DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 25 marzo 2026
Le questioni internazionali e in particolare mediorientali scivolano indietro di qualche pagina su quasi tutti i giornali. Rispetto alla guerra Usa-Israele contro il regime degli ayatollah, l’attenzione si concentra sulla parziale riapertura dello stretto di Hormuz e sulle complesse trame negoziali tra Washington e Teheran. Occhi puntati anche sul Libano. Israele ha ribadito di voler creare una zona cuscinetto difensiva a sud del fiume Litani, in una fascia profonda circa trenta chilometri.
I colloqui Usa-Iran dovrebbero tenersi a Islamabad, la capitale del Pakistan. Cosa è cambiato dal Jcpoa Act di Obama poi stracciato nel 2018 da Trump?, domanda il Corriere a Rafael Grossi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. «Tutto. In questi anni l’Iran ha sviluppato il suo programma nucleare in modo impressionante. Hanno centrifughe di ultima generazione e hanno costruito impianti più sofisticati. Hanno la capacità di conversione, metallizzazione dell’uranio. La fine dell’accordo è, in una certa misura, la ragione di tutte queste guerre». A Ginevra lei ha pensato che le due delegazioni fossero vicine a un accordo?, gli viene ancora chiesto. «No, la mia impressione era che stessero ancora parlando. Il ministro degli Esteri dell’Oman ha fatto un ottimo lavoro di mediazione. Ma, a livello tecnico, quel giovedì sera non avevamo raggiunto un’intesa». Ma se un mese fa non c’erano nemmeno i presupposti per un accordo, che speranze ci sono ora? «Beh, c’è un fattore nuovo: tre settimane di guerra che hanno lasciato il segno. Che hanno provocato molti danni, colpito l’infrastruttura economica, energetica e produttiva iraniana».
«L’Iran farà tutto ciò che è in suo potere per salvaguardare il sistema», riflette con La Stampa l’accademico iraniano Mahmoud Amiri Moghaddam, fondatore dell’ong Iran Human Rights. «A tal fine potrebbe continuare la guerra per trovarsi poi, nel caso di eventuali negoziati, nella posizione di poter pretendere il massimo. Non dimentichiamo che è il popolo iraniano a rappresentare la minaccia più pericolosa per la Repubblica Islamica, non le bombe americane o israeliane».
«Colpire il regime dell’Iran è un’opportunità storica», scrive il Foglio segnalando la convergenza al riguardo di Israele e Arabia Saudita. I sauditi, si legge, «non sono disposti a vivere a fianco a un vicino percepito come una minaccia incancellabile, vogliono che il ricatto sparisca e anche il blocco dei traffici attraverso Hormuz è ora visto come un problema risolvibile in un secondo momento rispetto alla necessità di non dare al regime l’occasione di sopravvivere in forze».
«Chiunque sostenga che la definizione dell’Ihra inibisce la libertà di parola o di critica nei confronti di Israele semplicemente non dice la verità», sottolinea il presidente di Yad Vashem, Dani Dayan, ad Avvenire. «La definizione è molto esplicita sulla legittimità di criticare Israele e le politiche del suo governo. E va detto che nessuno è più critico nei confronti di Israele degli stessi israeliani. Altra cosa sono la demonizzazione di Israele; l’applicazione di un doppio standard per Israele o per gli ebrei; l’uso della terminologia nazista per offendere il popolo ebraico; e, voglio sottolinearlo, la negazione del diritto degli ebrei all’autodeterminazione».
“Fosse Ardeatine, nuova polemica su La Russa”, titola La Stampa. Il riferimento è alla decisione della seconda carica dello Stato di qualificare l’eccidio del 24 marzo 1944, ricordato ieri in molte iniziative, come un crimine soltanto «nazista». Omettendo quindi la collaborazione fascista con le SS.
Ieri al Meis di Ferrara c’era in visita il generale Pasquale Angelosanto, coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. Ne scrive La Nuova Ferrara, segnalando la soddisfazione del direttore del museo Amedeo Spagnoletto: «È un onore e rafforza la nostra missione educativa».
Secondo il Giornale, il partito islamista in Italia «ha gettato la maschera», esprimendosi in massa per il no al referendum sulla giustizia. «Abbiamo assistito a una mobilitazione che raramente ricordiamo: non c’è stata nemmeno per il referendum indetto da Maurizio Landini, che in teoria avrebbe dovuto riguardarli».