DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 11 marzo 2026

Gli Stati Uniti hanno intensificato i bombardamenti contro l’Iran ma lasciano aperta la porta al negoziato, scrivono Corriere della Sera e Repubblica. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha annunciato «gli attacchi più duri» dall’inizio del conflitto, mentre il presidente Usa Donald Trump ha ribadito di essere pronto al dialogo se Teheran rinuncerà al programma nucleare. «E nel frattempo la retorica religiosa cristiana entra nei briefing militari per la stampa, con Hegseth che cita il Salmo 144 della Bibbia, un inno per la guerra e la vittoria», scrive la Stampa. Trump ieri ha messo nel mirino lo Stretto di Hormuz ribadendo che colpirà «venti volte più forte l’Iran» se lo chiuderà. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, riportano Giornale e Stampa, sostiene che «il lavoro non è ancora finito» e rilancia l’offensiva contro il regime iraniano: «Spezzeremo le ossa al nemico», ha dichiarato il capo del governo di Gerusalemme. Intanto a Washington alcuni consiglieri spingono per una rapida via d’uscita dal conflitto anche in vista delle elezioni di midterm.

«Non stiamo cercando un cessate il fuoco», afferma lo speaker del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, mentre Teheran promette di continuare la guerra contro Stati Uniti e Israele, racconta Repubblica. Nel regime sembra prevalere la linea dura, con minacce di bloccare il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz e nuovi attacchi missilistici. Intanto resta il mistero sulla nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei, che dopo la nomina non ha ancora dato indicazioni sulla strategia del conflitto (Giornale).

L’Italia punta alla de-escalation diplomatica nella crisi mediorientale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ricorda il Corriere, riferirà oggi in Parlamento dopo aver avuto contatti con il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz per garantire la sicurezza dei traffici nello Stretto di Hormuz. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riunito i vertici militari e dell’intelligence, mentre Palazzo Chigi esclude per ora cambiamenti operativi nella missione europea nell’area.

Grazie alla crisi mediorientale Vladimir Putin prova a rientrare in gioco, proponendosi come mediatore, spiega Repubblica. Il leader russo ha avuto una serie di contatti con Trump e con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, chiedendo una «rapida de-escalation» e offrendo diverse proposte diplomatiche per fermare il conflitto. Mosca però, ricorda il quotidiano, ha margini limitati.

«A dodici giorni dall’inizio, la guerra di Usa e Israele contro gli ayatollah iraniani si distingue per una costante imprevedibilità», sostiene Maurizio Molinari su Repubblica. Il conflitto, osserva il giornalista, segue la logica del «majnun», in arabo «pazzo» o «imprevedibile»: una strategia fatta di mosse e dichiarazioni contraddittorie per tenere aperte tutte le opzioni, dall’escalation militare al negoziato fino a una possibile svolta interna a Teheran. Per l’analista Alessia Melcangi (La Stampa) ci sono anche divergenze crescenti tra Trump e Netanyahu sugli obiettivi della guerra: Washington sembra valutare una possibile exit strategy per limitare i costi economici e politici del conflitto, Israele appare determinato a proseguire l’offensiva fino a creare le condizioni per un «cambio di regime» a Teheran.

L’acqua è diventata uno degli obiettivi del conflitto nel Golfo, spiega il Sole 24 Ore: gli attacchi incrociati tra Iran e Paesi dell’area minacciano gli impianti di desalinizzazione da cui dipende gran parte delle forniture idriche. Nella regione oltre 100 milioni di persone dipendono dall’acqua dissalata, che in alcuni Stati copre fino al 90% del fabbisogno. Colpire queste infrastrutture, avvertono gli esperti, rischia di trasformare la guerra in una crisi umanitaria immediata.

L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff sarà «probabilmente» in Israele la prossima settimana con il genero del presidente, Jared Kushner, dopo aver annullato la visita di ieri. Nessuna divergenza con Israele, assicurano dalla Casa Bianca. Sul tavolo le guerre a Gaza e con l’Iran (Avvenire e Sole 24 Ore).

La guerra contro il regime di Teheran ha spinto gli italiani verso l’informazione tradizionale, racconta il Sole 24 Ore. Nei giorni successivi allo scoppio del conflitto gli ascolti dei Tg serali sono cresciuti del 10,6%, mentre i siti dei principali media hanno registrato un aumento medio del 38,4% degli utenti unici. Secondo l’analista Francesco Siliato, nei momenti di crisi il pubblico cerca nei media professionali «una bussola» più affidabile rispetto ai social.

Nei pressi di al-Qusayr, in Siria, tornano a riemergere gli «spettri» di Hezbollah, spiega il Foglio, ricordando come la cittadina sia stata uno dei simboli dell’intervento delle milizie sciite a sostegno di Assad nel 2013. Oggi, tra tensioni al confine siro-libanese e colpi di artiglieria, il leader siriano Ahmed al Sharaa promette di «non tollerare alcuna aggressione diretta contro il territorio siriano», mentre cresce il timore di un nuovo fronte nella guerra regionale.

Teorie complottiste collegano il caso Jeffrey Epstein alla guerra contro l’Iran. Ne parla Libero, riportando alcune narrazioni diffuse online secondo cui il presidente Donald Trump sarebbe stato ricattato da Israele o avrebbe avviato il conflitto per distrarre dall’inchiesta sui cosiddetti “Epstein files”. Analisti citati dal Washington Post sottolineano come molti contenuti, spesso video manipolati o creati con l’IA, siano parte di campagne di disinformazione legate alla propaganda filo-iraniana sui social.

«La vita ebraica appartiene all’Europa», ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, dopo una serie di attacchi contro sinagoghe e siti ebraici in Europa, scrive il Foglio. Negli ultimi mesi episodi violenti si sono registrati tra Belgio, Francia, Norvegia, alimentando la paura nelle comunità. In Belgio, avverte l’attivista Joël Rubinfeld, l’antisemitismo spinge molti giovani ebrei a lasciare il paese.

Vivian Silver, pacifista uccisa dai terroristi di Hamas il 7 ottobre nel kibbutz Be’eri, sarà onorata tra i nuovi Giusti nel Giardino dei Giusti di Milano, curato dalla Fondazione Gariwo. Su La Stampa la storica Anna Foa ricorda come Silver «aveva dedicato la sua esistenza a rendere migliore il mondo», aiutando anche palestinesi di Gaza a ricevere cure mediche in Israele. La commemorazione al Monte Stella si tiene in occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità.

«Antisemitismo e violenza: il volto ambiguo degli antagonisti», è il titolo della conferenza stampa promossa al Senato dalla senatrice Ester Mieli, citata da Giornale e Riformista. Esponenti di Fratelli d’Italia denunciano un asse tra frange anarchiche e ambienti vicini all’islam radicale che alimenterebbe l’antisemitismo nelle piazze. Un articolo del Giornale racconta come, nelle chat interne dei Giovani Palestinesi d’Italia, compaiano elogi a Hezbollah e ad altre organizzazioni considerate terroristiche da Usa e Ue.

«Meloni al Franco Parenti per il “sì”», titolano i quotidiani milanesi riportando le polemiche per l’evento del 12 marzo al Teatro Franco Parenti, dove la presidente del Consiglio Meloni interverrà a sostegno del referendum sulla giustizia. La direttrice del Parenti Andrée Ruth Shammah, criticata sui social, difende la scelta: il teatro deve restare «un luogo aperto al confronto». Il Giorno ricorda come Shammah sia già stata oggetto di contestazioni per la sua difesa di Israele e segnala, tra gli altri, la solidarietà espressale dal presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi.