LA NOTA – David Sorani: Pacifismo senza nobiltà
Quando (pseudo)democrazia significa ipocrisia. Mi piacerebbe capire in cosa consiste la logica di chi oggi lancia accuse di infervorata indignazione contro l’ attacco USA/Israele all’ Iran denunciando in nome della democrazia la violazione del diritto internazionale, quando è assolutamente evidente che l’ astensione da iniziative belliche contro la Repubblica Islamica – nel rispetto formale della normativa internazionale – si traduce di fatto in una accettazione passiva della cinquantennale repressione antidemocratica di un regime feroce e sanguinario. È innegabile che ogni forma di trattativa e mediazione costruttiva con questo sistema è sin qui risultata del tutto inutile. È palese che gli organismi internazionali a partire dall’Onu sono quanto meno immobilizzati e bloccati nel loro funzionamento pacificatore dai loro stessi meccanismi interni, e talvolta pare che indulgano con compiacimento (contro Israele, soprattutto) nel mettere al bando Stati isolati perché rifiutati dalla maggioranza dei loro membri. È chiaro al mondo intero che l’Iran è uno Stato canaglia che da decenni punta minaccioso le sue armi contro le nazioni concorrenti per poter conquistare un predominio regionale. Eppure i puristi del rigore pseudodemocratico non si scoraggiano.
A prevalere in chi si scaglia per principio contro la guerra agli Ayatollah è, tenacemente, la logica sdegnosa ed elitaria di Soloni che si ergono a giudici superiori, infischiandosene dell’ oppressione fondamentalista di ogni spiraglio di libertà, della violenta repressione di Stato a spese del popolo iraniano (trentamila morti in due giorni), della rete internazionale di terrorismo creata e foraggiata dalla dittatura dei mullah (nella cui struttura globale si inseriscono Hamas e il pogrom del 7 ottobre), del minaccioso sistema di armamenti convenzionali e potenzialmente nucleari di cui questo Stato totalitario è dotato. Non importa. L’ attacco è stato unilaterale, non in linea con i nobili e ormai solo teorici principi del “diritto internazionale”, e dunque quell’ attacco è illegale, ed è chi lo mette in atto a dover essere posto sul banco degli accusati. Cosa conta, in fondo, che una autentica democrazia dei valori sia chiamata a difendere (anche con la guerra, se serve) gli Stati democratici contro chi si arma per aggredire, dominare, distruggere in nome o col pretesto di un oscurantismo religioso totalizzante?
Mi chiedo perché oggi la sinistra sia quasi del tutto prigioniera di principi astratti e ormai “bloccati” e non riesca più ad avere la forza, il coraggio di scelte davvero nobili (non spocchiosamente aristocratiche) in appoggio a popolazioni che soffrono e protestano. Può una sedicente sinistra opporsi nei fatti a migliaia di manifestanti iraniani che solo due mesi fa a gran voce chiedevano un intervento militare per assestare un colpo decisivo a questo odioso regime? Può non appoggiare e anzi ostacolare le loro speranze di libertà, giustizia, apertura, democrazia? Può proclamarsi ancora sinistra e non sostenere o disinteressarsi di chi lotta per i diritti essenziali delle donne e per la fine delle persecuzioni omofobiche? Ma in fondo non c’è da stupirsi. Non c’è molta differenza tra questa insensibilità verso la lotta degli iraniani contro l’islamismo fondamentalista e l’ ottuso, persistente antisionismo/antisemitismo che demonizza Israele. Sono entrambi frutto di un rifiuto ideologico pieno di sé e chiuso al mondo.
David Sorani