LIBRI – Il Levitico raccontato dal rabbino Sacks
È da alcuni giorni in libreria Levitico: il libro della santità, la terza uscita della collana Alleanza & Conversazione con i commenti sulla Torah del rabbino inglese Jonathan Sacks, pubblicati dall’editore Giuntina. Per l’autorevole maestro scomparso nel 2020, di cui Giuntina ha pubblicato anche i saggi Non nel nome di Dio e Moralità, sul fondamentalismo religioso il primo, sul necessario ristabilimento del “bene comune” il secondo, il fatto che Vayikrà-Levitico sia il libro centrale del Pentateuco lo rende il più importante in assoluto, «l’asse sul quale ruota tutta la Torah» e di conseguenza un testo cardinale della tradizione. È qui d’altronde che per la prima volta «leggiamo il precetto di “amare il prossimo come te stesso”, il quale costituisce la sorgente di un principio morale anche maggiore, “amerai lo straniero come te stesso, perché fosti straniero in Egitto”» su cui si fonda la solennità di Pesach. È inoltre il Levitico, prosegue Sacks, a prendere posizione «contro la psicopatologia dell’odio e della violenza» mettendo al bando vendetta e rancore.
Santità, sacrificio, purità. Sono questi gli argomenti di Vayikrà, forse il testo più equivocato della Torah. «Che la dimensione del rituale se la sia passata male in Occidente è una delle ragioni per cui ci sembra un libro tanto strano e distante», osserva al riguardo Sacks. La fede nella visione ebraica non è però né magia né una sorta di “tecnologia” di un mondo precedente la rivoluzione tecnologica, puntualizza subito dopo l’ex rabbino capo d’Inghilterra e del Commonwealth. «Serviamo Dio non per avere successo ma per stargli vicino, dal momento che Egli è chiarezza in un mondo di confusione, vita in un modo troppo spesso ossessionato dalla morte, presenza duratura nel mezzo del cambiamento», sottolinea. In quest’ottica, prosegue Sacks, il rituale crea un’identità collettiva ed è un concetto-pilastro essendo l’uomo un’animale sociale e dipendendo la profondità e l’ampiezza di questa sua socialità «dalla nostra capacità di pregare insieme, riconoscere le nostre mancanze insieme e celebrare insieme».