DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 17 marzo 2026
Israele ha lanciato una nuova offensiva terrestre in Libano puntando a creare una zona cuscinetto oltre il fiume Litani: «Dobbiamo ripulire i villaggi», spiega un soldato a Repubblica, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito la missione di distruggere le infrastrutture di Hezbollah, «proprio come è stato fatto contro Hamas a Rafah, Beit Hanoun e i tunnel del terrore a Gaza». L’obiettivo è impedire il ritorno di Hezbollah a sud del Litani: «Gli sfollati sciiti non torneranno finché la sicurezza non sarà garantita», ha affermato Katz (La Stampa). Sul terreno si prepara un’occupazione destinata a durare, spiega il Giornale.
Il conflitto si è allargato anche al contingente internazionale: frammenti di un razzo intercettato dai sistemi di difesa israeliani sono caduti su una base Unifil nel sud del Libano, ferendo un militare italiano.
Sul piano internazionale crescono le critiche per la missione israeliana in Libano, sottolinea il Giornale: cinque Paesi del G7, tra cui l’Italia, avvertono che un’offensiva terrestre sarebbe «un disastro umanitario» e rischia di trasformarsi in una guerra lunga. «Il problema per Israele è che il Sud del Libano è come una grande Gaza, traforata di tunnel, zeppa di depositi d’armi con combattenti motivati a difendere la loro terra e addestrati in guerre vere, non solo contro Israele, ma anche contro i terroristi dello Stato Islamico in Siria e Iraq», scrive il Corriere.
Tra i civili israeliani al confine nord del Paese, racconta Repubblica, prevale la determinazione a restare nonostante gli attacchi dei terroristi libanesi — «Restare è sionismo», afferma un residente di Metulla —, ma il rischio è quello di una guerra prolungata e di una nuova escalation permanente. A Gerusalemme si valuta anche di annullare l’accordo del 2022 con il Libano sui confini marittimi e lo sfruttamento del gas nel Mediterraneo, riporta Avvenire. Il ministro dell’Energia Eli Cohen lo definisce una «resa» e un’intesa «orribile e illegittima», affermando che il governo sta seriamente considerando di cancellarlo.
Il generale italiano Diodato Abagnara, capo missione e comandante di Unifil in Libano, descrive al Corriere della Sera una situazione «estremamente delicata» e «in continua evoluzione», con il rischio che «incidenti tattici possano degenerare in un’escalation più ampia». Per Abagnara la missione resta «un elemento importante di stabilità» e «mantiene canali di comunicazione operativi» sia con l’esercito libanese sia con Israele per «prevenire incidenti». Il generale ribadisce che il mandato «non è cambiato»: Unifil «non svolge attività autonome di disarmo», ma deve «supportare» Beirut e «segnalare eventuali violazioni». Sul futuro della missione, che nel 2027 dovrebbe terminare, Abagnara è fiducioso che non si creerà un vuoto.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani esclude un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto: «Non possiamo infilarci nella guerra» e le missioni europee «rimangono con il mandato che hanno», senza estendersi a Hormuz. Roma è favorevole a rafforzare la presenza navale nel Mar Rosso, ma «senza cambiare il mandato», mentre la sicurezza nello Stretto «si ottiene attraverso un rafforzamento del dialogo» tra Stati Uniti e Iran. Tajani, a colloquio con il Corriere, insiste anche sulla dimensione europea: «Devono partecipare tutti i ventisette Paesi UE, non solo noi».
In Europa nessuno vuole partecipare alla missione invocata dal presidente USA Donald Trump per proteggere lo stretto di Hormuz. «I 27 a Bruxelles trovano un’inedita unità. Anche Londra si sfila: “Serve un piano praticabile”», titola il Corriere. Il presidente USA ha attaccato nuovamente la Nato — «Per 40 anni vi abbiamo protetto… e non volete essere coinvolti» — e parla di un «test» di lealtà fallito, racconta il Sole 24 Ore. Nonostante la frustrazione, Trump ha rivendicato che gli USA «non hanno bisogno di nessuno».
L’Iran ha ampliato gli attacchi nel Golfo e in Israele: droni hanno colpito più volte Dubai, causando lo stop ai voli e danni a infrastrutture energetiche, mentre Teheran ha minacciato le aziende occidentali presenti nella regione. Contro lo stato ebraico, riferisce Repubblica, sono stati lanciati missili anche su Gerusalemme, con detriti caduti in aree simboliche come il Santo Sepolcro e il quartiere ebraico: «Frammenti metallici sono stati rinvenuti sui tetti dei luoghi di culto». Colpita anche l’area vicino agli uffici del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Israele vive sotto i missili iraniani tra «forza e normalità»: mentre «si corre nei bunker ogni notte», la società continua a lavorare e resistere, scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale. Le immagini di fuga sono «fake news»: al contrario, racconta Nirenstein, «la gara per tornare in patria è stata totale». Il Sole 24 Ore segnala la lettera di 80 Ong israeliane inviata a Netanyahu e Trump chiedendo «la fine immediata della guerra» e criticando la strategia di Gerusalemme, giudicata «non sostenibile» e con «conseguenze catastrofiche». Secondo gli attivisti, la guerra contro Iran e Libano «ha obiettivi irraggiungibili» e «manca di una chiara strategia di uscita», rischiando di destabilizzare tutta la regione e far saltare la tregua a Gaza.
Gabriele Segre su La Stampa descrive la guerra come dominata dalla «legge della giungla»: «Chi mostra debolezza rischia di essere sbranato». In questo contesto, anche Trump agisce da «predatore», convinto che «apparire deboli sia più pericoloso che apparire folli», mentre Iran, Israele e altre potenze alimentano un ciclo in cui «chi è stato azzannato deve mordere ancora più forte». Il risultato è un ordine internazionale sempre più brutale, dove «se non sei al tavolo, sei nel menu».
La Stampa racconta il caso di Polymarket, piattaforma di scommesse in criptovalute che consente di puntare su eventi di guerra — «morti, missili, bersagli» — trasformando il conflitto in un mercato. Il sistema, sostenuto anche da investitori vicini a Trump, ha generato polemiche e sospetti di insider trading: alcuni utenti hanno guadagnato cifre ingenti scommettendo su eventi militari, mentre un giornalista del Times of Israel ha denunciato «giorni di molestie e minacce di morte» per non aver modificato una notizia che poteva influire sulle puntate. Secondo i critici è «assurdo che questo sia legale»: piattaforme come questa permettono di «trarre profitto da operazioni militari letali» e rischiano di distorcere l’informazione in un intreccio pericoloso tra guerra, denaro e verità.
Per l’intellettuale francese Michel Onfray la Repubblica Islamica è «un totalitarismo del XXI secolo» che unisce religione e potere politico in una teocrazia suprema. In un’intervista al Foglio, sostiene che l’Iran persegue apertamente un progetto nucleare contro Israele: «Questo jihad atomico… non poteva essere tollerato» e «non si convive con la soluzione finale iraniana». Secondo Onfray, l’ostilità verso Israele è radicata «nel corpus ideologico del regime» e ignorata da parte dell’Occidente, «dove una certa sinistra vede nei nemici dei potenziali alleati».
A Cracovia è iniziato il “Viaggio della Memoria” per 132 studenti romani, tra visite al ghetto e ai campi di Auschwitz e Birkenau, in un contesto segnato dall’assenza dei testimoni diretti della Shoah, riporta il Corriere Roma. Il presidente della Comunità ebraica romana, Victor Fadlun, ha ricordato ai ragazzi il loro ruolo: «Anche voi porterete avanti la testimonianza».
Dalle elezioni comunali francesi di questo fine settimana — primo turno in circa 35mila comuni e ballottaggi il 22 marzo — emerge una forte polarizzazione. A Parigi il socialista Emmanuel Grégoire è avanti (circa 38%), mentre a Marsiglia è testa a testa tra sinistra ed estrema destra attorno al 35%. Crescono il Rassemblement National di Marine Le Pen e la sinistra radicale di La France Insoumise guidata da Jean-Luc Mélenchon, che mobilita giovani e banlieue, riporta il Corriere. Al quotidiano, l’ex premier Manuel Valls avverte che la strategia di Mélenchon, fatta di «eccessi calcolati» e centrata sull’«odio anti-Israele», rafforza gli estremi e invita la sinistra moderata a non allearsi con lui in vista dei ballottaggi e delle presidenziali del 2027.