DAFDAF – Volare alto
Una copertina rarefatta, un titolo semplice: il nuovo numero di DafDaf si apre con una illustrazione di Margaryta Winkler, tratta da Tornando a casa – l’albo senza parole pubblicato da orecchio acerbo che torna a chiudere il giornale ebraico dei bambini, sull’ultima pagina, con l’immagine di due cicogne che provano a ricostruire ancora una volta il proprio nido.
Il titolo, “volare alto”, vuole essere sia un invito (e una speranza) che un richiamo ai contenuti del nuovo numero, interamente dedicato alla paura e alla guerra, argomenti difficili quanto inevitabili, fra avvoltoi e cicogne.
Una scelta chiara, fatta sin dai primi numeri, nell’autunno del 2010, quando il giornale muoveva i primi passi: DafDaf – mensile arrivato con questa uscita al numero 167, più di quindici anni di impegno – non ha mai nascosto gli argomenti difficili sotto il tappeto, anzi, ha organizzato incontri dedicati proprio a come si può “Dire l’indicibile” ai bambini. E questo mese era necessario provare ad affrontare la paura tentando, grazie alla collaborazione e ai regali generosi di alcuni amici storici del giornale, di “volare alto”.
Perché, ci ricordano Sara Di Matteo e Giulia Ceccarini, autrice e illustratrice di Il litigio litigato, di Topipittori, esistono i litigi normali, quelli che servono a dire cosa si prova e poi magari a fare pace, e poi esiste il Litigio Litigato, cioè un litigio che si attacca a un altro litigio e poi a un altro ancora, finché tutto si aggroviglia e nessuno si ricorda più perché si è cominciato. A quel punto il litigio non serve più a capirsi, va avanti da solo, senza memoria e senza scopo: un litigio litigato è la guerra. Nell’albo ci sono i Piccoli Litigi, Uffa e Grattacapo, ma anche Malincuore e Pasticcio da poco, e il Vecchio litigio che spiega: «Qualcosa si può fare: per esempio ricordarsi di ascoltare, allenarsi a ricordare. Ecco, questo sì, si può fare».
E già alla fine degli anni Cinquanta una canzone – testo di Italo Calvino e musica di Sergio Liberovici – parlava della guerra e, pur senza nominarla ne invitava il simbolo, l’avvoltoio, a volare via. Calvino, autore di Dove vola l’avvoltoio e anche di altre canzoni per i Cantacronache, ha scritto un testo che è quasi una filastrocca, pensato per essere cantato e compreso da tutti, usando parole semplici e immagini forti e chiarissime. È il suo mondo: ci sono l’attenzione ai deboli, il rifiuto della guerra, un’ironia amara e grande precisione nelle parole. Riesce a dire cose complesse con frasi semplici e quelle che sembrano canzoni popolari dentro hanno storia, politica, memoria e scelte morali. Un’occasione anche per raccontare ai giovani lettori di DafDaf la storia del gruppo di musicisti, scrittori e intellettuali che intorno alla fine degli anni Cinquanta volevano riportare la canzone italiana alla realtà, alla storia e alla politica. Era una sorta di laboratorio: si studiavano i canti popolari, la Resistenza, la satira politica, la canzone francese, Bertolt Brecht… L’idea era che la canzone potesse essere uno strumento civile, capace di raccontare fatti contemporanei, ingiustizie, storie di lavoro, appunto, di guerra, e memoria.
È ora di tornare a cantare.
L’albo di Margaryta Winkler, Tornando a casa, non solo apre e chiude il numero 167 di DafDaf, ma permette di raccontare la storia dell’autrice: illustratrice e graphic designer ucraina vive ora negli Stati Uniti, lontana dal suo paese in guerra. Ha spiegato che “Le cicogne bianche in Ucraina sono simbolo della primavera, della pace e del benessere. Non si spaventano facilmente, tornano sempre là dove hanno fatto il nido. Se è stato distrutto, lo ricostruiscono. Se intorno ci sono esplosioni, le ignorano. La cicogna bianca deve tornare a casa. Spero di poterlo fare anch’io”. E con Tornando a casa racconta di uno stormo di cicogne in volo: il primo lembo di terra che avvistano è una lingua di sabbia sul Mar Nero. La guerra ha portato vicino all’estinzione moltissime specie animali, decine di borghi sono rimasti sommersi quando è stata fatta saltare la diga di Kakhovka, e ci sono enormi campi minati. In Ucraina la guerra ha fatto danni enormi, ed è impossibile sapere quante vite sono state perse. Ma le cicogne, come il popolo ucraino, non si arrendono. Anche se hanno paura.
Perché le paure esistono, è inutile nasconderle, e la guerra è inevitabile faccia paura: Erich Kästner, lo scrittore tedesco autore di Emil e i detective, La doppia Carlotta, La classe volante e Il 35 maggio, ha scritto anche un libro che si intitola La conferenza degli animali. Lo ha scritto per una sua amica ebrea che sapeva benissimo quanto si soffre durante le guerre: è una storia in cui gli animali, stufi dell’imbecillità degli uomini, si riuniscono e decidono che le guerre devono finire. E fanno di tutto per impedirle.
Ma, lo sappiamo bene, le guerre non sono finite e la paura resta. Ma un po’ di paura può essere utile, a volte, come spiegava rav Eliahu Dessler: ci ricorda che esistono cose importanti che non vogliamo perdere. Aggiungeva poi che non bisogna avere paura di avere paura, e non bisogna neanche vergognarsene perché la paura è anche un segno che noi sappiamo che il mondo potrebbe essere migliore di così. Abbiamo paura perché sappiamo che potrebbe esistere un mondo senza guerre e sappiamo che gli imbecilli dovrebbero stare al loro posto, senza fare lavori che fanno male a loro e agli altri. Abbiamo paura perché sappiamo che il bene è possibile, e abbiamo paura che arrivi troppo tardi.
Per questo abbiamo paura. E proprio per questo dobbiamo farci coraggio.
E volare alto
Ada Treves