sia le armi nucleari sia i missili balistici in profondità, dove nessuna bomba avrebbe potuto penetrare. Non avevamo altra scelta che agire. Così come ha fatto l’America. La sua leadership sa che l’Iran stava lavorando alacremente allo sviluppo di missili balistici intercontinentali in grado di raggiungere le loro coste e comprende molto bene anche il fanatismo del regime iraniano».
Israele doveva attaccare, non c’erano più alternative. A sostenerlo, in un colloquio con Avvenire, è l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Yaron Sideman. «Risolvere i conflitti attraverso la diplomazia è sempre preferibile alla guerra», afferma Sideman. «Ma diplomazia e dialogo possono funzionare solo se tutte le parti si presentano al tavolo negoziale in buona fede. Nei decenni di interminabili cicli di trattative, il regime iraniano non ha fatto altro che ingannare e fuorviare il mondo».
L’Italia corre il rischio di attacchi o attentati terroristici?, chiede Repubblica all’ex capo di Pentagono e Cia Leon Panetta. «Sì, è un pericolo che dovete considerare. L’Iran sta lanciando missili in tutto il Medio Oriente e a Cipro, non mi sorprenderebbe se vi prendesse di mira. Ha il potenziale per farlo». Con La Stampa parla invece Robert Baer, che per la Cia è stato a capo degli operativi in Medio Oriente. «Esiste una figura credibile che possa guidare il Paese in caso di cambio di regime? Molti parlano dello Shah, le sembra plausibile?», gli viene chiesto. «È un’assurdità totale. Non c’è alcun modo per misurare quanto sostegno abbia nella Repubblica islamica. In realtà non esiste una vera opposizione strutturata. Non si sa chi siano davvero questi attori né quanto siano divisi gli iraniani».
Secondo l’analista e storico militare Edward Luttwak (Il Giornale), «per passare dal non-fallimento al successo» nell’operazione contro gli ayatollah «occorre fare due cose». La più urgente, sostiene Luttwak, «è distruggere la capacità dell’Iran di lanciare i missili e droni». L’altra è «fare gestire la transizione» all’attuale presidente Masoud Pezeshkian, «una grande rarità in tutto il mondo musulmano: un presidente che è stato effettivamente eletto».
«Gli ayatollah sono il fulcro di ogni violenza islamica e non è un caso che oggi allarghino i loro obiettivi andando oltre Stati Uniti e Israele e colpendo i Paesi del Golfo e l’Europa con Cipro», dichiara l’ex premier Matteo Renzi in una intervista con il Corriere della Sera. «È il segno della loro disperazione: stanno perdendo terreno, si sentono scivolare il mondo sotto i piedi, ora è tempo di dare il colpo finale restituendo libertà alle ragazze di Teheran. Questa è la vera posta in ballo». Per Davide Riccardo Romano, che ne scrive sul Tempo, «Hitler avrebbe guardato con estrema simpatia al regime fondato da Khomeini».
In una intervista con i giornali del gruppo Qn, il senatore riformista del Pd Graziano Delrio spiega perché ha votato a favore del ddl sull’antisemitismo: «Il nucleo della legge è la difesa di cittadini italiani di origine ebraica cui è impedito indossare la kippah, parlare all’università, celebrare pubblicamente le feste religiose». La senatrice Ester Mieli di Fratelli d’Italia, intervistata dal Riformista, accusa il “campo largo” di essere influenzato da Francesca Albanese «che gli detta la linea».