DAFDAF 167 – Volare alto

Come ho scritto presentando l’ultimo numero del giornale ebraico dei bambini, il 167, le paure esistono, è inutile nasconderle. E la guerra è inevitabile faccia paura. Erich Kästner, lo scrittore tedesco autore di Emil e i detective, La doppia Carlotta, La classe volante e Il 35 maggio, ha scritto anche un libro che si intitola La conferenza degli animali, dedicato a una sua amica ebrea che aveva ben chiare le sofferenze portate da una guerra. La storia racconta come gli animali, stufi dell’imbecillità degli uomini, si riuniscono e decidono che le guerre devono finire. E fanno di tutto per impedirle. Le guerre però non sono finite e la paura resta. Ma la paura può anche avere una sua utilità e rav Eliahu Dessler sottolineava che essa ci ricorda che esistono cose importanti, e che non vogliamo perderle. Aggiungeva che non bisogna avere paura di avere paura, né vergognarsene perché mostra che sappiamo quanto il mondo potrebbe essere migliore. Abbiamo paura perché potrebbe esistere un mondo senza guerre e sappiamo che gli imbecilli dovrebbero stare al loro posto, senza fare lavori che fanno danno agli altri. Abbiamo paura perché sappiamo che il bene è possibile, e abbiamo paura che arrivi troppo tardi. Per questo abbiamo paura. E proprio per questo dobbiamo farci coraggio.
E volare alto.

Ada Treves

Le paure? Facciamoci coraggio

Non so quante paure abbiate voi. Io ne ho parecchie.

Avevo paura del buio. Poi si sono impegnati così tanto per farmela passare che alla fine mi è passata davvero. Peccato che mi siano rimaste la paura della guerra e quella degli imbecilli.

Della guerra non c’è molto da spiegare. Basta aprire un giornale o ascoltare un telegiornale per capire che nel mondo ce ne sono fin troppe. E non è una cosa allegra.

Quando è finita la Prima guerra mondiale, dopo una cosa così terribile, un sacco di persone hanno pensato: basta, non succederà mai più.

Un mio amico di Trieste mi ha raccontato che aveva un conoscente a Vienna che si chiamava Adam. Suo padre gli aveva dato questo nome perché era nato proprio alla fine della guerra. Adam è il nome del primo uomo, e chiamare così un bambino voleva dire: si ricomincia da capo, il mondo riparte.

Poi è finita la Seconda guerra mondiale e di nuovo tantissime persone hanno sperato che fosse davvero l’ultima.

Uno scrittore tedesco molto bravo, Erich Kästner, quello che ha scritto Emil e i detective, La doppia Carlotta, La classe volante e Il 35 maggio, ha scritto un libro che si chiama La conferenza degli animali. Lo ha scritto per una sua amica ebrea che sapeva benissimo quanto si soffre durante le guerre. In questa storia gli animali, stufi della stupidità degli uomini, si riuniscono e decidono che le guerre devono finire. E fanno di tutto per impedirle.

Purtroppo, come sappiamo, le guerre non sono finite. E quindi la paura resta.

E poi c’è l’altra paura: quella degli imbecilli.

In teoria gli imbecilli non dovrebbero fare paura, perché spesso sono solo ridicoli. Il problema è quando qualcuno decide di dare a un imbecille un lavoro importante, un lavoro che non è capace di fare. A quel punto l’imbecille si trova nei guai, perché non è capace ma non lo vuole ammettere. E allora, per nascondere che non è capace, comincia a prendersela con gli altri, a fare il prepotente, a fare danni. E così succede una cosa terribile: un imbecille qualunque rischia di diventare anche cattivo. E a quel punto, sì, fa paura.

Però io non mi vergogno delle mie paure.

Certo, non bisogna farsi comandare dalla paura. Però un po’ di paura può anche essere utile. A volte la paura ci ricorda che esistono cose importanti che non vogliamo perdere.

Questa cosa la diceva un rabbino che si chiamava Eliahu Dessler. Lui non scriveva libri, insegnava parlando. Però i suoi allievi si sono messi a prendere appunti, e alla fine dalle sue parole è venuto fuori un libro lo stesso.

Il rav Dessler diceva che non bisogna avere paura di avere paura, e non bisogna neanche vergognarsene.

Perché la paura è anche un segno che noi sappiamo che il mondo potrebbe essere migliore di così.

Abbiamo paura perché sappiamo che potrebbe esistere un mondo senza guerre.

Abbiamo paura perché sappiamo che gli imbecilli dovrebbero stare al loro posto, senza fare lavori che fanno male a loro e agli altri.

Abbiamo paura perché sappiamo che il bene è possibile, e abbiamo paura che arrivi troppo tardi.

Per questo abbiamo paura.

Ma proprio per questo, facciamoci coraggio.