DAI GIORNALI DI OGGI – Bokertov 1 aprile 2026

Sui quotidiani italiani continua il confronto sulla controversa legge israeliana sulla pena di morte, tra critiche giuridiche, allarmi politici e divisioni interne. A Gerusalemme, riporta la Repubblica, la protesta contro la norma è finita con l’intervento della polizia: manifestanti davanti alla Knesset sono stati dispersi con gli idranti. Intanto la legge, già approvata, è destinata a uno scontro legale: sono stati presentati ricorsi alla Corte Suprema contro una misura ritenuta discriminatoria perché colpisce di fatto solo i palestinesi. «Brindisi per il patibolo», titola La Stampa, raccontando la celebrazione del ministro dell’estrema destra Itamar Ben-Gvir, che ha festeggiato l’approvazione con spumante e una spilla a forma di cappio, suscitando indignazione nell’opposizione. Il Sole 24 Ore sottolinea come le proteste si siano estese ai Territori palestinesi, dove il movimento Fatah ha indetto uno sciopero generale. Sul piano internazionale, le reazioni sono state molto dure, scrivono Sole 24 Ore e Stampa: Onu e Ue hanno parlato di norma «profondamente discriminatoria» e di «grave regressione», mentre la Spagna accusa: «È un altro passo verso l’apartheid». Anche dal mondo arabo sono arrivate condanne, fino a evocare il rischio di «crimine di guerra».
Per il Foglio le critiche Ue alla pena di morte sarebbero credibili solo se l’Europa non «elargisse mezzo miliardo di euro all’anno» a strutture come l’Unrwa, accusate dal quotidiano di legami con Hamas e di alimentare un sistema educativo che «insegna ai bambini a diventare terroristi e a uccidere gli ebrei».

«La sua palese illegalità fornisce validi motivi per annullarla, riportando Israele al punto di partenza e danneggiando la reputazione internazionale del Paese», osserva il giornalista israeliano Amit Segal a La Stampa, sottolineando i rischi giuridici e politici della norma. Secondo Segal, la legge può rivelarsi un boomerang, mentre per l’associazione per i diritti civili Acri è apertamente incostituzionale: viola diritti fondamentali, introduce una distinzione tra israeliani e palestinesi e potrebbe configurare «un’annessione di fatto» della Cisgiordania, oltre a entrare in contrasto con il diritto internazionale. Lucia Capuzzi su Avvenire parla di “vendetta legalizzata”. Il Foglio giudica la legge israeliana sulla pena di morte «sbagliata», sia perché «la pena di morte non è mai la soluzione a un problema», sia perché «sarà applicabile, di fatto, solo ai terroristi palestinesi», risultando quindi discriminatoria. Allo stesso tempo, il quotidiano avverte: «È insensato valutare il tasso di “democraticità” di un paese in base all’applicazione della condanna capitale», sottolineando che la critica alla legge non deve trasformarsi nella delegittimazione di Israele né nella giustificazione del terrorismo. Per lo storico israeliano David Elber, intervistato dal Riformista, il provvedimento nasce dal trauma del 7 ottobre ma resta controverso e incerto: «Il dibattito è molto acceso e il Paese si è spaccato», e soprattutto «è prematuro parlare di applicazioni concrete», perché la legge non è ancora pienamente definita né operativa.

«Libano, l’obiettivo di Israele: occupare fino al fiume Litani», titola il Corriere della Sera. «Raderemo al suolo le case sul confine, non permetteremo ai 600 mila abitanti di tornare fino a quando non ci sarà calma per gli abitanti della Galilea», ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir sostiene l’invasione, scrive Avvenire, ma ha avvertito che le forze armate non hanno abbastanza effettivi per gestire tutti i fronti aperti, con l’esercito ancora posizionato nel 53% di Gaza. Il primo ministro Benjamin Netanyahu «nel frattempo non vuole rischiare di perdere gli alleati ultraortodossi imponendo la coscrizione agli studenti delle scuole rabbiniche», aggiunge il Corriere. L’analista Ofer Shelah avverte sul quotidiano Yedioth Ahronoth che il governo rischia di infilarsi nello stesso «pantano» libanese del passato, con la memoria «corta o distorta» su cosa causò il ritiro del 2000.

«Andate a prendervi il vostro petrolio» e «dovrete imparare a difendervi da soli», ha minacciato il presidente Usa Donald Trump, accusando Europa e Regno Unito di non aver partecipato allo sforzo militare contro l’Iran. Allo stesso tempo Trump ha rivendicato i risultati della campagna militare: Usa e Israele avrebbero «decimato» l’Iran e «la parte difficile è fatta» (Corriere e Repubblica). Il Wall Street Journal, ripreso dal Sole 24 Ore, spiega che Trump starebbe valutando di rinunciare alla riapertura di Hormuz come precondizione, lasciando il nodo agli europei. Il segretario alla Difesa Hegseth ha definito i prossimi giorni «decisivi» e le trattative con Teheran «molto reali», mentre i B-52 americani hanno volato per la prima volta sull’Iran.

L’Italia ha negato l’uso della base di Sigonella a due bombardieri statunitensi diretti verso il Medio Oriente: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato di aver fatto rispettare gli accordi, che consentono l’uso delle basi solo per attività tecniche o già autorizzate dal Parlamento. Il governo ha escluso tensioni con Washington: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di rapporti «solidi», mentre anche fonti americane hanno minimizzato, sottolineando che l’Italia continua a garantire supporto logistico e diritti di sorvolo, scrivono Corriere e Giornale. Il caso si inserisce però nel clima di irritazione tra Trump e gli alleati europei, accusati di scarso impegno nel conflitto. L’esempio è la Francia, che ha deciso di negare il sorvolo del proprio territorio agli aerei statunitensi carichi di armi dirette a Israele. In Italia, le opposizioni chiedono chiarimenti e sollecitano una linea più netta contro l’uso del territorio nazionale in operazioni militari. «L’Italia fornisce attualmente sostegno, garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo per le forze americane», ha dichiarato in una nota il Pentagono (Repubblica).

La giornalista americana freelance Shelly Kittleson, 49 anni, è stata rapita in pieno giorno nel centro di Baghdad da un commando in abiti civili, probabilmente legato alle milizie sciite delle Kataib Hezbollah. Il Corriere della Sera e Repubblica ricostruiscono un’operazione ben organizzata nei pressi del Palestine Hotel, storico albergo dei corrispondenti stranieri: uno dei veicoli si è ribaltato durante l’inseguimento e un rapitore è stato arrestato, ma secondo il ministero degli Interni iracheno la giornalista sarebbe stata trasferita su una seconda auto e portata fuori Baghdad. Kittleson, esperta di Medio Oriente, collabora con Bbc World, Politico, Foreign Policy e media italiani tra cui il Foglio e l’Ansa.

Il no di Roma all’uso di Sigonella ha riportato alla memoria il caso del 1985, quando il governo guidato da Bettino Craxi si oppose agli Stati Uniti sulla gestione dei terroristi palestinesi della nave Achille Lauro – a bordo fu ucciso il passeggero statunitense Leon Klinghoffer, ebreo e disabile su una sedia a rotelle -, rivendicando la giurisdizione italiana. Il Corriere intervista la figlia di Craxi, che dichiara «Quel “no” all’America fu un atto patriottico» e poi sostiene che il padre «convinse Arafat ad abbandonare la lotta armata e l’Olp non era Hamas. Craxi era un uomo dell’Occidente. Amico di Israele, a cui riteneva andasse garantito il diritto di vivere in sicurezza ma solidale pure con le istanze del popolo palestinese».

Sulle pagine di Domani l’ex vicesindaco di Milano propone di istituire il 10 giugno come giornata nazionale in memoria delle vittime del fascismo, legandola all’assassinio di Giacomo Matteotti. L’obiettivo è affiancare alle celebrazioni del 25 aprile e del 2 giugno una ricorrenza dedicata a «tutte le vittime e i perseguitati del regime», come momento di memoria collettiva e di impegno contro ogni ritorno di autoritarismi.