DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 31 marzo 2026
Con 62 voti a favore e 48 contrari il Parlamento israeliano ha approvato la legge che introduce la pena di morte per atti di terrorismo. L’iniziativa è passata con il sì del primo ministro Benjamin Netanyahu e «nonostante le proteste dell’Italia con la Francia, la Gran Bretagna e la Germania», come riporta tra gli altri il Corriere della sera, segnalando come la sua formulazione possa «di fatto» riguardare i soli cittadini palestinesi. Repubblica la definisce una «legge draconiana» e una vittoria degli estremisti. Il provvedimento, informa La Stampa, «ha suscitato forti critiche da parte dei parlamentari dei partiti arabi e di organizzazioni ebraiche per i diritti umani, che ne contestano l’etica e l’efficacia». La nuova legge, viene spiegato, «potrebbe ancora essere rivista o annullata dalla Corte Suprema israeliana».
Sui giornali, oltre agli aggiornamenti sul conflitto, continua a tenere banco il “caso Pizzaballa”. Per Fiamma Nirenstein (Il Giornale), la reazione degli organi di stampa alla vicenda «è stata paradossale, e ha riflettuto speriamo in modo evidente il gioco di fantasia antisemita cui assistiamo dal 7 ottobre: una difesa immaginaria di poveri perseguitati deboli e indifesi che si trasforma invece in aggressione contro gli ebrei». Nel caso in questione, scrive la giornalista, «la quinta immaginaria è stato uno scenario da cui è assente l’Iran e il suo bombardamento e appare un mostro sionista anticristiano». Il Foglio si pone tra gli altri un interrogativo e si dà anche una risposta: «Davvero l’indignazione deve avere voce solo perché al Patriarca cattolico di Gerusalemme viene impedito d’entrare in chiesa la Domenica delle Palme? Il presidente israeliano si è scusato, la Polizia ha rilasciato un comunicato dove chiarisce quanto accaduto. Netanyahu ha assicurato che al Santo Sepolcro si potrà entrare. Non è proprio il canovaccio seguìto nei paesi dove la libertà religiosa è minacciata per davvero».
Per Aldo Cazzullo (Corriere), «Pizzaballa non è affatto nemico di Israele, legge e parla l’ebraico, è un amico del popolo ebraico, non merita di essere trattato così». Cazzullo scrive di non “riconoscere più” una parte di Israele, chiedendosi dove siano finiti «i tantissimi israeliani che credevano nella pace e nella convivenza». Per Ugo Volli (Il Riformista), «il tentativo di mettere in cattiva luce Israele è chiaro, anche se spesso Pizzaballa rivendica con gli interlocutori ebrei di essere amico del loro popolo: vi è una campagna continua di cui lo scandalo montato sul Santo Sepolcro è l’ultimo episodio». Secondo Volli, «il dubbio è solo se sia una posizione personale del Patriarca o se essa esprima soprattutto la tradizionale diffidenza del Vaticano per lo Stato di Israele». L’inviato di Repubblica scrive di essere riuscito ad accedere tre volte in poche ore alla sala di preghiera del Wilson’s Arch nell’area del Kotel. «Al contrario, tutte e tre le volte abbiamo trovato chiusi i portoni del Santo Sepolcro, dove gli agenti all’ingresso non ci hanno lasciato passare. Lo stesso quando abbiamo tentato di avvicinarci alla Spianata delle Moschee».
«Nelle carceri iraniane nel 2025 sono finiti 254 cristiani, arrestati per motivi legati alla loro fede», riporta Libero. «L’anno precedente ne erano finiti dietro le sbarre 139, circa la metà. Dall’inizio della guerra dei Dodici giorni, la persecuzione nei confronti dei “miscredenti” si è intensificata con il passaggio dalla giurisdizione del ministero dell’Intelligence e della Sicurezza a un’attività sempre più frequente dei Guardiani della Rivoluzione».
«Essendo araba, cristiana e cittadina israeliana, la guerra in corso è per me una ferita», dichiara ad Avvenire la 64enne Margaret Karram, da poco confermata alla guida del movimento dei Focolari. «Ciò nonostante, cerco di fare tutto quel che posso per essere, io per prima, strumento di pace».