DAFDAF – Pesach, ovunque

Sulla copertina del numero 166 di DafDaf compaiono una bottiglia di vino e un pacchetto di azzime, immagine con cui abbiamo scelto di aprire il numero di marzo del giornale ebraico dei bambini, chiuso prima di Purim. Una scelta resa necessaria dai tempi editoriali, utile a far arrivare ai giovani lettori contenuti sulle feste di questo periodo. Le vicende di un elefante di nome Esther, in occasione di Purim, si sono trovate a convivere con la festa successiva, anche se Pesach era ancora lontana. DafDaf proponeva quindi anche qualche pagina di curiosità: come si festeggia nei paesi del mondo, che succede intorno alla tavola del seder? Zaini che portano matzot, federe pesanti, cipolle volanti e ragazzi che bussano alla porta. Dai pesci che nuotano in mezzo al tavolo al pavimento allagato le usanze più peculiari portano i lettori del giornale ebraico dei bambini in un giro virtuale del mondo ebraico.

Buona lettura!

Ada Treves

Pesach, ovunque

È ancora presto: siamo solo a marzo e Pesach quest’anno inizia ad aprile, ma possiamo intanto toglierci qualche curiosità…

Ogni famiglia ha le proprie tradizioni, ricette, abitudini, sapori che è bello ritrovare di anno in anno, profumi e melodie. Non solo uguali per tutti, questo è ovvio, ma quanto può essere diverso, da un posto all’altro, il seder?

In Siria alcuni aggiungono un gesto simbolico al seder: mettono della matzah in uno zaino, che mettono in spalla, in modo da evocare la partenza frettolosa dall’Egitto.

La maggior parte degli ebrei originari di Afghanistan e Iran vivono altrove, ma molti ebrei sefarditi della regione persiana mantengono anche una tradizione piuttosto curiosa: quando arriva il momento del “Dayenu”, la canzone che elenca i miracoli affermando che ognuno di essi sarebbe stato sufficiente, alcuni evocano le immagini degli schiavi che venivano picchiati e frustai lanciandosi addosso grossi porri o cipolle verdi.

Per gli Abayudaya, gli ebrei dell’Uganda, Pesach ha un significato particolare: hanno riconquistato la libertà di praticare l’ebraismo solo recentemente, dopo anni di divieto. La festa è quindi legata in maniera molto forse all’idea della liberazione: motivo per grandi festeggiamenti.

In Romania durante il seder, alla frase “eravamo schiavi del faraone”, alcune famiglie riempiono una federa di oggetti pesanti e a turno ci si alza e la si fa girare attorno al tavolo.

Nello Yemen per la comunità Adeni le uova, cucinate in mille modi diversi, erano il piatto principale del seder, simbolo di vita.

In Polonia alcune famiglie rappresentano la traversata del Mar Rosso durante il seder arrivando a versare dell’acqua sul pavimento per rendere l’esperienza più reale.

Gli ebrei in India aggiungono al seder la “Coppa del Faraone” il vino viene versato dalla coppa del Faraone a tutte le altre, simboleggiando la diminuzione del suo potere.

A Gibilterra quando preparano il charoset (che ricorda la malta usata in Egitto), alcune famiglie rispettano la traduzione in maniera rigorosa e aggiungono vera polvere di mattone alla miscela di frutta e noci.

In Georgia durante il seder un ragazzo bussa alla porta e quando il padrone di casa chiede “Chi sei?” risponde: “Sono un ebreo che lascia l’Egitto”.

Alcune comunità in Tunisia, mettono un pesce vivo in una ciotola d’acqua sulla tavola del seder, simbolo di protezione divina e di abbondanza.

In Ungheria si segue fedelmente il testo anche dove si suggerisce che gli egiziani avessero dato oggetti preziosi agli ebrei per corromperli e accelerare l’esodo… la tavola viene decorata con gioielli in oro e argento.

In Turchia ognuno prende un rametto di prezzemolo e recita un verso in arabo. A ogni parola che viene pronunciata, sempre tenendo il prezzemolo in mano, si augura agli altri ospiti un anno pieno di benedizioni.