DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 20 marzo 2026

I governi di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone hanno annunciato la nascita di una coalizione a sei per «contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz». Un atto politico e non militare, hanno chiarito da Roma i ministri Guido Crosetto (Difesa) e Antonio Tajani (Esteri). «Negli ultimi giorni Donald Trump ha chiesto a Pechino di collaborare per riaprire Hormuz, perlomeno facendo pressione su Teheran. Nessuno però tra gli europei pensa che la Cina possa assecondare una spedizione armata contro l’Iran, come invece immagina Trump. Al massimo, se ne potrebbe riparlare dopo il “cessate il fuoco”», sottolinea il Corriere della Sera. «Va notato, però, che nella dichiarazione congiunta si evoca “una moratoria degli attacchi iraniani”, ma non si chiede una tregua completa che, naturalmente, implicherebbe lo stop dei bombardamenti da parte di Israele e Usa». Il regime persiste intanto nella sua strategia del terrore. Tra gli altri Repubblica racconta dell’impiccagione pubblica di tre giovani a Qom, «la città santa trasformata in palcoscenico del boia». L’attivista iraniana Parisa Nazari, esponente in Italia di “Donna, vita, libertà”, scrive sulla Stampa: «Abbiamo bisogno di altoparlanti, di luci, abbiamo bisogno dei media e dei politici italiani per mantenere i riflettori puntati sulla sorte di decine di migliaia di manifestanti in attesa di giudizio o già condannati e sulle retate di massa in corso anche mentre scriviamo».

Guido Olimpio, sul Corriere, fa il punto su “dove sta andando” la guerra e sulle varie ipotesi in campo: «Israele e Stati Uniti, a volte con distinguo, proseguono nella campagna per neutralizzare basi missilistiche, depositi, fabbriche belliche, bunker. Sono decine di migliaia i raid condotti con cruise delle navi, ordigni ad alto potenziale dei bombardieri B-1 e B-52, missili dei caccia e droni. Gli ultimi strike nella zona di Hormuz sono considerati dagli esperti come una fase preparatoria per cercare di tenere aperto lo Stretto. La sola aviazione, però, non basta. Ed ecco i presunti piani per l’impiego di unità terrestri».

«Siamo d’accordo con l’obiettivo di distruggere l’arsenale nucleare e mi sembra sia stato in gran parte raggiunto. E siamo vicini al popolo iraniano massacrato dal regime», dichiara a Repubblica il vicepremier e ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski. «Però la situazione nello Stretto di Hormuz è grave». Il politologo statunitense Ian Bremmer, intervistato dal Corriere, giudica negativamente l’operato Usa. Per Bremmer, «con lo stretto di Hormuz chiuso e nessuna possibilità di risolvere la crisi a breve scadenza non vedo come si possa evitare una recessione». A suo dire, Trump avrebbe commesso «un gigantesco errore di valutazione».

Politici e opinionisti continuano a interrogarsi sul diritto internazionale, la sua difesa e le sue violazioni. Per Claudio Cerasa (Il Foglio), «se l’Iran di oggi è diventato un paese in grado di esportare terrore nel mondo, con il bollino dolce delle Nazioni Unite, le responsabilità forse sono proprio di chi ha utilizzato la difesa del diritto internazionale come un pretesto comodo per non agire, per lasciar fare e per voltarsi criminalmente dall’altra parte».

Nel Regno Unito, riportano i giornali del gruppo QN, due uomini accusati di spionaggio per conto dell’Iran «sono stati incriminati al termine di un’indagine condotta dalla polizia insieme con il servizio di intelligence interno». I due, si legge, avrebbero svolto attività di raccolta di informazioni e ricognizione di obiettivi ebraici.

«Come valuta la distinzione tra antisemitismo e antisionismo?», chiede Avvenire ad Alberto Belli Paci, uno dei figli di Liliana Segre. «Non esiste». Belli Paci spiega di aver passato «due anni d’inferno: amici che mi si sono rivoltati contro, una persona che mi ha insultato per strada, come se io, mia mamma, i miei fratelli, c’entrassimo qualcosa con Gaza».

In certi ambienti l’antisemitismo anche nella sua declinazione antisionista è un «jolly» per fare carriera e ottenere consenso, scrive Fiamma Nirenstein sul Giornale. L’intervento prende le mosse dal recente caso Kent, per arrivare alla figura della special rapporteur per i Territori palestinesi Francesca Albanese.

Avvenire segnala l’iniziativa “Enough: Ending the Forever War” organizzata a Tel Aviv da Standing Together, «associazione che dal 2015 riunisce i cittadini ebrei e arabo-palestinesi di Israele per promuovere la pace e la giustizia sociale».

La Stampa pubblica uno stralcio dal nuovo libro di Anna Foa, Mai più (ed. Laterza), tessendone una lode entusiasta: «Anna Foa in questo libro scalza gli ebrei dal trono della vittima perfetta e da quello del genocidiato per eccellenza».