DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 16 marzo 2026
«Evitare rinvii o rallentamenti» e arrivare all’approvazione definitiva «rapidamente anche alla Camera». Sul Foglio la presidente Ucei Livia Ottolenghi invita a non perdere tempo sul disegno di legge contro l’antisemitismo, già approvato al Senato il 4 marzo. Il provvedimento, scrive, «rafforza e coordina strumenti già esistenti» e rappresenta «un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni», affermando con chiarezza che «l’antisemitismo non è tollerabile». Tra gli elementi centrali c’è anche l’adozione della definizione operativa dell’IHRA, utile a individuare «le forme contemporanee di odio antiebraico». L’allarme è legato ai numeri: nel 2025 in Italia sono stati registrati 963 episodi antisemiti, con una crescita che «si è quadruplicata rispetto al 2022», spiega Ottolenghi, ricordando anche gli attacchi contro luoghi ebraici nel mondo degli ultimi giorni.
«Quando l’odio colpisce una minoranza, è la tenuta stessa della democrazia a essere messa in discussione», sottolinea la presidente Ucei.
Minacce e propaganda accompagnano l’escalation della guerra tra Iran e Israele, racconta il Corriere della Sera. Le Guardie della Rivoluzione iraniane promettono di «inseguire e uccidere» il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre sui social filogovernativi circolano video manipolati con l’IA che ne annunciano falsamente la morte. Netanyahu ha risposto pubblicando un filmato ironico in cui beve un caffè e scherza. Il presidente Usa Donald Trump si è rivolto alla nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei: se è vivo, «farebbe bene ad arrendersi».
Sul piano militare continuano le operazioni israeliane e americane contro Iran e Hezbollah in Libano, mentre il regime e il gruppo terroristico bersagliano Israele e le basi Usa nel Golfo. Secondo il portavoce dell’esercito israeliano Effie Defrin, citato dal Giornale, l’offensiva proseguirà «per almeno tre settimane» con «migliaia di obiettivi» ancora da colpire, mentre dall’inizio del conflitto le Idf hanno già condotto circa 400 ondate di attacchi contro infrastrutture militari iraniane. Il governo Netanyahu ha approvato uno stanziamento d’emergenza di 827 milioni di dollari per l’acquisto di missili intercettori, segnale, spiega La Stampa, che la guerra potrebbe prolungarsi e che Israele si prepara a sostenere un conflitto su più fronti.
Sul fronte diplomatico crescono i tentativi di mediazione mentre aumenta la tensione sullo Stretto di Hormuz. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi prova a riaprire il dialogo coinvolgendo i Paesi del Golfo, ma, riporta il Corriere, tra Washington e Teheran resta il muro: Trump sostiene che l’Iran voglia «raggiungere un accordo», mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi replica: «Non vediamo alcun motivo per cui dovremmo parlare con gli americani». Intanto il presidente Usa spinge per una coalizione navale per garantire il passaggio delle petroliere nello Stretto e avverte la Nato di un futuro «molto negativo» senza collaborazione. Le risposte però restano fredde, scrive La Stampa: Corea del Sud e Giappone valutano, la Germania si sfila e l’Europa discute solo l’eventuale estensione della missione navale Aspides, mentre circa mille navi restano in attesa davanti a Hormuz.
Un drone kamikaze filoiraniano ha colpito la base di Ali Al Salem in Kuwait distruggendo un velivolo italiano MQ-9 Reaper da circa 34 milioni di euro, senza causare feriti tra i militari. I soldati erano già nei bunker e il capo di Stato maggiore Luciano Portolano ha parlato di «perdita significativa», mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’attacco «grave e inaccettabile» (Corriere e Stampa). Il contingente italiano nell’area è stato ridotto per precauzione in tutta l’area.
«La finta guerra creata dall’AI: caos sul web», titola il Corriere della Sera. In poche settimane il conflitto con l’Iran ha generato sui social uno tsunami di immagini e video falsi prodotti con l’intelligenza artificiale: il New York Times ne ha individuati almeno 110 diventati virali. Tra grattacieli in fiamme, portaerei colpite e città bombardate mai attaccate, i contenuti hanno totalizzato oltre 145 milioni di visualizzazioni. Gran parte dei filmati, riporta il Corriere, diffonde narrativa filo-iraniana o serve semplicemente a fare clic e guadagni online, contribuendo a creare «un pericoloso caos informativo» sulla guerra reale.
L’idea che la guerra contro l’Iran sia «la guerra di Israele» combattuta dagli Usa è una tesi «grottesca», scrive Bernard-Henri Lévy su La Stampa. Israele e Washington agiscono per interessi convergenti — «neutralizzare una minaccia esistenziale» per Israele e difendere alleati ed equilibri strategici per gli Usa — e questo «si chiama alleanza, non subordinazione», sottolinea l’intellettuale francese. Pensare che Israele possa «torcere il braccio» alla superpotenza americana è, aggiunge Lévy, «semplicemente puerile» e ripropone il vecchio cliché antisemita degli «ebrei guerrafondai». Accuse, scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale, alimentano una nuova ondata di odio antiebraico globale. «Il terrorismo è una tecnica che cerca di eliminare il nemico, immobilizzarlo, renderlo irrilevante», spiega la giornalista, denunciando come oggi questo meccanismo passi attraverso la «criminalizzazione» di Israele e la «difesa degli ayatollah». In questo contesto «l’antisemitismo si moltiplica» e gli ebrei tornano bersaglio di attacchi e minacce.
«Una nuova Gaza, l’incubo del Libano», titola La Stampa. Nell’analisi, firmata da Alessia Melcangi, si legge che il nuovo scontro tra Israele e Hezbollah rischia di trasformare il sud del Libano in una zona occupata e instabile. Dopo quarant’anni di guerre, Israele tenta di chiudere i conti con il gruppo terroristico libanese, ma il risultato potrebbe essere l’opposto, sostiene Melcangi: «Un territorio devastato, sfollamenti di massa e una nuova spirale di conflitto permanente, come una nuova Gaza».
«L’Europa sembra una nave da crociera per pensionati», scrive il Foglio, denunciando l’impotenza dell’Unione europea di fronte alla crisi mediorientale mentre «Washington e Gerusalemme plasmavano il conflitto». Bruxelles risponde solo con appelli alla «moderazione», mentre Israele agisce perché «la sua sopravvivenza lo esige» e in molti casi «ci guarda letteralmente le spalle» nella lotta al terrorismo, prosegue il quotidiano. Senza un cambio di rotta, l’Europa rischia di finire come il «Titanic», «una nave alla deriva senza motore, timone e bussola».
Migliaia di iraniani sono scesi in piazza ieri sia a Roma sia a Milano per far sentire la loro voce sulla guerra e gli scenari che coinvolgono il loro Paese, racconta il Corriere, pubblicando l’immagine del corteo milanese in cui si vedono bandiere iraniane, Usa e israeliane insieme.
Tre calciatrici della nazionale femminile iraniana che avevano chiesto asilo in Australia durante la Coppa d’Asia hanno deciso di tornare in Iran dopo minacce alle loro famiglie. Le atlete avevano protestato rifiutandosi di cantare l’inno nazionale, ma secondo attivisti sarebbero state sottoposte a forti pressioni da Teheran. Delle sette giocatrici inizialmente pronte a restare all’estero, solo tre mantengono ora la richiesta di asilo (Corriere).
In Cisgiordania soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro l’auto della famiglia palestinese Bani Odeh vicino a Tammun: uccisi i genitori e due figli, mentre altri due bambini sono rimasti feriti. L’esercito afferma che «l’auto ha accelerato» e che i militari hanno reagito a una «imminente minaccia», ma l’episodio è sotto inchiesta, raccontano Corriere e Repubblica.
Nel giorno mondiale contro l’islamofobia, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha invitato i governi a «contrastare l’incitamento all’odio» e proteggere i musulmani da discriminazioni e violenze. Su Libero, il direttore Pietro Senaldi critica questa posizione sostenendo che le principali persecuzioni contro i musulmani non avvengono in Occidente ma soprattutto in Paesi autoritari o in conflitti interni al mondo islamico, citando casi come Cina, Myanmar, Pakistan e Afghanistan.
In una lettera a un amico cattolico pubblicata dall’americano Tablet e ripresa dal Foglio, Liel Leibovitz traccia un parallelismo tra il mondo ebraico statunitense e quello cattolico: «per due decenni personaggi con scarsi legami con l’ebraismo si sono dichiarati rappresentanti degli ebrei». Oggi, avverte, qualcosa di simile accade anche tra i cattolici con voci marginali ostili a Israele. «Noi ebrei americani siamo stati troppo lenti a respingere i nostri pazzi», conclude Leibovitz, invitando il mondo cattolico a evitare l’errore.