DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 10 marzo 2026

«Noi scortati fin dall’asilo, così in Italia non viviamo bene», titola il Corriere della Sera, riprendendo il messaggio della presidente dell’Ucei Livia Ottolenghi in una conferenza stampa a Roma dopo la sua elezione alla guida dell’Unione. Ottolenghi, raccontano i quotidiani, ha denunciato il clima di insicurezza per gli ebrei in Italia, dove scuole e studenti sono protetti e accompagnati dalle forze dell’ordine. Ottolenghi ha segnalato un aumento «esponenziale, del 400% negli ultimi anni» degli episodi di antisemitismo e ha accolto con favore il ddl contro l’antisemitismo approvato al Senato: un «buon» il risultato, anche se «vedere voti contrari o astensioni ha fatto un po’ male». Sulla crisi in Medio Oriente, Ottolenghi ha ricordato come il regime di Teheran rappresenti «un elemento di forte destabilizzazione» attraverso i suoi proxy nella regione. Avvenire sottolinea due obiettivi indicati dalla presidente per il suo mandato: rafforzare la vita delle comunità e contrastare un antisemitismo che «riguarda l’intera società».

Dopo un lunedì di segnali contrastanti sulla fine della guerra contro l’Iran, il presidente Usa Donald Trump ha chiuso la giornata assumendo toni più duri, avvertendo che gli Stati Uniti reagiranno con «azioni ancora più aggressive» se Teheran tenterà di bloccare le forniture energetiche globali. «Li colpiremo così duramente che non potranno più riprendersi». In precedenza però il presidente aveva suggerito che il conflitto con Iran e Israele potrebbe essere vicino alla conclusione, affermando che la guerra è «praticamente finita» e che gli Usa sono «molto più avanti del previsto», parole riprese da Repubblica, Corriere e Stampa per le loro aperture. Trump ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin per circa un’ora: il leader russo, ha affermato il presidente Usa, «vuole aiutarci» a trovare una soluzione alla crisi. Intanto la Nato ha intercettato il secondo missile iraniano diretto verso la Turchia, terza violazione dello spazio aereo dell’Alleanza, mentre il Bahrein è stato colpito per la seconda volta in due giorni dal regime di Teheran.

Iniziano ad affiorare delle divergenze tra Stati Uniti e Israele sulla gestione della guerra con l’Iran. Ne parla il Corriere della Sera, dopo il bombardamento israeliano di 30 depositi di carburante iraniani, che avrebbe suscitato irritazione a Washington: colpire infrastrutture civili potrebbe «spingere la popolazione ad appoggiare il regime» e turbare i mercati energetici. La gestione del conflitto, scrive il quotidiano, rischia così di «incrinare l’asse fra Donald Trump e Benjamin Netanyahu». Per il filosofo politico Michael Walzer, intervistato da Repubblica, Trump sta cercando «un’exit strategy», proclamando una possibile vittoria anche per contenere l’impatto della crisi energetica e le ricadute politiche in vista delle elezioni di midterm.

Sul piano operativo, il Pentagono e Israele starebbero valutando un blitz delle forze speciali per recuperare le scorte di uranio arricchito custodite nella base sotterranea di Isfahan. Una nuova operazione «estremamente rischiosa» che, se riuscisse, potrebbe consegnare a Trump «un successo netto» e offrire una via d’uscita dalla guerra con l’Iran, scrive Repubblica.

Per fare il punto sulla campagna militare, il primo ministro Netanyahu ha riunito i vertici militari: ufficialmente non c’è nessun cambio di strategia all’orizzonte e restano invariate le indicazioni per il pubblico. Scuole chiuse, manifestazioni con più di 50 persone vietate, trasporti limitati. La situazione non è semplice: ieri una persona è stata uccisa e quattro ferite in due lanci di missili dall’Iran e dal Libano (Repubblica e Giornale). In Cisgiordania invece, denuncia La Stampa, c’è stato un aumento di violenza da parte di estremisti israeliani contro i palestinesi – sei persone sono state uccise – «in un clima di crescente impunità».

Un’operazione delle forze speciali israeliane in Libano per recuperare il corpo del pilota Ron Arad, disperso dal 1986, si è conclusa con un fallimento e diverse vittime civili, raccontano i quotidiani. La vedova del pilota ha dichiarato di non volere «spargimento di sangue» per recuperare il corpo del marito (Corriere).

Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in Iran per celebrare l’elezione di Mojtaba Khamenei come nuova Guida suprema, raccontano Corriere, Repubblica e Giornale. «Il conflitto sulla successione è finito. Chierici, politici e militari si stringono attorno al potere», sottolinea il Corriere. Mojtaba resta per ora nell’ombra e non si è ancora mostrato in pubblico. Figlio di Ali Khamenei, il nuovo leader controllerebbe un patrimonio immobiliare a Londra di circa 250 milioni di euro, tra ville e appartamenti anche vicino all’ambasciata israeliana, sospettati di poter essere usati per attività di sorveglianza, riporta il Corriere. Sulle stesse pagine, nel suo Caffè, Massimo Gramellini ironizza, su questo aspetto: mentre i fedeli lo celebrano come guida religiosa, il nuovo ayatollah sarebbe in realtà «supremamente immobiliare».

Il presidente libanese Joseph Aoun ha chiesto di riaprire i negoziati con Israele per fermare l’escalation, ribadendo, scrive Repubblica, che «la decisione sulla guerra e sulla pace deve restare prerogativa dello Stato». Ma Hezbollah ha continuato ad attaccare Israele, opponendosi agli appelli al disarmo. «Hezbollah ha ancora almeno 20 mila combattenti addestrati, su un totale di circa 100 mila affiliati schierabili», spiega a Repubblica l’analista libanese Ghassan Jawad. «Sul terreno può sostenere una guerra di lungo termine, anche se Israele ha il vantaggio tecnologico. I libanesi non accetteranno mai un’altra occupazione, se anche la resistenza di Hezbollah venisse sbaragliata ne nascerebbe subito un’altra». Intanto, osserva il Riformista, il governo di Beirut ha compiuto «un passo significativo» dichiarando illegali le attività militari di Hezbollah e chiedendone il disarmo, anche se resta incerto se lo Stato abbia la forza di imporlo.

«Domenica Oslo, ieri Liegi»: così Repubblica racconta l’aumento della tensione in Europa dopo due episodi collegati alla guerra in Iran. Prima l’esplosione davanti all’ambasciata americana di Norvegia, poi quella davanti alla sinagoga belga, definita dal governo di Bruxelles «un abietto atto antisemita». Gli attentati non hanno causato feriti ma, sottolinea Repubblica, alimentano il timore di nuove azioni terroristiche legate alla guerra in Medio Oriente.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio supremo di difesa per valutare le conseguenze del conflitto tra Israele-Usa e Iran e le possibili misure di sicurezza, riportano Stampa e Giornale. Sul tavolo anche l’ipotesi di inviare sistemi antimissile Samp-T a protezione dei Paesi del Golfo, mentre una fregata italiana, la Martinengo, è diretta verso Cipro nell’ambito del rafforzamento della presenza militare europea nell’area.

Siamo di fronte alla «prima guerra globale», fatta di conflitti diffusi e interconnessi, spiega sul Corriere della Sera Federico Fubini: non uno scontro tra blocchi come nel Novecento, ma un sistema di focolai simultanei che dal 2022 coinvolgono oltre cinquanta Paesi. In questo contesto di instabilità permanente, avverte, l’Italia resta particolarmente vulnerabile sul piano energetico e dovrebbe rafforzare la propria autonomia. Sulle stesse pagine, Carlo Verdelli, denuncia l’indifferenza con cui l’opinione pubblica occidentale assiste all’escalation dei conflitti globali, «dall’Ucraina a Gaza fino all’Iran». «La cosa forse più spaventosa è il nostro silenzio», osserva, mentre il mondo si abitua alla «normalità dell’orrore» e «il mondo brucia mentre scorriamo lo schermo del telefono». In tema di diritto internazionale, Fiamma Nirenstein sul Giornale, scrive che l’azione Usa-Israele contro l’Iran è «una risposta legittima a una minaccia reale» del regime degli ayatollah: «Hanno soltanto risposto a rischi seri e concreti», perché Teheran era «a un passo dall’attacco». Sulla stessa linea l’editorialista del New York Times Bret Stephens che, intervistato dal Foglio, definisce il regime di Teheran «un cancro negli affari globali». Trump, dice, ha agito per impedire che Teheran diventasse una minaccia nucleare: «Non è davvero l’inizio di una guerra, ma la conclusione della guerra perpetua dichiarata dall’Iran nel 1979». Stephens critica anche l’Europa, accusata di sottovalutare il pericolo iraniano e di dipendere dagli Usa per la propria difesa. Per il politologo americano Daniel Pipes, intervistato dal Riformista, la guerra in Iran è «un’operazione speciale di polizia contro un regime criminale».

Il prezzo del petrolio ha toccato quasi 120 dollari al barile a causa della crisi in Medio Oriente e delle difficoltà di esportazione dal Golfo, per poi scendere sotto i 90 dollari dopo gli interventi del G7 e le dichiarazioni di Trump su una possibile fine rapida della guerra, racconta Il Sole 24 Ore. I ministri delle Finanze del G7 si sono detti pronti a liberare le riserve strategiche di petrolio per stabilizzare il mercato, mentre il ministro italiano dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto un piano straordinario europeo contro il rischio di inflazione e rallentamento economico.

Secondo La Stampa, il conflitto con l’Iran è la prima guerra “AI-first”, in cui l’intelligenza artificiale viene usata per selezionare bersagli, analizzare dati e coordinare attacchi. Aziende tecnologiche come Palantir, OpenAI e Anthropic partecipano alla “kill chain” americana, mentre Teheran si appoggia a sistemi e infrastrutture digitali cinesi. Il rischio, avvertono gli esperti, è che errori degli algoritmi possano portare a tragedie, come l’attacco contro una scuola iraniana, di cui sarebbe responsabile il Pentagono.

Cinque calciatrici della nazionale femminile iraniana hanno chiesto asilo in Australia dopo aver protestato contro il regime rifiutandosi di cantare l’inno prima di una partita. Le atlete temono ritorsioni al rientro in Iran, mentre attivisti e diaspora si mobilitano per proteggerle: secondo alcune fonti, anche le famiglie in patria sarebbero state minacciate. Canberra ha concesso un visto umanitario alle prime giocatrici fuggite dall’albergo (Corriere).

Scontro tra la relatrice Onu Francesca Albanese e il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ha dichiarato di essersi pentito di averle conferito il Grosso d’argento dopo alcune sue posizioni considerate di parte sul conflitto israelo-palestinese. Ne scrive Libero, riportando che Albanese ha annunciato di voler restituire il premio.

Ingegnere, manager ed ex senatore, la Stampa intervista Franco Debenedetti che ricorda le persecuzioni contro gli ebrei in Italia: con le leggi razziali e la guerra, i Debenedetti furono costretti a fuggire da Torino in Svizzera. «Passammo il confine grazie al figlio di un collaboratore di papà», mentre due cugini arrestati «finirono al Binario 21 di Milano e di lì ad Auschwitz».